L I V E – R E P O R T
Articolo di Alessandro Tacconi, immagini sonore di Daniela Pontello
Il ritmo che ci serve. Il groove che ci fa stare bene. L’aria scanzonata e sapiente che ci piace. Tutto questo sono i Fun Lovin’ Criminals, ormai storica band degli anni Novanta, che hanno incendiato la sala del Legend a Milano, domenica 16 novembre. Il concerto, fa parte del tour che serve alla promozione dell’ultimo album A matter of time, che esce a vent’anni di distanza (!!) dal precedente Classic fantastic ed è il sesto della loro carriera. È bene ricordare che la formazione nei decenni ha avuto diverse sostituzioni fino a quella attuale.
Naim Cortazzi (voce e chitarra), Brian Leiser (basso, tastiere, armonica, tromba) e Frank Benbini (batteria) si sono presi tutto il tempo necessario, e anche di più, per ponderare le scelte stilistiche del nuovo album e farlo uscire come piaceva di più a loro.

La formula adottata anche in questo nuovo lavoro non si discosta molto da quella a cui ci avevano abituato negli album precedenti: ritmi e drumming funky, voicing perlopiù hip hop, chitarre rock venate di blues, tastiere e tromba che importano atmosfere jazz più o meno acido. Un cocktail molto gustoso che abbiamo sorseggiato con gran piacere.
Evidentemente i Fun Lovin’ Criminals hanno fatto propria la lezione crossover dei Beastie Boys che, con album seminali quali Licensed to ill (1984) e Ill communication (1994), hanno aperto le porte dell’hip hop all’hard rock, al jazz e al funk. In questo caso, però, l’aspetto melodico della parte vocale risulta senz’altro meno spigolosa e più godibile. La scaletta non ha potuto disattendere le aspettative dei fan accorsi, nonostante il tempaccio domenicale, ad ascoltare le hit dei loro beniamini.

Scooby snaks, primo brano del bis, contiene parti di dialoghi del tarantiniano Pulp fiction e parla, guarda caso, di un gruppo di delinquenti che hanno appena fatto una rapina. Love unlimited è il tributo jazzy alla voce più calda e sensuale del soul, della disco e del R&B anni Settanta e Ottanta: “Barry White mi ha salvato la vita / E se Barry White ti salvasse la vita / O ti ha fatto tornare con la tua ex moglie / Canta Barry White (Barry White)”, perché un cantante che se ne intende come lui dei sentimenti e dell’amore in giro non lo si trova di certo. E allora cantiamo “Barry White, Barry White!”. Loco a ritmo funky racconta di quello che accade a un ragazzo quando vede camminare per la strada una bella ragazza: lo può far diventare matto.

Un concerto che ha entusiasmato proprio tutti: dal pubblico agli organizzatori. Proprio domenica sera il Legend ha ricevuto la prima targa del circuito Slow music (che condivide la stessa filosofia di Slow food), che ha la finalità di promuovere la musica suonata sempre e comunque dal vivo, senza strabordanti basi elettroniche, autotune ecc. I Fun Lovin’ Criminals e la programmazione ventennale del locale testimoniano proprio questa modo di fare musica.















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