L I V E – R E P O R T
Articolo di Daniela Pontello, immagini sonore di Marco Cassé
Eccomi nuovamente davanti a Garbo. Avevo già assistito al precedente concerto al Legend Club (ne ho parlato qui) e questo mi ha permesso di cogliere ancora meglio l’evoluzione del suo percorso. Ritrovarlo sullo stesso palco, con la stessa umiltà e intensità, ha rafforzato la sensazione di continuità e di fedeltà a sé stesso. Quella che ho respirato al Legend Club non è stata la solita atmosfera da concerto rock, ma una vera e propria festa familiare, come l’ha definita lo stesso Garbo. il termine “fan” è troppo riduttivo per descrivere il legame che si crea con un artista così coerente e autentico, ci ha definito “innamorati “e noi abbiamo confermato.

Abbiamo avuto anche l’onore di intervistarlo, entrando nel merito delle sue scelte artistiche e del suo modo di vedere il mondo. Le sue parole hanno confermato l’assenza di pose e la sua profonda coerenza: un artista che non cerca il clamore, ma la sostanza. Qui l’intervista.
La serata è stata aperta da Lele Battista, che ha scaldato l’ambiente con sensibilità affine alla dark-wave. Poi Garbo ha mantenuto la promessa di una sorpresa: un omaggio all’intelligenza artificiale come supporto alla creatività umana. Un gesto tipicamente suo, colto e spiazzante, per ribadire che, anche dopo cinquant’anni, resta proiettato in avanti. Garbo è salito sul palco, accompagnato dal suo sodale Eugene (polistrumentista elettronico). L’elettronica è da sempre marchio di fabbrica della sua estetica. Il concerto, celebrativo dei suoi 50 anni di carriera e della presentazione del nuovo album live Sulle cose che cambiano, ha toccato brani fondamentali della sua produzione, spaziando dai classici della new wave ai lavori più recenti.

Scaletta del concerto:
- Una Sera Infinita
- Come Pietre Nel Vuoto
- Sembra
- Vorrei Regnare Al Tuo Fianco
- Generazione
- Quanti Anni Hai?
- Radioclima
- On The Radio
- Cose Veloci
- Moderni
- Il Fiume
- Up The Line
- Grandi Giorni
- A Berlino… Va Bene

La presenza di Andy dei Bluvertigo ha aggiunto un ulteriore legame con quella storia musicale che ha segnato la new wave italiana. Il dj-set finale di Marco Pipitone ha chiuso la serata con energia e convivialità.
Il concerto è stato il viaggio di un artista che, dopo mezzo secolo, è ancora qui, fedele alla sua scelta di restare libero e appartato, lontano dalle logiche commerciali. Non è stata solo musica: è stato un atto di identità, un momento di coerenza e passione che ha unito generazioni. Ero lì a celebrare non solo il musicista, ma l’uomo che ha scelto la libertà creativa. Un’esperienza indimenticabile, terminata con la promessa di restare, per sempre, moderni.














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