R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
A trent’anni dal debutto, i Garbage si affacciano sul presente con un album che è al tempo stesso uno sguardo feroce sul mondo e una dichiarazione di fedeltà alla loro identità sonora. Let All That We Imagine Be the Light è un lavoro che unisce istanze politiche e tensioni interiori, elettronica scura e slanci pop, rabbia lucida e ironia affilata. Nonostante il titolo evochi speranza, il disco si muove su territori inquieti, dove la luce è qualcosa da difendere, più che una certezza da celebrare.
Prodotto da Billy Bush, il disco trova ancora una volta in Shirley Manson una voce narrante potente e disincantata. L’album esplora con forza temi come la crisi climatica, la disillusione politica, la solitudine digitale e la costruzione della propria identità. Le sonorità alternano momenti aggressivi a parentesi più eteree, ma sempre in una coerenza che affonda le radici nell’estetica degli anni ’90, portata però a dialogare con il caos del presente.

L’album si apre con There’s No Future in Optimism, una sorta di chiamata alle armi per tutti coloro che sono disposti a investire nella tenerezza, nella cura reciproca. A differenza dal titolo, la canzone apre con speranza. Chinese Fire Horse segue densa, si muove tra chitarre taglienti e batterie compresse, evocando tensioni ageiste e un senso imminente di rottura. Hold arriva dolorosa ma ugualmente affilata. Le succede Have We Met (The Void), attraversato da un senso di vertigine esistenziale. Una discesa in un vuoto interiore fatto di domande senza risposta. Sisyphu, più delicata, è una riflessione sulla ripetizione, sull’abitudine, sull’assurdità. La produzione qui è ipnotica. Radical è invece una ballata bellissima i cui versi danno il titolo all’album. Il brano ondeggia su tensioni delicate che parlano di lutto e lotta, di amore e salvezza. Love to Give è un’analisi su rifiuto, desiderio e vulnerabilità, un brano struggente in cui i timpani sono utilizzati su synth e chitarre seducenti. Get Out My Face AKA Bad Kitty è giocoso e sfrontato, un mix di ironia e provocazione, tra bassi funky e attitudine rivoluzionarie. R U Happy Now arriva cnica e diretta, mettendo in discussione la felicità come costrutto sociale e personale. Uno dei pezzi più “catchy”, ma anche più amari dell’album, che si chiude con The Day That I Met God. Il finale è una riflessione sul sacro, sull’ossessione, sull’identità.
Let All That We Imagine Be the Light è un lavoro pienamente Garbage: abrasivo, elegante, viscerale. Lontani da ogni tentativo di compiacere o adeguarsi, Manson e compagni costruiscono un album che non fa sconti, né a sé stessi né al mondo. In bilico tra rabbia politica e fragilità emotiva, l’album è un esempio di come si possa continuare a fare musica rilevante, anche dopo decenni, senza perdere la propria voce. Una scossa elettrica nel cuore della tempesta.
Tracklist:
01. There’s No Future In Optimism (03:20)
02. Chinese Fire Horse (04:03)
03. Hold (04:33)
04. Have We Met (The Void) (05:11)
05. Sisyphus (05:11)
06. Radical (04:20)
07. Love To Give (04:24)
08. Get Out My Face AKA Bad Kitty (04:36)
09. R U Happy Now (03:39)
10. The Day That I Met God (05:59)




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