L I V E – R E P O R T


Articolo e immagini sonore di Daniela Pontello

Entrare all’Alcatraz per un concerto di Neffa nel 2026 è un po’ come fare un salto spaziotemporale. Non sai mai quale versione di Giovanni troverai sul palco: il guaglione che rappava Aspettando il sole, il crooner di Molto Calmo o il paroliere raffinato dell’ultimo periodo. Lunedì sera, però, abbiamo avuto la fortuna di vederli tutti insieme. Il pubblico era un miscuglio interessante: trentenni nostalgici, ventenni che hanno scoperto Neffa per caso, e qualche irriducibile che sembrava uscito direttamente da un mixtape del ’96. La band ha attaccato con un groove scuro, quasi a voler dire: “Dimenticatevi il Neffa da playlist del supermercato”. E in effetti, per buona parte della serata, quel Neffa non si è visto.
La struttura del concerto ha teso a seguire un arco narrativo che ha valorizzato la sua storia musicale. Il presente pulsante con i brani di Canerandagio hanno aperto la serata a seguire i classici come La mia signorina, Prima di andare via, Aspettando il sole come ponte tra generazioni. Un concerto che ha raccontato chi è stato, chi è e chi sta diventando.

Si è presentato con la solita attitudine: un’eleganza rilassata e quel sorriso di chi sa di aver scritto metà della storia del pop-rap italiano. Neffa non è un performer da fuochi d’artificio o coreografie studiate. Lui sta lì, scherza con i musicisti e sembra quasi che ti stia cantando le canzoni sul divano di casa. Questa sua autenticità, a volte ai limiti della svogliatezza calcolata, è proprio ciò che lo rende unico.

Lunedì sera il “salotto” di Giovanni Pellino si è popolato di grandi amici, rendendo il live un vero manifesto della musica urban italiana. Miss Keta è entrata in scena come un turbine di carisma e occhiali da sole, portando quella ventata di Milano “borderline”. Fibra è arrivato tagliente e preciso, un contrasto perfetto con la voce vellutata di Giovanni. A Gran Finale il ritorno dei Re Giuliano Palma. Vederli di nuovo insieme, fianco a fianco, ha riportato tutti ai tempi d’oro dei Bluebeaters e di quella scena che ha fatto ballare l’Italia intera. Neffa non è mai stato membro ufficiale e permanente ma è stato il cantante principale durante i primi anni di vita della band. La voce cristallina e inconfondibile di Giuliano si è intrecciata a quella di Neffa in un finale esplosivo a ritmo di ska e soul. Hanno chiuso insieme, con una complicità che solo chi ha condiviso anni di palchi e vita può avere. I due insieme funzionano ancora, forse più di quanto vogliano ammettere. Un finale promemoria, tipo: “Ehi, questa roba l’abbiamo inventata noi”.

Un concerto che è iniziato come un racconto intimo ed è finito come una festa collettiva travolgente. È stato un invito a entrare in un mondo fatto di: identità multiple (rapper, crooner, autore, sperimentatore) memoria collettiva (pezzi che hanno segnato epoche) ricerca personale (la sua continua metamorfosi). Neffa si è mostrato per ciò che è oggi e il pubblico ha risposto con ciò che è diventato ascoltandolo negli anni.

Setlist:
01. Littlefunkyintro

02. mix in linea/suona ancora/i messaggeri pt2
03. mix santo subito/rubik
04. prima di andare via
05. Show
06. fun-a-un
07. Bianconero + burnout
08. cambierà
09. come mai
10. quando finisce così
11. granfinesse + unocomeme
12. Canerandagio/ canisciolti
13. arrivi e partenze(strumentale)
14. la mia signorina
15. piccerè
16. l’incognita
17. stare al mondo
18. Hype feat. Fabri Fibra +  Myss Keta
19. foglie morte feat. Fabri Fibra
20. il mondo nuovo
21. molto calmo
22. dove sei
23. troppaweed/ la porra
24. mix lontano dal suo sole/ una direzione giusta
25. aspettando il sole  feat. Giuliano Palma

immagini sonore © Daniela Pontello

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