R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Les voy a hacer una historia
Hacer una historia
De la inmensidad del llano,
Para dejarle un recuerdo
Ay un recuerdo
A toditos mis paisanos
(Francisco Montoya, Apure En Un Viaje)
The Billia Session il nuovo lavoro del trio Gulliver, alla terza prova dopo Extrema Ratio (2016) e Gulliver (2022, leggi qui), incontra il sassofonista Roberto Ottaviano. Il lavoro è stato prodotto meritoriamente da Dodicilune.
L’album contiene dodici tracce registrate presso il Grand Hôtel Billia di Saint Vincent (AO) in occasione del 44° Open Papyrus Jazz Festival 2024.
Dalle cime delle Alpi il quartetto lancia una volta ancora il proprio messaggio di fratellanza e pace, di comunione tra tutti gli esseri umani.

Il filo rosso del lavoro del quartetto è la messa in campo di uno sguardo che abbraccia musiche geograficamente distanti, che proprio per questo suonano davvero bene insieme.
Viaggiatori da sempre Massimo Barbiero alla batteria, percussioni e marimba, Maurizio Brunod alle chitarre, Danilo Gallo al contrabbasso, flauto e balalaika basso e Roberto Ottaviano al sassofono soprano.
Un viaggio per cui è un piacere prendere la cartina geografica e scoprire da dove provengano le musiche suonate egregiamente in The Billia Session: Grecia, Finlandia, Spagna, Palestina, Turchia, Venezuela, Polonia, Cile, Etiopia.
I musicisti hanno miscelato i colori e i sapori di queste nazioni con piglio eclettico e curioso, mai autoreferenziale né accademico. Si respira in ogni brano una dolce sorpresa sospesa, l’attesa di un incontro che ha dato buoni frutti: incontro di varia e meravigliosa umanità. Nessuna disprezzabile a ragione della propria provenienza.
Gli strumentisti, da navigati viaggiatori non si fanno problemi quanto allo stile da utilizzare. Se è la lingua dei mondi che è usata, allora suonano ogni idioma musicale possibile: il moderno si mescola con l’antico, il tradizionale con il rock, quella di ricerca con la popular music. Album complesso e al contempo estremamente fruibile e godibile.
Ciascuno di loro con sapienza gestisce con misura i propri strumenti: Massimo Barbiero non ricerca solo il ritmo ma anche la melodia di batteria e percussioni; Maurizio Brunod alle chitarre riesce a essere sia astratto che estremamente lirico; Danilo Gallo si prende gli spazi necessari perché il suo basso sia comprimario dei suoi colleghi; Roberto Ottaviano passa con pari agilità dalle melodie cantabili alle improvvisazioni più audaci.
Il fine di questo lavoro è l’incontro con gli tutti gli esseri del creato, magari anche con gli Houyhnhnm (la penultima traccia dell’album s’intitola appunto Houyhnhnm/Palestine Song), una razza di cavalli molto saggi, che Gulliver incontra nella sua quarta e ultima avventura, descritta da Jonathan Swift. A contrapporsi a queste creature pacifiche gli umani Yahoos, che vivono selvaggiamente e in schiavitù (delle proprie passioni e bramosie?).
Si tratta di un album politico? Crediamo che sia così. Se in 55 minuti di musica possiamo abbracciare latitudini tanto vaste, significa che lo spazio fisico è senz’altro relativo, meno di quello mentale, che pare contenere distanze siderali a ragione di pregiudizi e ignoranza.
Un album che è un canto di pace?
Se grazie alla conoscenza delle culture altrui abbatti il muro dell’ignoranza, allora The Billia Session del trio Gulliver insieme a Roberto Ottaviano lo è senz’altro.
Il popolo unito non sarà mai vinto!
In piedi, cantiamo,
ché andiamo a trionfare.
Avanzano già le bandiere dell’unità,
e tu verrai marciando insieme a me,
così vedrai il tuo canto e la tua bandiera fiorire:
la luce di una rossa aurora
annuncia già la vita che verrà.
(Sergio Ortega e Quilapayún, El Pueblo Unido)
Tracklist:
01. Sèikilos
02. En Voi Sua Unhoitaa Poies
03. Nanita Nana
04. Lilliput – Palestine Song
05. M1s1rl1
06. Brobdingnag – Palestine Song
07. Apure En Un Viaje
08. Kinder-Yorn
09. Laputa – Palestine Song
10. El Pueblo Unido
11. Houyhnhnm – Palestine Song
12. Ethiopian Song




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