L I V E – R E P O R T
Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello
Garbo al Legend Club: cinquant’anni di musica senza fronzoli, tra identità e fedeltà a sé stessi
Cinquant’anni di carriera non si festeggiano con effetti speciali, ma con onestà. Almeno, se sei Garbo. Sabato 31 maggio, al Legend Club di Milano, è andata proprio così: niente nostalgia impacchettata, nessuna celebrazione patinata. Solo un concerto autentico, in uno spazio raccolto che ha restituito alla musica la sua dimensione più diretta e umana.
Renato Abate – in arte Garbo – pioniere della new wave italiana, ha scelto di ripercorrere il suo mezzo secolo di attività in un contesto periferico, lontano dal glamour, ma vicino a chi davvero ha seguito (e capito) il suo percorso. Una scelta in linea con tutta la sua carriera: appartata, ma mai assente. E sempre fedele a una poetica personale, lontana dalle mode e dalle scorciatoie del mercato.

Accompagnato da Eugene e Luca Urbani – sodali di lunga data – Garbo ha costruito una scaletta che ha abbracciato l’intero arco della sua produzione, come una linea del tempo. Dai brani storici come A Berlino… va bene, Radioclima e On the Radio, fino ai più recenti Generazione, Nel vuoto e Come pietre. Nessuna sbavatura nostalgica, ma un percorso coerente, in cui ogni pezzo suonava ancora necessario, ancora vivo.
L’elettronica, marchio di fabbrica della sua estetica musicale, è rimasta centrale ma mai sterile: filtrata da nuove sfumature, sempre funzionale al racconto. La voce – calda, piena, sorprendentemente intatta – ha attraversato epoche senza perdere la capacità di colpire.

In sala, un pubblico variegato. Molti ex ragazzi degli anni Ottanta, vestiti in nero e pronti a cantare ogni parola. Ma anche giovani musicisti, curiosi. La partecipazione è stata costante, silenziosa nei momenti più introspettivi, travolgente su brani come Vorrei regnare o Grandi giorni. Garbo non ha mai dato l’impressione di esibirsi per compiacere: ha suonato per condividere.
In uno dei momenti più intensi della serata, l’artista ha chiesto una sigaretta al pubblico e si è acceso una pausa. Un gesto semplice, quasi sfrontato, ma in realtà perfettamente coerente con il tono dell’evento: rilassato, diretto. Un modo per dirci che, dopo cinquant’anni, Garbo può permettersi di prendersi il tempo. E di farlo a modo suo.

Tra un brano e l’altro, poche parole. Niente discorsi preparati, ma osservazioni secche, battute ironiche, riflessioni taglienti. “Avrei potuto diventare ricco, ma ho preferito restare me stesso”. E poi, rivolgendosi ai giovani musicisti: “Non seguite il flusso. Cercate la vostra identità. Non conviene, ma è l’unico modo per restare in piedi.”
Cinquanta anni fa, nel maggio del 1975, un diciassettenne milanese cominciava a registrare le sue prime demo su un registratore a quattro piste. Sei anni dopo, nel settembre del 1981, usciva A Berlino… va bene, nello stesso giorno de La voce del padrone di Battiato. Da allora, Garbo ha pubblicato 23 album, attraversando decenni, stili, epoche, senza mai rinnegare l’intenzione iniziale: fare musica come atto espressivo, non come posa.
Il concerto al Legend Club è stato un atto di presenza. Garbo ha dimostrato che per essere incisivi basta la sostanza. E cinquant’anni dopo quella prima cassetta, lui è ancora qui, fedele al suono, alla parola, e soprattutto alla scelta di restare libero.

Scaletta:
01. Come pietre
02. Sembra
03. Nel vuoto
04. Vorrei regnare
05. Generazione
06. Quanti anni hai?
07. Radioclima
08. On the Radio
09. Cose veloci
10. Moderni
11. Il fiume
12. Up the Line
13. Grandi giorni
14. A Berlino… va bene
15. Vorrei regnare













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