La vera vera vera verità svelata degli Zen Circus sul loro nome, che farà cambiare la versione di Wikipedia

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Parole sparse sul narrato collettivo che non c’è, sul fallimento degli anni 70, passare dalla politica al supermercato e l’imprinting anarchico dei nostri darkettoni. E “Il testamento”? pensavo fosse terapeutico, invece sto peggio di prima.

Intervista di E. Joshin Galani

E’ nella festa di Sant’Ambrogio Milanese che incontro gli Zen Circus, prima del loro spettacolo all’Alcatraz.
Devo aspettare un po’ il termine di un’altra intervista e lo faccio nel retropalco.

Vi siete mai chiesti come sia il dietro le quinte dell’Alcatraz? Molto brutto, dipinto di grigio, e mi domando chi è il buongustaio cromatico che ha pensato di accogliere gli artisti con questo colore, leggero come il piombo. Cerco di fare una carrellata mentale degli artisti che negli anni ho visto salire sul palco e provo ad immaginare la loro reazione a tanta cupezza.
Ma per fortuna arrivano loro, sorridenti, a colorare queste pareti con la loro disponibilità e accesa partecipazione all’intervista. Sono molto felice che ci siano tutti e tre.

Partiamo subito parlando del primo brano che apre l’Album “La Terza Guerra Mondiale”. Chi è il nemico da guardare in faccia?
Andrea:
si potrebbe trattare anche di noi stessi, se pensi al testo della canzone, che provocatoriamente inneggia ad una terza guerra mondiale; quando ti capita di parlare con gli anziani che hanno fatto la guerra, senti spesso racconti terribili, ma di un’umanità incredibilmente forte. È come se l’essere umano nei momenti di vera merda tirasse fuori un’empatia di un certo tipo.
Nella canzone ci si augura di trovarsi in questa situazione aberrante affinché si possano guardare negli occhi le persone e dire: “sei amico o nemico?”.

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Quindi pensi che possiamo tirare fuori il meglio solo nelle situazioni estreme?
Andrea:
un po’ quello, un po’ soprattutto se si inneggia alla guerra, con la gran voglia di sangue degli italiani in questo periodo, bisogna decidere a chi sparare a chi no, bisogna scegliere. In TV, nei dibattiti, ci si sfancula e poi sono tutti baci e abbracci… bisogna decidere da che parte stare.
Ufo:
Un po’ nemici di sé stessi, un’altra chiave di lettura dell’album è la lotta con l’immagine che ognuno si è fatto di sé, sia attraverso le piattaforme social, o la vita che vive in pubblico o nel suo paesino maledetto.

Beh un po’ la copertina richiama anche questo…
Ufo:
certo, è poi c’è anche la guerra intima; noi non siamo dei pensatori così alti da poterlo spiegare, diamo spunti di riflessione.

In “Non voglio ballare” ci sono frasi come “Non credo più tanto nella collettività, la rivolta ormai è un fatto personale”. Il riversarsi su se stessi è una considerazione che spesso arriva ad un certo punto della vita, una questione di età o di contingenze sociali?
Andrea:
la seconda parte ricorda il tempo che è  passato: ”Adesso il fumo uccide, nudo prendo freddo…” E’ tutto vero: prima fumavo e non mi faceva un cazzo, ora mi sveglio e tossisco fino alla morte, prima dormivo nudo magari dopo una bella serata, ora lo faccio e mi sveglio bloccato.
Prima magari credevo, oggi no. E’ come dar fuoco ai pensieri che possono non essere – da un punto di vista anche sociale – costruttivi. Nelle canzoni c’è spesso questa costruttività, la usano tutti, sempre; tutti sono importanti nelle canzoni, del tipo “andrà bene, dai, ce la faremo, devi essere forte, combatti…”. Noi siamo cresciuti sentendoci parte di qualcosa; quando qualcuno ci diceva “no, non sarà così”, questo era il Punk, quando qualcuno non ti dice quel che ti aspetti in una canzone. Ovvio che io credo nella collettività, in realtà, ma crescendo perdi. Non condividerlo in una canzone suona paraculo.
Ufo:
e poi non siamo solo noi, se guardi gli atteggiamenti di rivolta, sono incentrati sulla persona singola, “non mangio questo, non compro quello”, il mondo sembra passare attraverso l’io, un narrato collettivo non c’è .

