Buñuel – A resting place for strangers (La Tempesta International / Goodfellas, 2016)

Postato il

BUNUEL_A_RESTING_PLACE_FOR_STRANEGRS

Articolo di Sabrina Tolve.

Incubi, malinconia, urla provenienti da un mondo ctonio, scosse telluriche, buio.
Un inferno. Un ottimo posto per riposarsi, per gli sconosciuti.
Perché poi, a disco finito, ci si sente spossati come Farinata degli Uberti fuori dalla tomba.
Se non sapete chi è Farinata degli Uberti, non è colpa mia.

È come un viaggio senza ritorno: perché si torna, ma con ferite ed ecchimosi.
Probabilmente, non poteva essere diversamente: Pierpaolo Capovilla che spinge sul basso – e ne sentivamo la mancanza -, Franz Valente alla batteria, Xabier Irondo alla chitarra e la voce devastante di Eugene S. Robinson, creano atmosfere oniriche e ferocissime, tra dissonanze, riff e distorsioni.
Noise e rock che si amalgamano stretti, morbosi, e gioielli che si rincorrono uno dopo l’altro, partendo da Cold or Hot: mormorii che urlano, parole che s’inanellano e sembra vogliano stregarti. E non ti aspetti This is Love così, subito dopo, ed è una cascata di chiodi e corse sfrenate che continuano con I, Electrician e Jesus with a Cock: dissonanze sregolate, eccessive, imprevedibili.
Dump Truck affetta l’anima e crea una sorta di punto di svolta con Streetlamp Cold che precede la più fascinosa e melodica Me+I, forse la mia preferita dell’album.
La tensione si rimodella e sale con Smiling Faces Of Children, che ti lascia sofferente, ferito, abbandonato da qualche parte e Whipsaw è il colpo di grazia, preciso.
E sei morto, sei all’inferno, non ne vieni fuori se non dalla cintola in su.
Mi aspettavo un lavoro di queste dimensioni? Onestamente sì.
Il nome del gruppo dice tutto: Luis Buñuel era regista poliedrico, sorprendente, dedito a un eccesso e a un disordine che avevano in sé una propria logica, seppure spesso e volentieri gli spettatori rimanessero completamente confusi dalle sue immagini.
Qui non è molto diverso: per quanto musicalmente possiamo apprezzare lo stile e l’eleganza, l’esasperazione cui veniamo trascinati – volentieri! -, da alcuni pezzi, lascia completamente spossati. Ed è un bene, perché rare volte succede di provare quasi fisicamente certe sensazioni: perché l’intento è quello di lanciare un urlo rabbioso, ma liberatorio, di far male per catarsi, di creare un altro modo di sentire.
E, dannazione, i Buñuel ci riescono benissimo.

Tracklist:
01. Cold or Hot
02. This is Love
03. I, Electrician
04. Jesus with a Cock
05. Dump Truck
06. Streetlamp Cold
07. Me and I
08. Smiling Faces of Children
09. Whipsaw

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...