Roberto Zanisi @ Teatro San Giovanni Bosco, Cirimido (Co) 14 Giugno 2016

Postato il Aggiornato il

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Articolo di James Cook, immagini sonore di Roberto Bianchi

Roberto Zanisi è un polistrumentista e compositore milanese, virtuoso di numerosi strumenti “etnici”, ai quali si dedica con innata passione da parecchi anni, ma soprattutto è un curioso. Si, proprio la curiosità l’ha portato fin da ragazzo ad avvicinare strumenti musicali che arrivano da tutto il mondo, il cui uso è piuttosto desueto in ambito italiano. Li ha fortemente voluti, inseguiti, trovati e con dedizione ha imparato a suonarli. Ora li colleziona e li utilizza nelle sue attività musicali quotidiane.
Ho incontrato per la prima volta Roberto una decina di anni fa, durante un  evento organizzato da Musicamorfosi. Da quel momento l’ho incrociato diverse volte, la sua presenza ha sempre trasmesso qualcosa di speciale, donando un tocco inconfondibile alle performance che lo vedono partecipe.
Qualche mese fa ha pubblicato “Bradypus Trydactylus”, un nuovo disco in cui Roberto suona un numero elevato di strumenti, molti dei quali con nomi esotici. I brani, in particolare, sono quasi sempre il frutto di numerose sovra incisioni (si arriva anche a 22 in “Spezi panaché”). Ora che si trova a portarlo in tour (sempre in solo, naturalmente) il suo compito è piuttosto arduo. Ha scelto di salire sui palchi con i due strumenti che usa maggiormente, il bouzuki e il cümbüş, oltre ad una loop station, con la quale campiona e sovrappone in tempo reale i suoni, in modo da riprodurre le atmosfere dell’album. Sulla carta un’impresa difficile da realizzare, ma in realtà Zanisi ne esce benissimo, riuscendo a creare ambienti sonori che invitano il pubblico a lasciarsi trasportare, magari socchiudendo gli occhi, verso affascinanti mete lontane.

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La serata della quale sono stato partecipe alcuni giorni fa si è svolta al teatro di Cirimido (Co), sede di ripiego (causa classico maltempo di stagione) della manifestazione “la corte della musica – rassegna di musica da cortile”.
Mentre guardavo Roberto salire puntuale sul palco, mi è venuto spontaneo immaginare che la maggior parte dei presenti, molto probabilmente, non conosceva il suo repertorio, e che quindi la serata si preparava ad offrire nuovi ed interessanti “punti di ascolto”.
La partenza dello spettacolo è avvenuta subito suonando e raccontando come sono nati i brani, quali sensazioni intendevano evocare. L’inizio è stato affidato alla canzone che da il titolo all’album: Roberto ci ha spiegato che si tratta di un titolo assolutamente biografico. Come un bradipo lui pensa e realizza i suoi progetti molto lentamente, infatti questo disco è uscito 13 anni dopo il precedente “Guitar soli & other excursions on the cümbüş”; ed è tridattilo perché, per suonare gli strumenti a corde, normalmente utilizza tre dita.
Man mano che i brani si sono susseguiti – e gli strumenti alternati – sempre  più ha preso corpo la sensazione di viaggiare verso luoghi lontani, pur rimanendo seduti sulle poltroncine del teatro. Le talentuose capacità di Zanisi nel creare microcosmi musicali, unite alle sue spiccate doti divulgative, ci hanno spinti sempre più in là, oltre confini immaginati e immaginari…

