A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

Novara Jazz Festival, edizione 2025, si apre non con la musica ma con le parole, quelle preziose di Marcello Lorrai, che ricostruisce la storia del jazz olandese dalle origini ai giorni nostri. Ricordiamo che “il focus” sul jazz dei Paesi Bassi, è il filo conduttore del Festival di quest’anno, curato dal direttore artistico Corrado Beldì e con alcune produzioni da Enrico Bettinello di We Start – Centro Produzione Musica Piemonte Orientale. Alla Galleria Giannoni nel cuore della città Lorrai, in poco più di un’ora, ricostruisce le fasi che hanno portato il jazz olandese al centro della scena europea, a causa di una serie di circostanze storiche, ma anche geografiche, come l’estrema vicinanza dell’Olanda alla Gran Bretagna e la ridotta estensione del suo territorio, facendo sì che l’incontro tra musicisti e gruppi fosse, sin dall’inizio, estremamente facilitato. Naturalmente non si tratta solo di questo, ma anche, per esempio, di casualità, come l’incontro di Will Marion Cook, approdato come studente alla corte di Antonin Dvorák, e il successivo l’incontro con Sidney Bechet che nel 1919 si si trovava a suonare ad Amsterdam.

Due uomini sorridono durante un evento artistico, con dipinti colorati sullo sfondo.

Chissà cosa avrebbe pensato Thelonious Monk ascoltando le proprie composizioni, in una landa della pianura padana all’interno di una chiesa cluniacense sconsacrata, suonate al violino da un musicista greco che vive ad Amsterdam? Sarebbe lungo, anche solo riassumere l’intera conferenza di Lorrai, ma certamente è emersa pienamente la ricchezza musicale di un paese la cui estensione è inversamente proporzionale all’importanza del jazz che ha prodotto. La vera parte musicale del Festival incomincia il sabato con George Dumitriu, polistrumentista a cavallo tra jazz, contemporanea, ricerca e improvvisazione e il suo prezioso concerto in solo, dedicato a Monk, presso la chiesa sconsacrata di San Pietro a Carpignano Sesia. Quel che è curioso è che brani, spesso volutamente ironici, divertenti e divertiti, nelle mani di Dumitriu sembrano diventare canoni classici di una musica quanto mai seria se non seriosa. Dumitriu però sceglie di incominciare da un brano dedicato da Monk alla adorata moglie Nellie con note malinconiche e nostalgiche più che evidenti. Molto più pianistica l’interpretazione di Dumitriu quando usa la viola solo col pizzicato e quando indugia a giocare con la cassa armonica dello strumento, come Monk amava giocare amabilmente con la tastiera del suo piano. Un bel concerto che come da tradizione inizia tra “le terre e le acque” della campagna novarese (un territorio che scrisse qualcuno si estende “dal riso al Rosa”).

Un musicista suona al pianoforte in una chiesa sconsacrata, circondato da un pubblico seduto su sedie di plastica. La parete è decorata con affreschi antichi.

La giornata prosegue con un itinerario sulle orme di Alessandro Antonelli, nei luoghi che hanno visto l’operare del grande architetto neoclassico piemontese (il Festival ormai vive in simbiosi con tante iniziative da Jazz Kids a visite a luoghi di particolare pregio artistico). Appunto a Villa Antonelli di Maggiora il trio Doronzo/Moor/Kyriakides con il progetto Futuro Ancestrale e alla sera Raw Fish. Nella mattinata di domenica il duo Lorenzo Simoni (tromba e al flicorno) e Iacopo Teolis (sax alto), sotto la volta della Sala della musica di Villa Picchetta nel cuore del Parco del Ticino, presentano una serie di brevi composizioni tutte giocate sul fraseggio dei due strumenti. Uno di fronte all’altro, come in una sfida dialogante, i suoni cristallini e profondi avvolgono il folto pubblico presente: decisamente adatta questa sala ottagonale sormontata da una lanterna per i suoni dei due strumenti che sembrano percorrere le pareti istoriate con putti e figure in relazione a temi musicali. Gli echi del sax, del flicorno e della tromba si disegnano nell’ampio spazio della sala e sembrano non volerlo lasciare fino al risuonare dell’ultimo armonico. Di straordinaria intensità il brano conclusivo del concerto dedicato al pittore astrattista Mark Rothko.

Un giovane musicista suona il sax in un ambiente elegante, con un'illuminazione morbida e sfondi sfocati che suggeriscono un contesto artistico.

Ancora una residenza di pregio per il concerto del tardo pomeriggio che chiude il primo weekend di Novara Jazz, ovvero Alessandro Fongaro’s Pietre con Alessandro Fongaro (contrabbasso), Nicolò Ricci, Jesse Schilderink (sax tenore e baritono), Giovanni Jacovella (batteria) che suonano nel lussureggiante giardino del Castello di Cavagliano alle porte della città. Un jazz vibrante e con echi melodici ben riconoscibili nei pezzi, pur nella sostanziale libertà delle composizioni: intensi i fraseggi che il sax di Niccolò Ricci intrattiene con quello di Jesse Schilderink. Il gruppo esegue brani nuovi e nuovissimi, alcuni dei quali contenuti nell’ultimo CD, Pietre appunto. Molto interessante il rapporto che Alessandro Fongaro vuole mantenere con la tradizione musicale italiana, sia evocando brani dei grandi cantautori italiani, sia con riferimenti alla tradizione classica. Di particolare fascino il brano “dedicato” al lavoro del leggendario regista cileno Alejandro Jodorowsky. Il jazz, soprattutto quello contemporaneo non può fare a meno di ancorare, per così dire, le sue composizioni a riferimenti certi della cultura, una sorta di omaggio costante alle altre ed alte forme della creatività. Ora non c’è che da aspettare il prossimo weekend “cittadino” che inizia sotto i migliori auspici, giovedì sera, col concerto di pianoforte di Tania Giannouli (qui il report completo del secondo weekend).

Un gruppo di musicisti suona strumenti jazz in un giardino, con gli spettatori che ascoltano in primo piano.
Un relatore discute davanti a un pubblico in una galleria d'arte, con due opere appese alle pareti sullo sfondo.
Un musicista suona il violino in una chiesa con affreschi murali, durante il Novara Jazz Festival, con un pubblico di ascoltatori presenti.
Un pubblico seduto in un cortile durante un concerto all'aperto, con un artista sul palco e una vegetazione lussureggiante sullo sfondo.
Un concerto notturno al Novara Jazz Festival, con tre musicisti sul palco: un uomo alla batteria, una donna al microfono e una musicista con una chitarra. Il pubblico è visibile in secondo piano mentre l'atmosfera è illuminata da luci soffuse.
Un gruppo di ciclisti in abbigliamento da corsa pedalano lungo un sentiero sterrato, circondati da vegetazione verde.
A diverse audience seated on colorful cushions listens intently to a presentation in a beautifully adorned room with historical decor, featuring a musician playing a trumpet.
Quattro musicisti suonano jazz in un giardino, con uno sfondo di alberi e attrezzature audio. Il palco è decorato con il logo di 'novarajazz'.

Foto © Emanuele Meschini


Una risposta a “NovaraJazz Festival 2025 – primo weekend 30.05-01.06”

  1. […] secondo weekend di NovaraJazz promette bene (del primo ne avevo scritto qui) con due concerti venerdì a cominciare da Gogoducks nel chiostro della Canonica del Duomo, mentre […]

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