R E C E N S I O N E
Recensione di Sabrina Tolve
Con Lonely Island, Yumi Ito si mette a nudo, più che in passato. Questo sesto album da solista segna una scelta artistica forte: voce e pianoforte da soli, niente ensemble, niente orpelli, per creare un’esperienza musicale che suona come una conversazione intima tra artista e ascoltatore. È un lavoro che parla di vulnerabilità, presenza e sincerità, quasi come se fossimo seduti con lei in sala prove o davanti al camino.
La produzione è spartana ma curata; il disco è stato registrato in Ticino, in uno studio isolato, con produzione affidata a F(L)INTA creatives – un collettivo che include persone donne, lesbiche, intersex, non-binarie, trans, agender, che contribuiscono a dare al progetto una dimensione inclusiva. Ito ha scelto dieci brani – canzoni sue già esistenti che considera desert island songs – e li reinterpreta completamente con solo pianoforte e voce. Il risultato è un album contemplativo, in cui le imperfezioni sono parte della bellezza, e l’ascolto diventa un rituale quasi meditativo.

Il disco si apre in maniera soffice e interrogativa con What Seems to Be, un pensiero appena affiorato, un invito ad entrare nel suo spazio interiore. Segue Little Things, un canto dedicato ai dettagli quotidiani: il pianoforte scandisce il ritmo della memoria, la voce accarezza e mette in luce la delicatezza dell’ordinario. Is It You è invece una domanda che rimane sospesa. Qui emerge la vulnerabilità, con pause e silenzi che amplificano l’incertezza. Questo è assolutamente il mio brano preferito dell’album. C’è poi Rebirth, che porta con sé un’atmosfera vera di rinascita e trasformazione: il pezzo cresce lentamente, passando dalla fragilità a una sottile forza luminosa. Stardust Crystals è la traccia visionaria e onirica del disco, e sembra dipingere scie di luce in un cielo notturno. La voce si fa rarefatta e scintillante. Il sesto brano, After The End, è una meditazione quieta e malinconica. Il pianoforte qui respira con ampie pause. Old Redwood Tree mantiene la stessa vibrazione evocativa ed è forse il brano più contemplativo dell’album. Abbiamo poi Seagull che è una canzone leggera in grado però di tracciare distanza e solitudine, e Love Is Here to Stay, una traccia ferma e solida, senza fronzoli. Tiki Taka è la chiusura giocosa, quasi improvvisata. Dopo tanta introspezione, lascia un sorriso ironico e leggero, spezzando la tensione con un ritmo vivace.
Lonely Island è probabilmente il disco più coraggioso di Yumi Ito finora: sfida sé stessa a lasciare andare ogni protezione, ogni arrangiamento sicuro, per rimanere con l’essenziale. E questo non vuol dire semplicità facile, ma rivelazione di ciò che serve davvero: una melodia che regge, una voce che espone, un pianoforte che accompagna senza coprire.
Per chi già apprezza Ito sarà una conferma del suo talento nel trovare spazi emotivi profondi; per chi si avvicina ora, Lonely Island è un invito a rallentare, ascoltare, entrare in una stanza silenziosa dove ogni suono è necessario. Un disco che diventa compagnia, conforto, ma anche specchio, in cui trovare frammenti di sé.
Tracklist:
01. What Seems to Be
02. Little Things
03. Is It You
04. Rebirth
05. Stardust Crystals
06. After The End
07. Old Redwood Tree
08. Seagull
09. Love Is Here To Stay
10. Tiki Taka
Photo © Mady Lykeridou






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