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“Volevo fare una comune / con le mie amiche ed i miei amici / in un grande casolare / qualche anno dopo ci ho provato / ma non è andata un granché bene”. E’ un pensiero molto anni ’70, pensi che ci siano timidi riverberi nel 2016 di tutto quel movimento culturale?
Andrea:
anche anni ’90, molte cose ho provato a renderle comuni.

Era un pensiero sulla collettività che negli anni ’70 esisteva forte e chiaro…
Karim:
ed è anche fallito miseramente, facendo dei danni enormi a livello sociale, secondo me. Io credo che l’Italia sia stato l’unico paese – diversamente da Francia, Germania, Olanda e Nord Europa, in cui forse gli anni ’70 hanno creato più danni che cose positive, a differenza degli anni ’60. Quindi, di questa visione molto anni ’70 della collettività, se ne parla anche come fallimento allo specchio. Da un punto di vista politico, sociale, antropologico, in Italia ha fallito completamente. Negli anni ’60 c’era una visione più misera, ma anche più ingenua, gli anni ‘70 hanno visto nel contesto socio politico le peggiori merdate mai fatte. Abbiamo visto poi i personaggi anni ‘70 che fine hanno fatto… tutta gente da mettere al muro, secondo me.

Tipo?
Karim:
non scordiamoci di un certo Maroni che faceva parte di un certo tipo di antagonismo; una parte di lotta continua io credo abbia fallito miseramente, ed abbia costituito poi la vera borghesia degli anni ’80 – 90’. Negli anni ‘70 andava al grido di una visione sociale ed economica completamente diversa da quello che avrebbero fatto 15 -20 anni dopo, ovvero occupare spazi televisivi, farsi la barca di 22 metri. L’unico che vedo come riferimento è Sofri, che ha pagato per tutti, mentre gli altri sono andati nel culo celermente. Noi veniamo molto dagli anni ’70 sotto quel punto di vista, abbiamo ben presente sia per i nostri genitori, i miei, di Ufo, di Andrea, Franco Serantini (ragazzo cagliaritano morto a Pisa dopo la cariche della polizia, durante una Manifestazione nel 1972).

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Andrea: i miei erano operai, io li idolatro come esempio e coerenza politica massima, si sono sposati prestissimo, sono scappati dalle famiglie, hanno fatto un figlio immediatamente: eccolo qua! Facevano gli operai a cavallo tra i ‘60 ed i ‘70, facevano politica, allora tutti facevano politica,  quello era il lato bello. Quello meno bello è il grado di usufrutto che c’è stato di quella classe di persone meno colte, che sono state poi mercificate… “e compratelo il divano in tinta, ce la puoi fare è a rate”. Sono passati dal dover fare la rivoluzione, a comprarsi il divano in tinta con le tende. Questo non è lontano anni luce da noi, arriviamo proprio da quella generazione. Siamo differenti dalla generazioni di rapper che c’è ora, noi abbiamo visto un altro mondo sin da piccoli, che abbiamo nel DNA. Siamo Molto critici rispetto a quello che è accaduto in un certo tipo di controcultura.
Karim: pensiamo a quello che ha scritto Giuliano Ferrara nei suoi editoriali e a cosa ha fatto dopo…
Ufo:
la cosa che accomuna politicamente tutti e tre è una visione molto anarchica, un centro sociale; se fossimo stati in quei tempi saremmo stati più gruppettari.
Karim:
è un filo conduttore, un imprinting anarchico che c’è dall’adolescenza, non quello della A cerchiata, ma una certa visione di cosa è, o dovrebbe essere lo stato, la negazione dello stato, cose che ci hanno cresciuto, che sono molto slegate da una certa sinistra italiana.

