Paolo Bonfanti & Fabio Marza Band – Nightmare a Cantù

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Articolo di Giuseppe Spanò Greco Immagini sonore di Antonio Spanò Greco

Il 20 gennaio nel locale dello storico “all’1,35 circa…” in quel di Cantù, in una gelida notte di un inverno, per molti, da incubo, si sono fuse le gesta di un pezzo di storia del blues italico e di un brandello di quella fucina di giovani ed eclettici musicisti del più recente blues nostrano.

Paolo Bonfanti, frequente ospite dell’amico Carlo, noto ed apprezzato conduttore di questo anfiteatro notturno, ha incrociato le note delle corde della sua chitarra con quelle del nuovo amico, Fabio Marzaroli, mescolando le proprie sonorità e sensibilità a quelle della Marza Blues Band.

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Nelle quasi due ore di esibizione, una dopo l’altra, si sono potute apprezzare le perle sonore di Paolo e Fabio. Se di Paolo credo non si possa aggiungere molto a quanto più e più volte è stato scritto e celebrato dal punto di vista artistico, voglio esprimere la più grande stima  e ammirazione per l’umiltà e umanità che è costantemente capace di offrire. Secondo me queste caratteristiche appartengono a poche persone e sono quelle che le rendono grandi prima ancora che grandissimi musicisti e Paolo è senza dubbio alcuno tra questi. Nessun amante del blues può permettersi il lusso di non conoscere Paolo Bonfanti per la sua storia, la sua musica e le innumerevoli partecipazioni e collaborazioni anche in campo internazionale. Si potrebbe parafrasare “no Paolo no blues” e non sarebbe fuori luogo.

Altri interpreti di questo “incubo” apparente sono i componenti della Marza Blues Band, gruppo che vede impegnati Fabio Marzaroli (chitarra e voce), Greta Bragoni (voce e cori), Fabio Mellerio (basso) e Max Ferraro (batteria). Nell’occasione, ai brani di Paolo hanno alternato le composizioni del nuovo album “Nightmare”, appunto. Il titolo deriva dal furto di tutta la strumentazione subito nel corso del loro tour a Roma, ma il loro lavoro è tutt’altro che un incubo ed è già stato celebrato dalla rivista Il Blues.

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Non voglio, quindi, indugiare sugli aspetti tecnici, ma voglio sottolineare la prestazione di un gruppo ben amalgamato che ha trovato nella giovane Greta una voce decisa, credibile e già capace di esprimere l’intima sofferenza e l’inaspettata gioia del blues. Di Fabio alla chitarra non si può che sottolinearne la coinvolgente espressività  e la poliedrica capacità di variare ritmi e canto così come vorrebbe la migliore tradizione blues con tutte le sue contaminazioni e varietà espressive. Della sezione ritmica si deve apprezzare la capacità di coinvolgere il pubblico per la semplicità e nello stesso tempo per la decisione con cui crea un solido e corposo background ritmico, senza strafare ma con una puntualità “svizzera” ed un’armoniosità che appartiene, di solito, ai grandi interpreti di questo genere.

Si capisce che la fusione non è stata “a freddo”, ma al caldissimo suono di grandissimi blues e se la storia non avesse fatto nascere gli interpreti di questa magica serata in periodi diverso e maturare con esperienze chiaramente  diverse non si sarebbe assolutamente percepito che Paolo e la Band suonavano insieme forse per la prima volta. Ma questa è forse la magia del blues. Si è passati, solo per citare alcuni dei tanti brani proposti, da “Nightmare”, primo brano dei Marza a “Takin’ a Break” di Paolo e da “Hold On” della Band a “Second World” di Bonfanti o da “Mistery Train” allo strepitoso “Slow Blues For Bruno” in cui i due chitarristi si sono cimentati in focosi e urlanti assoli.

Non è stato facile abbandonare la compagnia alla fine del concerto, ma grazie alla generosità di cotanti calorosi e entusiasti musicisti la nottata brianzola non è sembrata più così fredda e appena raggiunta l’auto l’avvio dei cd appena acquistati ci ha scaldato fino a casa. Grazie per le intime emozioni che sapete regalare e, promesso, ci incontreremo ancora.

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