T E A T R O
Articolo di Alessandro Tacconi
Guai, guai agli amori tiepidi. Guai agli amori misurati, a quelli che non squarciano con il proprio grido la notte e il sole nel cielo. Guai agli amori maturi che hanno scordato il gioco spesso egoista dei bambini. Guai, mille volte guai all’amore che procede a piccoli passi, appesantito dalle ferite del passato. Guai all’amore che non ti fa volare, che non ti fa bestemmiare. Guai all’amore che non scava un solco nel petto per strappare il tuo cuore pulsante. Guai all’amore che non sa farsi canto epico e immortale grazie al proprio amato. Guai, mille volte guai a quel cuore che barcolla e pavidamente rincula quando vede il precipizio e la voragine in cui lo risucchia Amore. Guai a quei cuori che non sanno involarsi insieme, vincendo la forza di gravità della saggia maturità.
Dimmi di questo amore!

Alessandro Bandini, che proprio quest’anno ha ricevuto il premio Mariangela Melato, ha portato in scena al Piccolo Teatro Studio Melato, dal 2 al 7 dicembre 2025, lo spettacolo Per sempre.
Tra il 1959 e il 1962, Testori e l’amato Alain Toubas – conosciuto alla fine del 1958 grazie ad amicizie comuni – stringono un intenso rapporto epistolare, composto da più di duemilatrecento lettere scritte a mano e in francese, ad oggi mai tradotte, trascritte o pubblicate, oltre che da disegni e cartoline altrettanto inedite. Un’ora di spettacolo in cui il giovane interprete dà voce alle parole del giornalista, poeta, critico d’arte, drammaturgo, sceneggiatore, regista teatrale e pittore italiano. Un’ora in cui Alessandro Bandini ha voluto “conoscere la carne segreta e vulnerabile di un artista, le sue febbri d’amore, la sua fame di vita”.
Un’interpretazione efficace che alterna i toni multiformi del discorso amoroso: egoista e lieve, ironico, drammatico e cupissimo, urlato e sussurrato, romantico e realistico, spudorato mai pudico. Una recitazione in grado di portare sulla scena le mille sfaccettature del sentimento amoroso, stordendoci negli ultimi venti minuti con la declamazione de I trionfi, in cui Testori rievoca, sviscera, eviscera, in modo da eternarla, la storia d’amore con il “mio Mio MIO Alain”. Sarebbe stato interessante sentire anche le risposte del francese di fronte a quello che è stato, almeno nell’interpretazione di Bandini, il fiume in piena, la slavina, lo tsunami, il ciclone “Gianni innamorato”.
Sulla scena, l’attore resta praticante immobile per la maggiore parte del tempo, tutto è incentrato sul testo e sulla sua interpretazione. Avanza e indietreggia di qualche passo molto lentamente, ma per il resto è unicamente corpo-voce.

Schermi & shorts
Lo schermo in formato televisivo di fianco a lui informa il pubblico da quale lettera sia stata presa questa o quella parte di monologo. In questo modo è stato possibile apprezzarne il lavoro di editing, rendendo contigui materiali scritti a distanza di anni. Ci è venuta alla mente la sequenza del film Il favoloso mondo di Amelie in cui la giovane fa una cosa analoga, ma il risultato è invece un un’esilarante discontinuità narrativa. In questo caso, il tutto concorre a dare ulteriore potenza al Verbo testoriano.
L’abito di scena sottolinea, una volta di più, la passione dilaniante vissuta da Giovanni Testori: un paio di scarpe di cuoio, calzini e pantaloncini scuri, camicia a quadretti, cravatta e giacca scamosciata. Sopra sta l’adulto. Il professionista. L’intellettuale, il critico d’arte e drammaturgo. Sotto, il ragazzino (s)mosso da passioni incontrollabili, totalizzanti. Smodato nelle parole e nei desideri. Sagittario infojatissimo che di continuo alimenta colpi dal ventre (alla francese con R moscia) alla testa. Dimmi Gianni chi sarai oggi: l’adulto o il ragazzino?
Un paio di punti esclamativi
Il primo. Il prolungato applauso del pubblico alla fine della performance ha giustamente premiato il lavoro accurato dell’interprete.
Rileviamo, dopo le molte emozioni offerteci, un paio di criticità: l’attore canta, peraltro molto bene, Il cielo in una stanza di Gino Paoli. Momento intimo dolcissimo. Comprendiamo che sia stata fatta questa scelta per offrire qualche attimo di tenera leggerezza allo spettatore, ma ci è parso un episodio fuori contesto, come se fosse stato “appiccicato lì”. Perché non innestare allora altri riferimenti meta-iper-extra testuali?
Il Secondo. Dopo la strabordante recitazione declamata de I trionfi, Alessandro Bandini propone a un pubblico decisamente frastornato la lettura piana di una lettera (l’ennesima!), che poco o nulla, secondo noi, aggiunge al corpus drammaturgico precedente, e che dubitiamo sia stata seguita dalla platea con la debita lucidità.

Titoli di coda…
Perché Amore è tutto. Vuole tutto. Pretende ogni sospiro e centimetro del corpo dell’amato. Amore spolpato addentato. Blandito. Amore respiro apneico. Battito asistolico. Amore creatore e distruttore di universi che durano il lampo di un bacio delicato osceno scandaloso. Amore urlato insonne. Febbre che avvince ogni fibra, che canta delicato sgolato sgozzato. Amore con tutte le lettere maiuscole infitte nei muscoli del corpo come un dipinto del Cinquecento. Guai a chi non ha conosciuto questa forza/forma d’Amore. Guai a chi langue in un pensionabile sentimento in grado di smuovere solo una tiepida pastina scondita ogni giorno dell’anno. In questo caso a che cosa serve vivere? A che cosa serve respirare se ogni secondo non viene esalato il nome dell’amato, ora e… PER SEMPRE.
… fine, applausi
Ideazione, creazione, drammaturgia e interpretazione di Alessandro Bandini.
Dramaturgo Ugo Fiore, sguardo esterno di Alessandro Sciarroni.
Coaching di Tindaro Granata, consulenza allo spazio scenico di Giulia Pastore, disegno luci di Elena Vastano, styling di Ettore Lombardi, consulenza musicale di Federica Furlani.
La produzione è LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Centro Teatrale Bresciano, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale in collaborazione con Casa Testori, Istituto Italiano di Cultura di Parigi, La Corte Ospitale di Rubiera con il sostegno di Inteatro Residenze, Fondazione Armunia, partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco – Clinica Moncucco e Clinica Santa Chiara.
Photo © Masiar Pasquali






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