In “Pisa merda” la provincia crea dipendenza, se non ci sei nato non puoi capire. Citate la provincia ma cosa pensate di Milano? C’è un posto in cui siete stati e che ritenete a dimensione umana?
Ufo:
crea dipendenza in tutti i sensi, a Pisa l’eroina ha picchiato giù pesantissimo.
Andrea: crea dipendenza perché molti dicono “Me ne vado” ma poi…
Karim:
io ho vissuto per un anno a Roma.
Ufo:
si può rimanere provinciali girando il mondo, rimane un mezzo di paragone comunque, per quello crea dipendenza, io sono a nato a Marina di Pisa, se poi vado a NY mi rimarrà sempre il paragone.
Karim:
Milano, per esempio, la conosco molto bene, da tanto e pretende tanto, è l’unica città veramente internazionale che abbiamo in Italia, che si può avvicinare ad una Berlino o Londra, uno stile di vita in cui viene premiata la lealtà, l’impegno, la dedizione anche per se stessi, verso il fatto di farsi il culo e prendersi tre quarti d’ora per andare al lavoro. L’ho scoperta anno dopo anno, anche da un punto di vista architettonico ed artistico, è molto bella, un’idea che all’inizio non avevo, Milano è molto nascosta, ci ho messo anni per capire dov’erano le cose belle, l’idea che avevo erano i Navigli. Tutti i miei cugini sardi a 18 anni sono partiti e venuti a Milano. C’è sempre stato un po’ un litigio coi parenti di Sassari (quelli di Cagliari sono rimasti in Sardegna), hanno visto questa gabbia dorata che è la Sardegna, una provincia messa ad isola con posti bellissimi che ti fanno vedere i confini ancora più stretti. “Come , abbandoni la Sardegna per andare a Milano?” Ho capito quando mi dicevano che Milano era bella e ci si stava bene, ci ho impiegato 15 anni per trovare la sua bellezza, anche se non riuscirei a viverci.
Andrea:
Milano la conosco da quando ero piccolo, mia zia abita qua, a Milano voglio molto bene ed è l’unica città dove mi trasferirei… anzi, anche Bologna.
Ufo:
io rimango tenacemente in difficoltà in luoghi superiori a 100.000 abitanti, dentro i 100.000 di posti ne ho trovati diversi, parlando di Ville Lumiere direi Torino.

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Ufo, mi citavi Torino, c’è un omaggio incredibile a Torino con “San Salvario”, e un omaggio  anche alla new wave, c’è un basso pazzesco all’inizio, ma musicalmente finisce un po’ nella  world music. C’è stato qualcosa di temporale che legate alla Torino negli anni ‘80 sino ad’ora o è solo una scelta stilistica?
Andrea:
sì, finisce con musica Afro perché anche San Salvario sta finendo nell’Afro!
Karim: sì,un po’ Talking Heads, Vampire Week  End, una scelta new wave un po’ più world.
Ufo: è un esperimento, si parte dalle cose un po’ scheletriche new wave, i nostri riferimenti musicali sono molto qui.
Torino è una città che racconti con piglio cantautorale, la nostra formazione musicale è estremamente esterofila, lì ci stava bene un pezzo così, che poi devia e prende un’altra via.
Andrea: Torino è la Gotham City italiana, è scura e dark, c’è il triangolo esoterico, è una città di punk, c’e una scena hardcore italiana, faceva ridere partire da quello, e poi andare a definire quello che è ora San Salvario.

L’altra cosa che mi ha colpito un sacco è il finale di “Andrà tutto bene”, che sembra un po’ una ghost Track, anche se legata, mi sembra un finale inedito rispetto a tutto quello che avete fatto fino adesso, sia come musica che come cantato. Andrea, io non ho riconosciuto la tua voce, quello che mi ha colpito di più è che mentre invitate a fare silenzio, a me si sono drizzate le orecchie per questo connubio. Come cercate il vostro silenzio? Vi chiamate anche Zen Circus, volevo capire se qualcuno di voi fa pratiche zen o è solo un nome, o comunque cosa c’è di Zen negli Zen Circus?
Andrea:
è il pezzo più dark che abbiamo mai fatto, noi siamo dei darkettoni.
Sul nome Zen Circus vuoi la vera, vera, vera, verità????

