R E C E N S I O N E
Recensione di Alessandro Tacconi
Quanti incontri si fanno se viaggi, se apri la porta di casa ed esci nel mondo? Capita di incontrare molta più gente se la distanza da essa è maggiore. Come è strano l’essere umano: non si conosce il proprio vicino di casa, ma se andiamo dall’altra parte del mondo allora ci si apre più facilmente. Ci apprestiamo all’ascolto con questi estranei che hanno composto le delicate e ispirate musiche del loro primo album L’Antidote, prodotto da Ponderosa e registrato in Italia. Il trio omonimo è formato dal pianista libanese Rami Khalifé, dal violoncellista albanese Redi Hasa e dal percussionista iraniano Bijan Chemirani.
La musica in gondola va su e giù, va su e giù
quando si ferma
resta la dolce altalena sbirulina
in cui le sensazioni hanno perso
ogni forma di garbato equilibrio
(J.T. Alexander, Sorseggiando un Mai Tai a Rozzano)

La creazione dei nove brani nasce nei giorni infausti e allarmanti della pandemia. È dunque musica che porta a sedere, riflettere, osservare e ascoltare (e troppo presto a dimenticare!). Le composizioni sono musica pulsante di energia vitale che inneggia alla natura. Vibrante e delicata armonia degli strumenti in gioco. I titoli rimandano a piante e frutti: Pomegranate, The orchard, Desert plant, Shadows of flowers on my wall, Rosée... La natura, ce ne ricordiamo soprattutto quando le facciamo del male e lei si ribella, ha sviluppato le forme di vita più evolute. Un sistema organico complesso e al contempo assai semplice. Al suo confronto l’essere umano è sempre lo stesso scimmione, che con una clava in mano distrugge quel che ha intorno. Non abbiamo ascoltato a sufficienza la natura. Ancora una volta. La musica del trio L’Antitode prova a ricordarcelo.
Dicevamo: musica d’incontro. I modi della tradizione musicale mediorientale incontrano quelli della musica colta classica occidentale, stemperandosi gli uni nell’altro. La melodia cantabile che spesso intona il pianista libanese Rami Khalifé incontra i ritmi e le percussioni iraniane di Bijan Chemirani e il violoncello di Redi Hasa amalgamando il tutto. Na Na Na, ad esempio, è un brano in cui la gente danza nella Beirut degli anni Cinquanta. Il video che lo accompagna mostra come la musica e la danza da sempre facciano parte del modo di vivere dei cittadini iraniani. Le diverse fasi della vita delle persone sono intrecciate anche alla vita dei campi e delle piante e ovviamente alla musica. Desert plant ha un andamento ipnotico agganciato alla melodia suonata su pochi accordi dal pianoforte, mentre il violoncello improvvisa delicatamente. Brano d’atmosfera e sospensione in cui anche le percussioni sembrano carezzare ogni passaggio. A differenza dell’album sul CD compare una traccia in più: The wind through the Cedar tree. Una composizione delicatamente struggente in cui la brezza delle note si dirama in rivoli sinuosi e brillanti.
Ancora una volta la magia dei suoni che vengono da lontano ci ha ammaliato e incantato. In tempi in cui le frontiere mentali e culturali sembrano farsi più anguste, un progetto discografico come questo ci ricorda quanto sia importante accogliere anziché rigettare quello che è solo in apparenza distante da noi.
Verrai da me come il delicato profumo
Delle rose
Quando la notte è più fonda
Ti resterà impresso
allora non temerai più alcun male
(J.T. Alexander, L’alzaia fiorita)
Tracklist:
01. Pomegranate [4:45]
02. The Orchard [5:29]
03. Desert Plant [6:31]
04. Dates, Figs and Nuts [5:06]
05. Rosée [4:50]
06. The Wind Through the Cedar Tree [4:03]
07. Na Na Na [5:07]
08. Shadows Of Flowers on My Wall [9:11]
09. L’Ombre Qui Passe [3:05]






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