R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Colombo

Un tripudio di archi in crescendo, poi il silenzio, seguito dal suono di una bottiglia che viene stappata, da cui fuoriescono queste parole: “In mezzo allo spazio, dentro a una bottiglia. L’inequivocabile prova di un’altra forma di vita. Una lettera, sì, ma mai spedita. Con versi bellissimi e una pessima calligrafia”. Con quest’introduzione poetica e misteriosa comincia Gringo Vol. 2, il nuovo album della band italo-brasiliana Selton. Disponibile dal 10 ottobre per Records/Universal Music Italia, l’album rappresenta il secondo capitolo di un doppio progetto discografico iniziato nel 2024. Mentre Gringo Vol. 1 (di cui avevamo parlato qui) era caratterizzato dal verde, colore che occupava, sgargiante, l’intera copertina, in questo nuovo disco il protagonista è il rosa acceso.

Il motivo di queste scelte risale al fatto che verde e rosa sono i colori storici della Mangueira, una delle scuole di samba più importanti di Rio de Janeiro fondata dal cantante brasiliano Cartola, che li scelse come simbolo di libertà creativa e originalità. Colori brillanti, che riflettono la vivacità di entrambi gli album. Ma partiamo da un piccolo chiarimento, utile a chi (come me) non proviene dal Sud America. Gringo è un termine che si usa in quella parte del mondo per definire genericamente chi è straniero: un tema interessante che Daniel Plentz, Eduardo Stein Dechtiar e Ramiro Levy, i membri del gruppo, sviluppano con originalità. I Selton, infatti, rifiutano vincoli e classificazioni allo scopo di riportare al centro dell’attenzione la libertà di creare musica “straniera”, curiosa e in continua trasformazione.

Gringo Vol. 2 è un percorso narrativo che unisce memoria, contraddizioni e desiderio di evasione. Dopo la poetica lettera nello spazio che introduce il viaggio, il disco si carica di ritmi latini con El Sexo: la chitarra, il testo ironico, il beat ripetuto sono le caratteristiche che mi hanno colpito di più in questo brano. I Selton vogliono sempre giocare, con i suoni – vedi l’alternanza tra strumenti musicali e le sirene in sottofondo –, con la tensione sessuale che si intreccia a un testo ricco di ironia, e con l’incrocio dei generi, che vanno dall’elettronica al rap della cantante Giulia Mei.
Ironico è anche Me and my skate: pezzo up-tempo che omaggia i Beach Boys, ricco di cori ed energia, che esprime il desiderio di scappare dall’eccesso di informazioni, spesso discontinue e frammentate, tipiche della nostra quotidianità. Lo skate si trasforma così in un mezzo di evasione, in un tentativo di stare in equilibrio in un mondo instabile.
A raccontare la paura di un mondo che cade a pezzi, ma con un tono molto più rassegnato e nostalgico dal tocco indie, è il brano Vado fuori. Una persona racconta delle difficoltà a uscire di casa, soprattutto dopo che è stata abbandonata: restano solo le mura, la pioggia che scende dalla finestra e i vestiti che “si abbracciano dentro l’armadio”. Il dolore dell’abbandono e della solitudine, però, scivola via con delicatezza, insieme alle gocce della tempesta.

Tutto il disco è una sperimentazione, e numerosi sono gli intermezzi musicali, nati talvolta in modo casuale, come per l’audio inviato da un amico in Johnny Deeps. Il tutto incrociando portoghese, italiano e spagnolo. “Stiamo cambiando così in fretta — nei gesti, nei pensieri, nel nostro DNA — che gli esseri umani che eravamo stanno scomparendo, trasformandosi in qualcos’altro”, raccontano i Selton. “Per metà esseri umani, per metà macchine, viviamo in un dialogo continuo con un futuro che a malapena riusciamo a intravedere. E noi che ci sentiamo ancora piccoli artigiani della musica, abbiamo voluto lanciare la nostra bottiglia nello spazio. Dentro ci abbiamo messo tutto ciò in cui crediamo, tutto quello che vediamo e sentiamo. La nostra poesia imperfetta. Nella speranza che un giorno possa servire a vederci da lontano — ma soprattutto, intanto, ad aiutarci a capirci da vicino.”

Nel disco sono presenti alcuni omaggi, come quello di Panda 2013, versione italiana del brano di Raul Seixas, Ouro de Tolo. Cantata con Emma Nolde e adattata con la collaborazione dell’esperto di musica brasiliana Max De Tomassi, la canzone racconta la frustrazione di chi, pur avendo successo, non riesce a sentirsi soddisfatto, mentre il mondo lo spinge a volere sempre di più. “Ouro de Tolo” significa infatti “oro sciocco”: luccica, ma non ha valore. L’adattamento di Panda 2013 trasporta il brano nel contesto contemporaneo italiano, parlando di vita da liberi professionisti, da dipendenti, da classe media, costantemente insoddisfatti.
I Selton toccano il tema dell’insoddisfazione anche in Beati Noi, con i cori di Rachele Bastreghi e Francesco Bianconi. Il pezzo racconta le fatiche della generazione dei Millennials e le sue difficoltà: si beve spritz “con la roba dentro”, ma il domani è incerto e le promesse del passato sono state deluse. Con nostalgia la band italo-brasiliana dà voce alla disillusione di un futuro instabile e al desiderio di continuare a sperare che si fa avanti a fatica.
Non posso concludere questa recensione senza menzionare Fica Aqui, un pezzo che nasce da una sfida di Dudu, il bassista e grafico ideatore della copertina, a Ramiro, cantante, chitarrista e tastierista della band. La challenge consisteva nel provare a scrivere un reggae in Sol maggiore: in pochi minuti, il tempo di tornare dalla sala prove a casa, e il pezzo era già in una nota audio del telefono. Come ho scritto prima, i Selton amano molto giocare con la musica e con sé stessi.

I brani di questo album sono 13, inclusi gli intermezzi e la ripresa conclusiva di Sangue Latino, canzone già presente in Gringo Vol. 1, che qui torna in una versione dolce che esalta ancor di più la delicatezza e la poetica del testo. Nostalgia, vivacità e spontaneità sono le caratteristiche che apprezzo di più dei Selton: si divertono a scrivere i loro brani, amano sperimentare, e il risultato è sempre un successo. I tre musicisti sono attualmente in tournée in Brasile, perciò per ascoltarli dal vivo, vi toccherà però aspettare fino al 22 gennaio 2026, quando si esibiranno all’Alcatraz di Milano. Un’occasione da non perdere.

Tracklist:
01. Ventura
02. El Sexo (con Giulia Mei)
03. Gringo Furacão
04. Tudo Bem (con Gaia)
05. Panda 2013 (con Emma Nolde)
06. Vado Fuori
07. Johnny Deeps
08. Me and My Skate
09. Beati Noi (con Rachele Bastreghi e Francesco Bianconi)
10. Fica Aqui
11. No Me Llamas
12. Tropicaliente
13. Sangue Latino (reprise)


Photo © Simone Biavati


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