Sono una specie di Claudio Villa – l’intervista a Edda

Postato il Aggiornato il

Intervista di E. Joshin Galani

Edda non è da comprensione razionale, non è da analisi logica, Edda è da accogliere come un bambino, puro nel suo essere cristallino. La sua sincerità è totale, completamente senza filtri, per questo ispira una tenerezza, un’intensità emotiva da accogliere a mente sgombra. Coi suoi testi sa arrivare dritto al cuore perché è da lì che attinge per esprimere i suoi pensieri, è da lì che sa anche fracassare, dare pugni allo stomaco, non trattiene e lascia che tutto sgorghi. Non c’è veramente differenza tra i due aspetti, perché, come lo yin e lo yang non sono visioni di giudizio, ma semplicemente due manifestazioni della stessa energia.

Lo incontro in occasione del suo show case di presentazione milanese, è in una stanza, col bisogno di stare quieto e lontano dalla folla. Mi ispira un grande senso di protezione, ed ho quasi timore a tenerlo occupato con le domande perché una parte di me vorrebbe assecondare quel suo bisogno di stare “riparato”.
Edda è di una dolcezza ed una spontaneità infinita, ecco cosa ci siamo raccontati…

Dal 2009 anno di uscita di “Semper Biot”, al 2017 con “Graziosa Utopia”. Come vedi il tuo excursus musicale e personale da allora ad oggi?
Io non lo so cosa sto facendo… non lo so davvero, è tutto di pancia quello che accade… faccio… e poi ho ripreso a cantare i mantra Hare Krishna al mattino.

Mi chiedevo infatti se ci fosse stato un lavoro vocale, emerge una vocalità più “chiara”. L’album è prodotto e suonato da Luca Bossi e Fabio Capalbo, i “Furore uterino” come li definisci nei live, come avete lavorato su questo progetto?
Io porto le canzoni, melodia e testo, gliela canto con la chitarra, me le arrangia lì per lì, ed è in quel momento che mi rendo conto se siamo sulla strada giusta o no Dopodiché se il pezzo gira ritmicamente, tutto il resto viene di conseguenza. Ho presentato 23 canzoni, sul disco ne sono andate 10, significa che la metà dei provini sono stati bocciati da me, ma quando sono belli e mi piacciono, poi tutto il resto lo fanno loro.

Ma la scelta dei brani che hai tenuto, a cosa è legata?
Testi e melodie non si toccano, piacciono a me, li presento. Quando la batteria suona, c’è il ritmo giusto, da lì so che una canzone funziona. Se non si ingrana dal punto di vista ritmico, lascio da parte.

Sei riuscito a coinvolgere Fedone (ndr. Federico Dragogna) – solitamente piuttosto schivo a cantare – nei cori in “Spaziale”. Mi racconti come?
E’ bravissimo… minchia ma come canta… ha fatto il provino di “Spaziale”… tre secondi… Federico è veramente completo: canta, compone, arrangia, sa suonare. Non so come ho fatto a convincerlo, si vede che la canzone gli piaceva. Registravo la voce nello studio dove provano loro, mi sono lanciato!

“Spaziale” – anche parzialmente “Benedicimi” – ha un sapore anni 60, molto tv in banco nero tipo Canzonissima, quei filmati che si vedono su Rai3; ma direi che tutto il disco, rispetto ai lavori precedenti si discosta dal rock per ammorbidirsi nel pop, o virare nella disco con “Un pensiero d’amore”. Un desiderio di addolcirsi musicalmente?
Calcola che quella è la cosa che quando avevo sette anni vedevo in tv, quelle robe lì, io sono del ’63, ho vissuto tanto di musica da bambino, in quel tempo c’era una gran musica.
C’è un po’ il ritornare alla canzone d’amore nel senso più classico. Per me le canzoni sono quelle, io da bambino ho sempre sentito canzoni d’amore, e scrivo quella roba lì… roba che ti sta nella pancia.

Rispetto agli altri dischi, mi sembra che l’amore sia il “leitmotiv”…
Si, sono una specie di Claudio Villa.

L’amore in assoluto è l’argomento del disco, ma, alla “Edda maniera” è sempre in qualche modo stropicciato e malmenato
E’ il mio modo di vivere l’amore, le mie perversioni, i miei lati oscuri…

Si, viene tanto fuori in “Signora”. C’è un’apertura d’amore, ma il finale non lascia scampo: “quando avrò finito di mangiare ti pugnalerò alla schiena…”
Si è tutto contro la fedeltà, è come un ragionamento all’incontrario, non so perché l’ho scritta così, avevo voglia di essere Sebastiano Contrario.

Beh non sembra che il tuo modo di scrivere venga fuori da un raziocinio…
Si, più dalla pancia, dall’istinto, dal mio lato scuro. Sembra un motore al contrario, ma è quello che sento dentro.