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Ci siamo alzati in volo, in deltaplano, dal giardino del Topkapi sopra ai tre mari di Istanbul, con vista mozzafiato sul Bosforo, Corno d’oro e mediterraneo (nella traccia “Aksak deniz”).
Siamo arrivati a Skuon, piccolo villaggio non lontano da Phnom Pehn, dove c’è il più grande mercato del mondo di ragni (che Zanisi immagina finire in padella). Qui,il brano porta lo stesso nome della località cambogiana.
Con “Cudega Bay” si è  passati dal Portogallo, dove in un fado (suonato con il bouzouki greco), ha evocato un incontro – in una barchetta sul lago – tra il più grande virtuoso di chitarra portoghese, Carlos Paredes, ed uno dei massimi esponenti del contrabbasso jazz ,Charlie Haden (incontro peraltro realmente avvenuto e fissato sul disco “dialogues” del 1990 – un capolavoro assoluto per Zanisi).
Con “Sultanhureim” abbiamo proseguito sulle rive del Mississipi, dove un sultano norvegese (in omaggio al chitarrista Stein Urheim) stava compiendo una marcia “psichedelica”. I suoni, in questo caso,evocavano le musiche di un famoso telefilm degli anni ’70: Attenti a quei due (il tema è “The persuaders” di John Barry).
I panorami sono cambiati continuamente, alternandosi agli omaggi ai fuoriclasse musicali che hanno in qualche modo influenzato Roberto. Abbiamo ascoltato versioni riarrangiate di “Red Pony” di John Fahey (eseguita al solo bouzouki, senza loop station), “Rambler” di Bill Frisell (“vagabondo” – titolo che calza a pennello per Roberto) e Caminata di Ralph Towner (dedicata con trasporto alla compagna Silvia).
Ci hanno ammaliati la grande varietà di colori e suggestioni musicali. Che tutto questo poi – ce ne siamo resi conto una volta riaperti gli occhi – sia stato creato da un unico musicista, è stato davvero stupefacente.

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Dei due strumenti che Roberto ha utilizzato, sicuramente il più curioso è il cümbüş (si pronuncia “giumbusc”), una sorta di liuto turco. Più precisamente un ibrido tra sarod, dobro, banjo ed oud, creato nel 1930 ad Istambul da Zeynel Abidin Cümbüş. L’intento era di sostituire l’oud negli ensemble di musica bizantina, così da poterlo utilizzare per suonare tutti i generi musicali. Ed è proprio questa l’idea che guida l’estro creativo di Zanisi. Egli, infatti, è diventato uno degli ambasciatori mondiali di questo strumento, prodotto e venduto ancora oggi nel laboratorio di famiglia, nel quartiere Unkapani di Istanbul.
Stravolgere, spostare le prospettive, cambiare gli ingredienti per dare sempre origine a nuove suggestioni sonore, farci sognare e sentire i sapori di altri luoghi, molto spesso appartenenti alla fascia mediterranea. Questa è sembrata essere la rotta intrapresa da Roberto Zanisi, nel suo infaticabile percorso di esploratore di suoni ed emozioni. E tutto questo è arrivato molto chiaramente anche al pubblico, quando le luci si sono accese nel teatro dopo l’esecuzione del brano più “complicato” della serata, “Spezi Panache”. Un pezzo in cui abbiamo assaporato un cocktail di profumi provenienti dal villaggio globale. Siamo passati dalla Cina al Marocco, al Brasile agli Stati Uniti, e la “resa” del  viaggio è stata enfatizzata dal tono ancestrale della voce.
A quel punto gli applausi sono scrosciati copiosi, fino quasi a comporre cori di supporter da stadio, che hanno richiamato in scena l’eroe musicale della serata. L’ultimo, suggestivo, brano eseguito è stato “L’uscita del fercolo”, ispirato alle processioni a tema religioso che si svolgono nel sud Italia. Il  concerto si è concluso così, con un canto liberatorio di buon auspicio per il proseguimento non solo della serata, ma della vita di ognuno di noi…
Uscendo dal teatro ho visto che il temporale era passato, la pioggia stava cessando. Con un sorriso, ho raggiunto la mia auto pensando che le  ammalianti atmosfere di Zanisi erano riuscite a far rilassare persino le nuvole di quest’estate capricciosa…

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[Grazie ad Ellebi per il prezioso aiuto]

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Un pensiero riguardo “Roberto Zanisi @ Teatro San Giovanni Bosco, Cirimido (Co) 14 Giugno 2016

    […] milanese e di quanto sia emozionante la sua esibizione live ne ho già parlato di recente qui, ma, in questo duetto unico, il risultato lascia la platea letteralmente a bocca aperta. Per […]

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