Mary Gauthier & Michele Gazich opening act Ben Glover @ All’1&35circa – Cantù (Co) – 21 Ottobre 2014

Postato il Aggiornato il

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Sulla strada delle anime vagabonde.
Suoni e visioni con Mary Gauthier e Michele Gazich

Testo di Fabio Baietti Foto di Andrea Furlan

Paure ancestrali, incubi ad occhi aperti, strade senza lampioni “direction nowhere”. Camminare insieme alle parole e alla chitarra di Mary Gauthier non concede soste ristoratrici per mente ed anima. Una tensione che pretende rispetto e silenzio. Centellinare le emozioni non è possibile, ti fai prendere la mano ed inizi il viaggio.


 

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In una mano, non una bottiglia di rosso, ma del bourbon acquistato in qualche store fatiscente. Di quelli che puoi trovare sulla strada tra New Orleans e Baton Rouge, dove i fumi della palude diventano quelli delle raffinerie. Una cappa densa, grigia, opprimente. L’ultimo Re dei Vagabondi è presenza ingombrante, quando le luci scompaiono. Ha tante, troppe storie da raccontare. Di quelle senza “happy ending”, piene di ragazze scappate da una gioventù con addosso il vestito sbagliato. Di treni presi al volo ma nella direzione opposta, a tutta velocità verso la desolazione. Le stazioni sono una casa in cui convivono gli spettri del passato e una voglia di riscatto impacchettata insieme al misero cibo che permette quotidiana sopravvivenza.

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La chitarra ricama arpeggi come una cartolina senza colori ha ridisegnato il futuro di un soldato. Tornato in una casa di cui non riconosce gli anni vissuti. Quelli in cui il Mondo pareva essere suo. In cui nulla e nessuno può lenire il dolore di ciò che gli occhi hanno visto, di grida sempre più sommesse e di silenzi assordanti. Nelle notti prima delle bombe. Devi far tracimare il fiume di ricordi, devi superare argini e allagare la pianura della pazzia. Quella che vedi negli occhi di un cane che ha perduto il padrone. La tua guida è un’Amica. Quella che traduce il tuo tormento in Poesia, i bellici rimbombi in un assolo di violino. Già…Un violino.

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Tanto suadente e consolatorio, quanto incudine dentro l’anima. Lo ascolti con il respiro trattenuto, è un crescendo che vorresti non avesse termine. Un innalzarsi che nulla ha di mistico. Implodere ed esplodere, tra immagini che ti passano nella mente come un velocissimo flashback. Un violino che si inoltra tra chitarra e parole. Proprio ora che non puoi che chiedere Pietà. Per i tuoi sbagli, per le tue scelte, per chi non ti ha capito, per una pacificazione dell’anima. Finora chiesta sommessamente, quasi in silenzio. Ora, invece, la voce è fiera. Quasi urlata, quasi sguaiata. Come quando scacci i demoni dall’anticamera del tuo cuore e vuoi far partecipare chi ti ascolta alla festa della tua nuova serenità. A volte bevi ancora, ma ora assaggi la vita, sorso dopo sorso.

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