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Sì, la voglio tutta 🙂
Andrea:
è tristissima…. !!! Correva l’anno 1994 e Marco Bellonzi, l’uomo che chiamò la band “Zen”, l’uomo che suonò negli zen 12 minuti, arrivò con questo nome, dicendo che era il raggiungimento del nirvana, e nel ‘94 indovina un po’ cosa si ascoltava? I Nirvana!
Ufo:
Zen? Boh va beh teniamocelo…. Poi venne fuori che c’era un altro gruppo di Roma che si chiamava Zen, erano i figli dei fratelli De Angelis, ci obbligarono a cambiare il nome. “Circus” l’abbiamo aggiunto nel 2000.
Andrea:
poi un amico, un giornalista, ci chiese: “Ma Zen Circus arriva da “Metal Circus” e “Zen Arcade” degli Hüsker Dü ?” e noi in coro “Certo!!!!!!”.
Su Wikipedia c’è questa versione … quando tu scriverai la verità dovremo sostituirla.
Ufo:
per quanto riguarda la nostra ricerca sul silenzio c’è ambivalenza, c’è un’imposizione del silenzio, ma anche una richiesta, è un climax del disco che si stempera, è come un ordine che il protagonista della canzone impartisce alle voci che ha nella testa, ha bisogno di fare tabula rasa, un po’ lo implora un po’ lo chiede. Io, la mia pace la trovo nello spazzare.

Beh “Samu” – fare le pulizie- è una pratica nei monasteri Zen!
Ufo: ah! E poi le attività forestali, potare, tagliare l’erba…
Karim
: io sono un po’ ossessivo compulsivo, mi piace mettere in ordine, è un discorso di ordine mentale. Se vado ospite in una casa per più di una notte, devo pulire il lavello. Sono stato abituato per anni a vivere nello sporco per forza, perché a 18 anni andai via di casa e si stava in queste case un po’ fatiscenti, è legato anche a quello. E poi camminando.

Ecco nei monasteri zen c’è anche la meditazione camminata!
Andrea: come faccio silenzio? Solo quando dormo perché bevo, io sono un nevrotico patentato, non credo allo spirito zen…

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Peccato! Ma invecchierai abbastanza per trovarlo!
Ufo: ah bello!

Sono scaduti i due anni dal raduno Villa Inferno – Musica per autocarri e Petardi. Avete in previsione di rifarlo?
Karim: sì, è stato un problema di circostanze, a settembre non era possibile farlo.
Ufo: lo rifaremo senz’altro.
Andrea: obbligatorio.

Ultima domanda per Andrea: a distanza di un tre anni da “Il Testamento” che ho percepito come strabordante, qualcosa da buttare fuori, differentemente dall’ultimo degli Zen in cui trovo una modalità di testi più moderata, più una lettura all’esterno che all’interno…
Andrea: ma sai che il testamento, più passa il tempo, più me ne parlano, quando era uscito …nì… Il testamento era un disco che dovevo fare, un concept sulla famiglia partendo dalla mia, intervistando cari per poterne parlare… è stata una follia che non farò mai più. L’ho fatto, pensavo fosse terapeutico, invece sto peggio di prima.

Veramente? Avrei detto invece che dopo quell’attraversamento potessi stare meglio
Andrea: sono più sereno però non starò mai bene, non mi interessa, la trovo una cosa molto borghese.

Questo però è un pensiero non è un’emozione…
Andrea: cerco di reagire abolendo le emozioni, se ce la faccio, meno emozioni e più pensieri! Le emozioni mi fanno perdere tempo e non sto scherzando, se lo dici così sembri pazzo, ma bisogna studiare e scrivere, imparare e scrivere, e lucidità.

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Photo credits: Claudio Modonese

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Un pensiero riguardo “La vera vera vera verità svelata degli Zen Circus sul loro nome, che farà cambiare la versione di Wikipedia

    […] di sold-out, che ha promosso il recente album Hellvisback. Altre punte di diamante saranno gli Zen Circus, che hanno pubblicato da pochi mesi l’ottimo album La Terza Guerra Mondiale e gli Ex-Otago, che […]

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