L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Marco Cassé
Davvero affollato e molto atteso il concerto del trio australiano, che ha visto radunarsi davanti al palco principale del Circolo Magnolia un gran numero di persone venute anche da fuori provincia, in primis Bergamo e Brescia. Noi che abbiamo assistito in questa location al recente concerto dei Morcheeba (ne abbiamo scritto qui), dobbiamo rilevare che l’affluenza questa sera è decisamente superiore.
I Glass Beams sono un progetto musicale nato durante la pandemia, grazie al produttore e polistrumentista Rajan Silva nel 2021.

Il volto coperto dei musicisti è senz’altro un aspetto molto intrigante del loro look, anche se non è una novità. Quello che si intuisce è che a suonare siano due uomini, chitarrista e batterista, e una donna, la bassista.
Comunque, nel 2021 viene pubblicato il primo EP, Mirage, il secondo nel 2024, Mahal, viene addirittura pubblicato da Ninja Tune, storica etichetta londinese che annovera nel proprio catalogo artisti del calibro di The Herbaliser, Kid Koala, Amon Tobin…
Sulla rivista Billboard, il mini album raggiunge il 13° posto della classifica degli album di jazz e il 5° nella categoria di jazz contemporaneo!

E veniamo al concerto che si è svolto venerdì 20 giugno. La musica che suona il trio è decisamente intrigante, tutti gli elementi suonano come devono: il groove, il suono del basso molto denso, melodie e riff di chitarra che spaziano dal medio all’estremo oriente, basi di musica elettronica (quella che si ascolta e funziona oggi), una parte visual molto efficace.
Ci si chiedeva quanto sarebbe durato il concerto, dal momento che il trio ha prodotto solo EP, infatti dopo un’ora i musicisti sono scesi dal palco e non sono più rientrati, neppure per un bis.
Tra i brani più ascoltati e noti vi sono Snake Oil e Mirage, che si muovono sinuosamente su dilatate melodie mediorientali. Su di esse i vocalizzi della bassista e del chitarrista aprono a distanze desertiche. È un viaggio che porta davvero molto lontano.
La traccia più celebre dei Glass Beams è però Rasttlesnake, che ha tutti gli ingredienti giusti al posto giusto: melodia orientaleggiante accattivante, ottimo groove, ballabilità.

Ci si chiedeva anche come da due EP il trio avrebbe tratto musica sufficiente per un concerto. È presto detto: Raga Bhairav, ad esempio, è una cover di Charanjit Singh, in cui la base elettronica la fa da padrone. In questo caso il mood rimanda alla trance music e ci ha riportato alla mente alcuni progetti musicali prodotti da Bill Laswell.
Nota a margine. In questi ultimi decenni, l’importanza del produttore spesso surclassa l’apporto creativo dei musicisti stessi.

Se c’è una cosa che colpisce di questo progetto musicale è proprio la semplicità di tutti gli elementi che vengono utilizzati nella composizione dei brani, e al contempo l’estrema raffinatezza del risultato: presi alcuni componenti musicali, questi vengono miscelati in modo che tutto “suoni come deve”.
Un’operazione del genere l’abbiamo molto apprezzata e ne abbiamo scritto qui a proposito del concerto dei Savana Funk. Il trio italiano punta molto sulla ballabilità, l’intensità del groove, le melodie e i riff di chitarra che spaziano dal rock blues al desert rock al Mali blues.
I Glass Beams suonano bene le cose giuste, bisogna vedere per quanto tempo lo faranno.









Photo Ⓒ Marco Cassé






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