R I C O R D I


Il ricordo di Aldo Pedron e Salvatore Setola

«Ho incontrato più di una volta Aldo Pedron, uno dei fan più affezionati dei Beach Boys, ed è un mio amico in terra italiana». Brian Wilson (dalla prefazione di Good Vibrations – La storia dei Beach Boys, di Aldo Pedron e Roberta Maiorano, il primo libro scritto in Italia sul gruppo californiano)

Nell’estate infinita del ’66 (The Endless Summer), lui, Brian Wilson, voleva superare i Beatles, che è come voler andare più veloce di Usain Bolt; Lennon e McCartney si imboscavano in una foresta psichedelica e lui li stanava cavalcando Monteverdi, Gershwin, Mozart e The Four Freshmen.

Lui ossessionato da Revolver, Paul Mc Cartney da Pet Sounds.

Una corsa folle a due, anzi a tre, perché da una parte Paul McCartney, John Lennon, e George Martin, dall’altra il solo Brian Wilson. Autore, scrittore, arrangiatore, produttore e colui che scriveva con una precisione millimetrica capolavori che venivano suonati dall’intero Wrecking Crew (i migliori session men californiani di Los Angeles e dintorni).

Di certo, Brian Wilson però, non aveva un George Martin a dettare certi canoni. Loro i Beatles, sintonizzavano anime e loop su un mondo psichedelico, lui invece incollava le voci e i suoni del mondo dentro cori barocchi: Rubber Soul vs Pet Sounds, oppure Pet Sounds vs Sgt. Pepper‘s Lonely Hearts Club Band, Tomorrow Never Knows contro Good Vibrations, Hey Jude contro God Only Knows, Revolver contro Smile.

Il dilemma della grandezza. Borg o McEnroe, Coppi o Bartali, Mazzola o Rivera, Michelangelo o Raffaello. Nel ’67 arrivò il sergente Pepper a sparigliare i dubbi, qualche mese dopo il Magical Mystery Tour gli bruciò le orecchie, il cuore e pure qualche neurone. Come Ezra Pound con le parole, Brian Wilson cercava una sola canzone – una meraviglia come Strawberry Fields Forever, ma ci arrivarono quegli altri – e mentre la cercava accumulava gemme e perle, zaffiri e diamanti, God Only Knows, Good Vigrations e Wind Chimes, Don’t Talk (Pur Your Head in My Shoulder), In My Room, California Girls, Surf’s Up, Til’ I Die, Wouldn’ It Be Nice, Heroes And Villains e Wild Honey.

Aldo Pedron, Brian Wison e la moglie di Pedron – Montecarlo, 18 Luglio 2005

Da tempo inoltre erano sopraggiunti problemi, la droga, la depressione, le stranezze, le voci e i demoni che gli frullavano in testa, auditory hallucinations (allucinazioni uditive) che lo perseguitavano tutti i giorni dall’età di 25 anni (1967). Segue una reclusione casalinga alla Syd Barrett o alla Peter Green, i girasoli e le lacrime: quelle che si dice versò, imbottito di barbiturici, al primo ascolto di Strawberry Fields Forever (1967). «L’hanno già fatto! L’hanno già fatto!», ripetuto due volte come l’orrore di Kurtz. E poi altri trent’anni, a innaffiare quel cuore di tenebre, fino a fiorire il sorriso più lungo del Novecento. 

Paragonato a Gershwin, Mozart, Beethoven, Brian Wilson (sordo da un orecchio, si dice per colpa del padre padrone che lo menava da piccolo), era ed è tra i più importanti artisti rock in assoluto e di sempre. È stato uno dei più grandi compositori del Novecento.

Se ne va un genio, i demoni cesseranno, la sua musica rimarrà per sempre. A Brian Wilson e ai suoi Beach Boys, LOVE & MERCY!

Aldo Pedron e Brian Wilson, 2005

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