L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Antonio Spanò Greco

The Blues is back in town!

Ho avuto un brivido appena giunto in Piazza Governo a Bellinzona, sono passati cinque anni dall’ultimo festival, poi l’emozione, i ricordi e gli abbracci mi hanno fatto dimenticare gli anni di assenza, mia e del blues, da questa Piazza. La storia ci racconta che tutto iniziò nel 1989, da allora Piazza Blues ha portato in città tutti i più grandi nomi della musica del diavolo, tanto che nel 2010 la Blues Foundation di Memphis ha conferito al Piazza Blues Festival di Bellinzona il prestigioso riconoscimento KBA – Keeping the Blues Alive Award come miglior festival blues in Europa. Nel 2010, dopo ben 22 edizioni, Piazza Blues chiude e solo nel 2015 il blues ritorna in Piazza come Bellinzona Blues Festival per deliziarci con le note del diavolo. Purtroppo, la famosa pandemia costringe la Cooperativa Coopaso a interrompere la propria attività. Solo dopo cinque lunghi anni e la ferma volontà di uno stretto numero di amici e di sostenitori siamo nuovamente in questa splendida cittadina ticinese.

Le serate in musica oltreconfine sono sempre estremamente coinvolgenti e piene di tanta energia positiva, il Festival accoglie persone di ogni età e ballano tutti, ma proprio tutti, dai più piccoli ai più grandi ed è bello vedere che ovunque volgi lo sguardo vedi gente allegra e contenta di condividere le belle melodie che provengono dal palco.

La prima serata del 25 luglio è stata introdotta con il doveroso e sentito omaggio al compianto Marco Marchi, bluesman che a Bellinzona era di casa, attraverso un filmato molto toccante e commovente. Anche durante le esibizioni, Marco è ritornato attraverso i ricordi dei musicisti locali.

Ad aprire le danze ci ha pensato Joe Colombo, chitarrista nato e cresciuto in Ticino, che per lunghi periodi tra il 2004 e il 2013 è stato in tour negli USA accompagnando Terry Evans. In possesso di un’ottima tecnica slide, in trio offre una selezione di brani originali e classici blues dal tiro potente e deciso: novanta minuti circa suonati con maestria e bravura riuscendo nel difficile compito di scaldare e coinvolgere la platea. Platea che va letteralmente in visibilio con la seconda esibizione, quella che vede protagonista Lebron Johnson, cantante italiano di origini nigeriane, nuovo volto della Black Music made in Italy, accompagnato da una band di tutto rispetto capitanata dal chitarrista Andrea Pititto. Lebron sfodera una voce calda e avvolgente, una presenza scenica che coinvolge tutti i presenti e ci porta in un mondo musicale altamente elettrizzante dove blues, soul, funky e rythm and blues si alternano e si amalgamano creando un sound di rara bellezza.

Conclude la prima serata John Jorgenson e la sua Electric Band; John è un chitarrista e polistrumentista statunitense che ha legato il suo nome a gruppi quali Desert Rose Band e Hellecaster e vanta collaborazioni importanti con Earl Scruggs, Bonnie Raitt, Elton John e Bob Dylan. John spazia senza timore, grazie alla sua immensa cultura, tra i vari generi del rock, del country e del blues, proponendo versioni rielaborate di grandi classici del genere con grande maestria e semplicità.

Il ritorno a casa dopo la prima serata è un continuo flashback di quello che ho appena visto e degli show degli anni passati, ricordi e rimandi con il blues odierno in sottofondo. Alla seconda serata ci accoglie un vento che con il tempo diventa fastidioso e abbassa la temperatura di qualche grado, ma i sorrisi e gli abbracci degli amici e soprattutto la musica riescono a scaldarci.

Apre le danze il cantante e chitarrista scozzese Al Brown definito “oltraggiosamente talentuoso” dal magazine Blues in Britain; con il suo stile pulito e raffinato viaggiando tra blues, swing e jazz riesce in maniera delicata e decisa ad accompagnarci al tramonto. La platea gradisce, ballando e accompagnando con le mani le canzoni.

Freddie & The Cannonballs giocano praticamente in casa, la piazza si riempie immediatamente e, dopo il commovente ricordo di Marco Marchi, la band capitanata da Federico Albertoni spara a mille blues dal ritmo incalzante, sostenuto da una sezione ritmica dove lo stesso Federico spadroneggia con il metronomo Roberto Panzeri alla batteria, che non perde un colpo. Mad Mantello alla chitarra e Donato Careghetti alle tastiere accompagnano e inventano soluzioni mai banali con i fiati di Nigel Casey e Olmo Antezena che trasformano lo show in una festa collettiva. Hanno appena vinto il prestigioso Swiss Blues Award 2025 dopo che nel 2021 si sono aggiudicati lo Swiss Blues Challenge che è valso loro il diritto di partecipare all’International Blues Challenge di Memphis raggiungendo le semifinali. Hanno partecipato alla festa in alcuni brani Al Brown e Claudio Egli, mentore delle trascorse edizioni firmate Coopaso, all’armonica, mentre per il gran finale si è aggregato Marcel Aeby, il Jimi Hendrix del Ticino, rendendo l’atmosfera molto calda.

In qualche maniera Freddie e Marcel hanno preparato il terreno per la conclusiva performance di questa prima edizione della nuova formula del Bellinzona Blues Festival: Eric Steckel e il suo blues energico, quasi metal, in un power trio dalle sembianze dilatate e possenti con continui riff di Eric sostenuto da un basso pulsante e da una batteria mai doma. Eric nonostante abbia solo 34 anni, ha alle spalle oltre 25 anni di esperienza sui pachi: nel 2005 è stato chiamato da John Mayall come chitarra solista per il suo album ed inoltre ha condiviso il palco con gente dal calibro di Steve Vai, Gregg Allman, Johnny Winter, Larry Carlton e Robben Ford. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, come per esempio il 10 Future Blues Stars dal Guitar Play Magazine.

In conclusione, è doveroso fare i complimenti a tutta l’organizzazione, a chi ha creduto e sostenuto questo progetto, ai volontari e dulcis in fundo ai musicisti e a tutti quelli che hanno partecipato al Festival. Lunga vita al Bellinzona Blues Festival. The Blues is back in town!!! Per non fermarsi più!

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