L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore © Daniela Pontello
Il secolo scorso iniziava con suoni di sirene e allarmi antiaerei e altrettanto accade con il concerto di Vinicio Capossela presso la Sala Verdi del Conservatorio a Milano domenica 19 ottobre di questo, ormai non più, inizio di XXI secolo.
Fragoroso e roboante l’applauso del pubblico che accoglie dapprima la ciurma musicante della nave in bottiglia e poi il comandante-cappellaio matto (visti i diversi copricapo indossati durante la performance) dell’imbarcadero.
Laggiù sul campo di battaglia, Bardamù–Louis-Ferdinand Céline, il più nero (politicamente) degli scrittori francesi, si trovava perché si era si arruolato, andava a combattere, bestemmiava perché capiva troppo presto il suo errore.

Capossela da par suo canta a ritmo di marcia sbilenca: “Corazzieri Trapanati!/ All’armi in fila!/ Agli aerostati!/ Dirigibili all’idrogeno/ Nell’aria si involano/ E le ballerine in fila/ Danzano”. Un’allegra danza macabra che procede verso le fosse comuni, tutti insieme e allegramente.
Allora niente canzoni d’amor per Bardamù in quel Viaggio al termine della notte, il più “romantico” dei suoi romanzacci, che raccontava grottescamente la condizione dell’essere umano, appeso alla bella propaganda dei politici del tempo.
Venite, vedete, la macchina girar
Dal ricco ammirate la testa via volar
Eccoci bianchicci di cervella
I pargoli ne mangiano e noi pure
Il palotino affetta con livore
E le ferite e i piombi ci godiamo
(Vinicio Capossela, Decervellamento)

Il programma della serata, Canzoni a manovella. Concerto del quarto di secolo, celebra un album che fece vincere al nostro la Targa Tenco. Un lavoro che guardava al secolo precedente, a quello in corso e si poneva sulla linea di partenza di quello imminente: trecento anni condensati in un unico album e in un concerto!
Il frullatore sonoro, che solo un decervellato come Vinicio Capossela avrebbe potuto realizzare, agguanta, strappa, mastica e sputa (iops, Faber invenit!) polka, un valzerino, una processione (Marcia del Camposanto arrangiato da Roy Paci, anch’egli omaggiato da un grande applauso quando fa il suo ingresso sul palco), un rebetico ellenico, una desertica ballad dal sapore tex mex, la canzone popolare, una zagaiata balcanica, un bluesaccio scarnificato, musica tzigana…
Quale gioia sentir citare l’assurda inafferrabile e irrefrenabile patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie. Il suo ciclistico inventore, mon chère Alfred Jarry e il suo immortale personaggio, Ubu che tanto brigò, tradì, uccise per conquistare il trono della Polacchia, vengono ricordati per introdurre Decervellamento.

Un filo rosso sangue lega questa canzone a Marajà, che fa letteralmente esplodere i sedili su cui comodamente se ne sta il pubblico, e Corre il soldato. Perché se c’è una guerra, qualcuno devi convincere ad andarla a fare.
E al popolo serve un generalicchio a cui porgere quella manciata di neuroni, che elettricamente macinano pensieri, azioni e omissioni. Che bello se qualcuno ci ordina di fare togliendoci ogni responsabilità, e a me resta solo il correre di qui e di là.
L’intelligenza dell’umanità smarrita da secoli dove potremmo ritrovarla? Ariosto racconta nell’Orlando furioso che Astolfo se la viaggiò fin lassù per recuperare le cervella di Orlando. Capossela ne canta nel blues notturno Signora Luna.
Signora luna che mi accompagni
per tutto il mondo
puoi tu spiegarmi dov’è la strada
che porta a lei
(Vinicio Capossela, Signora luna)

L’allegra ciurma salita a bordo della nave in bottiglia del cantautore, che a tutti ha fornito dosi copiose di alcol e Xamamina, è composta da Achille Succi clarinetto basso e sassofono baritono, il gobbo di Notre Dame (per via della bizzarra giacca) Vincezo Vasi theremin, vibrafono, voci e percussioni, Michele Vignali sassofono tenore e baritono, Enrico Lazzarini contrabbasso, Giancarlo Bianchetti alla chitarra elettrica, Mirco Mariani alla batteria, Nadia Addis funambola e gli archi di Raffaele Tiseo violino, Daniela Savoldi violoncello, Lorenza Merlini viola.
Non ascoltate giammai Vinicio Capossela se volete sentire la solita musica.
Mai!


















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