R E C E N S I O N E


Recensione di Alessandro Tacconi

Non potrai startene a casa, fratello
Non potrai né collegarti, eccitarti o squagliartela
Perché la rivoluzione non sarà teletrasmessa
(Gil Scott Heron, Revolution will not be televised)

Un album politicamente impegnato non andrebbe plaudito, mai. L’avrete provato anche voi qualche volta alla fine di un concerto, che è stato particolarmente suggestivo e vi ha trasportato in una bolla di emozioni e immagini, come l’applauso risulti così poco elegante e rispettoso. Fa scoppiare la bolla in cui vi eravate immersi. Quel battito di mani vi fa naufragare nuovamente nella realtà. Perché il pubblico ha voluto sottrarsi così velocemente al prolungamento di quell’esperienza?
Un album politicamente impegnato andrebbe meditato. Si dovrebbe porre l’attenzione a quanto vuole dirci. Se facessimo quello che serve non sarebbe necessario ricordarci quello che non stiamo realizzando.
Un album del genere non viene suonato per farci dire: “Ah che bello, mi è proprio piaciuto!”, semmai per farci riflettere sul fatto che ancora una volta il timone della nostra vita e della nostra realtà è altrove.

E allora che cosa c’è da applaudire!?
Non ci saranno immagini di sbirri che sparano
Contro i fratelli con il re-play istantaneo
(Gil Scott Heron, Revolution will not be televised)

Is that jazz? Celebreting Gil Scott Heron di Silvia Bolognesi ed Eric Mingus, pubblicato da Fonterossa, affronta alcune composizioni di uno degli interpreti più critici della società americana: Gil Scott-Heron. Il musicista, poeta e attivista afroamericano non fu l’unico artista a impegnarsi in un periodo bollente per la sua comunità, soprattutto negli anni Settanta. Qui da noi, magari, non lo si conosce così bene.
Il concerto comprende 14 tracce, che gravitano intorno alla celebre Revolution will not be televised suddivisa in cinque parti. L’album, registrato il 28 aprile 2024 al PARC di Firenze, offre un ottimo spunto per farne quindi la conoscenza.
La contrabbassista ha formato un ensemble di dieci elementi che comprende Eric Mingus (figlio di un altro celebre musicista impegnato politicamente per tutta la sua carriera: Charles Mingus), Noemi Fiorucci e Lusine Sargsyan alle voci, Emanuele Marsico alla tromba e alla voce, Isabel Simon Quintanar al sax tenore, Andrea Glockner al trombone, Gianni Franchi alla chitarra, Santiago Fernandez al pianoforte, Peewee Durante alle tastiere, Matteo Stefani alla batteria e Simone Padovani alle percussioni.

La rivoluzione non va meglio con la Coca cola
La rivoluzione non combatte i germi che provocano l’alito cattivo
La rivoluzione vi metterà al posto di guida.
(Gil Scott Heron, Revolution will not be televised)

I musicisti, di diverse età, esperienze professionali e nazionalità hanno affrontato un programma molto vario sotto la guida di Silvia Bolognesi. Gli arrangiamenti dei brani hanno rispettato nello spirito l’autore, ma sono stati trattati con piglio e gusto moderni. Ovvio che si suoni anche funk e che si senta l’anima blues di Gil Scott-Heron, ma il linguaggio resta quello del jazz contemporaneo. Il che significa che può assimilare ogni genere e riproporlo in una chiave nuova eppure nota.
Eric Mingus con il suo vigoroso cantato e declamato si cimenta in diversi brani, a cominciare da Revolution will not be televised o la chiusa rockeggiante del concerto New York is killing me. Madison Avenue scritta come molti altri brani a quattro mani con Brian Jackson sodale del nostro, ha un piglio in apparenza più “sbarazzino” e funkeggiante anche grazie alle voci di Noemi Fiorucci, Lusine Sargsyan ed Eric Mingus. Peccato che il testo sia di questo tenore: “Puoi prendere parte al sogno All-American. Riempi la tua casa con un milione di prodotti che non ti servono. Non devi mai usarli. L’acquisto è tutto ciò che ti viene chiesto.

Home is where the hatred is è piuttosto lirica: si apre con un solo di trombone di Andrea Glockner, cui segue il cantato dolente di Lusine Sargsyan: “Un drogato che cammina nel crepuscolo. Sono sulla via di casa. Me ne sono andato tre giorni fa, ma nessuno sembra sapere che non ci sono più…”. Già il nostro non fece mai mistero della sua tossicodipendenza e anche della depressione.
The Prisoner tratta di libertà e negazione dei diritti individuali. L’arrangiamento è sospeso e scarnificato: il contrabbasso suonato con l’archetto, le percussioni minimali, il pianoforte sbriciola accordi. L’interpretazione lirica e drammatica di Eric Mingus afferra la gola e strappa il cuore dal petto.

La rivoluzione non ti mostrerà immagini di Nixon
che suona la tromba alla testa della carica,
di John Mitchell, del generale Abrams di Spiro Agnew che vanno a mangiare
la trippa di maiale confiscata a un santuario di Harlem
(Gil Scott Heron, Revolution will not be televised)

Un album del genere mi fa riflettere su che cosa sia “Realtà” e come essa sia scomparsa in un giocattolo, che ha uno schermo di pochi centimetri quadrati. Gil Scott Heron raccontava e cantava di quello che accadeva alla sua comunità e al Paese più “democratico del mondo” sotto la guida di politici corrotti.
Oggigiorno stragi e genocidi vengono vomitati dai cellulari a ritmo incessante eppure… I politici europei, a parte quelli spagnoli, non battono ciglio e accettano di buon grado pacche bonarie e sanzioni multimilionarie dal presidente americano.
Scompaiono i concetti di sofferenza ed empatia. Scompaiono quindi sofferenza ed empatia? Certo, sono state derubricate a esperienze visitabili a livello turistico, magari da un’altura da cui si osservano i bombardamenti sulla popolazione inerme.
Le emozioni sono sopravvalutate, quando si ha un buon paio di occhiali. Preferiamo vedere ma non sentire.
Ascoltiamo la musica e il messaggio contenuto in questo concerto dal vivo, ma in fondo non lo sentiamo. Preferiamo applaudire facendo scomparire ogni fonte di disagio e di verità.
In fondo anche questo live fa parte dello show, di cui abbiamo fatto perfino qualche video con l’ultimo modello di iPhone, per poterlo condividere nel nostro “stato” di whatsapp.
Oppure questa volta abbiamo lasciato a casa il cellulare?   


Tracklist:
01. Revolution Will Not Be Televised Part 1 (2:15)
02. Madison Avenue (3:14)
03. Revolution Will Not Be Televised Part 2 (2:16)
04. Shut ‘Em Down/Conduction Moment (7:10)
05. 1980 Impro Version (3:29)
06. Home Is Where The Hatred Is (5:09)
07. Revolution Will Not Be Televised Part 3 (0:57)
08. The Prisoner (6:37)
09. Vildgolia (Deaf, Dumb & Blind) (6:22)
10. Revolution Will Not Be Televised Part 4 (0:53)
11. Lady Day & John Coltrane (4:42)
12. We Almost Lost Detroit (10:08)
13. Revolution Will Not Be Televised Part 5 (2:35)
14. New York Is Killing Me (encore) (4:32)

Foto ©

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