E questa  figlia del demonio a cui viene richiesto di benedire?
Quella canzone è nata come una ballata, non aveva questo vestito ritmico. Avevo pensato a Capossela, che conosco, poi è emerso questo arrangiamento completamente diverso, di un altro settore di musica, un’altra pagina musicale. E’ un testo che mi piace.
Ho scritto solo un testo brutto, che reputo una cagata di testo ma non ti dico qual’è…

Ti prego, non puoi lanciarmi questa cosa e non dirmelo!
“Picchiami”, la prima frase… “picchiami se vuoi l’amore sai costringermi“ sì è Eddiana, ma poi… invece questo pezzo di Sant’Antonio, la sorella, la figlia, mi è venuto così… se mi vengono chiudo il pezzo e tengo, se non mi vengono… è un incubo se non riesco a trovare le parole…

Beh, forse è il tuo modo di comporre…
Si mi viene la melodia, ed in quel momento lì, siccome devo cantare, non posso fare dei muggiti! Le prime parole che mi vengono in mente le butto dentro, ed a volte trovo delle belle cose, l’importante che arrivino in fretta, se no perdo il momento e finisco senza parole.

In mezzo a tante oscurità, “Zigulì”  è forse l’episodio più leggero e fiaba del disco…
Si, è leggera e maliziosa… “scendimi in gola” non sto pensando alla caramella.

Sì sì, si intuisce 🙂 
Sembra una canzone per bambini che parla di una caramella, ma dietro c’è il lupo nero. E’ vissuta così, ho sempre pensato di voler scrivere canzoni alla Cristina D’Avena, ma per un pubblico adulto.

C’è una forte ‘impronta Eddica” anche nella costante di parlare di te sempre in prima persona femminile…
Parlo sempre di me come se fossi una donna, si vede che ho bisogno di parlare così, non lo so…
Gli Hare Krishna dicono che l’anima è femminile, noi tutti siamo anime, il nostro genere è femminile, se lo dicono anche loro va benissimo, è un’esigenza mia.

Di cosa parla “La liberazione”?
Me lo chiedo anch’io! (prende i testi in mano e cita) “vuoi veramente veramente la liberazione o stai cambiando nome”

Anche negli Hare Khrisna si cambia nome?
Sì sì, ti danno il nome spirituale… (riprende i testi) che poi era “La tua figa sulla faccia“ e non “la tua paura è sulla faccia” maledetti, me l’hanno fatta cambiare… era bellissima…

Beh l’impatto è notevole… puoi sempre organizzarti nei live col cambio!
Comunque… non so di che cosa parla, ma lo ritengo un testo ispirato perché ci sono queste immagini… va beh manca la figa sulla faccia.

Era il perno di tutta la canzone?
Sì, esatto, e poi ce l’ho con i rumeni, avrebbe dovuto esserci “dalla Romania non ti dovevano far uscire” e invece qui c’è “dalla mia follia non ti dovevano mai fare uscire“.

Cosa ti hanno fatto i rumeni?
Ma niente, mangiano forse un po’ troppo aglio alla mattina, ma no niente… era bella perché era scorretta da un punto di vista morale. Sai quelle cose brutte che uno ha, il razzismo… ed emerge che sei una merda pure tu… non sono riuscito ad esprimere questa cosa, peccato.

Qualche anno fa lamentavi l’inizio dei concerti tardi, il bisogno di dormire. Com’è il tuo tempo oggi senza i ponteggi?
Minchia, io mi alzo alle tre del mattino, fammi andare a dormire no? Io suonerei al pomeriggio. Mi piace alzarmi presto e per me la giornata finisce alle dieci, anche se non ci sono più i ponteggi. Io andrei a letto alle 20 o 21, tanto non devo fare niente. In televisione non c’è niente tranne il mercoledì che c’è “Chi l’ha visto” .

C’è sempre una “milanesità” nei tuoi testi
Sì anche se io avrei voluto nascere a Genova, mi piace Genova, vivrei a Genova

Sei riuscito a distruggere la tua poesia dal vivo in “Sai Bene”, mettendo Inganni Bisceglie  e pensavo “no, non può fare questo, è in grado di fare liriche pazzesche e poetiche e fa giochi di parole sulle fermate del metrò meneghino”
Mi spiace… Sì anche perché lei viveva tra Inganni e Bisceglie, è una cosa legata a questo posto ed a lei.

Ultima domanda dalle donzelle rivolte al tuo merchandising: anni fa ti chiesi di fare le T-Shirt sciancrate, quest’anno le hai fatte ?
Sì le abbiamo fatte, anche se ho un po’ paura questa volta, vista la copertina.

Ecco, bravo… e a proposito del rebus della copertina?
Io la copertina non l’ho capita, è difficile da capire, praticamente, la ragazza si guarda in mezzo alle gambe, e pensa che l’dea di mantenere la sua purezza sia una “graziosa utopia”. Credo di aver capito così…

E l’arancio
Pare sia il simbolo della purezza

Secondo quale tradizione?
Ma che ne so…

Crediti immagini:
[1,6] Stefania Villani
[3] disegno di Davide Toffolo
[2,4,5] Elena Agnoletti

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