Edda – Graziosa utopia (Woodworm, 2017)

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Articolo di Eleonora Montesanti

Tutte le volte che esce un disco di Edda inizio le mie recensioni allo stesso modo: tutte le volte che esce un disco di Edda ci si ritrova a dire che è il suo capolavoro. Dopo l’intimo e distorto Semper Biot (2009), il crudo e fragile Odio i vivi (2012) e lo spietato e sincero Stavolta come mi ammazzerai (2014), anche il nuovissimo Graziosa utopia non è da meno. Si potrebbe dire, dunque, che ogni disco di Edda è un regalo. Sia per noi, sia soprattutto per lui stesso. Soprattutto nel caso di quest’ultima uscita Edda ce la mette davvero tutta per trovare un filo conduttore in un utopico ottimismo: fattela passare, è questo il messaggio che l’artista milanese ci tiene a far rimbalzare sui disagi, sulle paranoie e sulle paure di cui è colma la quotidianità.

L’Edda che, alla sua maniera, cerca di dialogare coi suoi demoni approcciandosi con una certa leggerezza ha sorpreso noi, ma sono quasi certa che abbia sorpreso anche loro, poiché nessun altro dei suoi dischi precedenti era così intriso di una sincera voglia di provare a cambiare, anche se in questa serenità Edda appare un po’ titubante e continua a guardarsi le spalle.

Le dieci tracce che compongono il disco sono tutte meravigliose, gli arrangiamenti a cura di Fabio Capalbo e Luca Bossi sono fluidi, semplici e potenti, mentre i testi sono intrisi di immagini dove strazi e gioie hanno imparato a convivere. Ma d’altronde a Edda non è mai piaciuto dare spiegazioni, a lui piace mostrare, con sincerità e senza alcun filtro.

Il disco si apre con Spaziale, un pezzo che aggettiverei proprio col suo titolo, se non apparisse ridondante. Un uso della voce magistrale, da pelle d’oca, che ricorda davvero le migliori interpretazioni di Mina. Il secondo pezzo è Signora, brano incentrato sull’equilibrio tra amore incondizionato e fedeltà; l’arrangiamento è piano-centrico e sintetico, il ritornello è uno dei più belli dell’album. Si procede con Benedicimi, una bomba a orologeria, non si sentiva niente di così violentemente sensuale dai tempi di Strategie degli Afterhours. Il quarto pezzo è il fiore all’occhiello dell’album, è dolce e adorabilmente naif e, messo dopo tre pezzi così imponenti, è quello di cui abbiamo bisogno: Zigulì, tenerezza, atmosfere ovattate e una citazione su Chi l’ha visto.

Fuori dal quadrato delle meraviglie ci sono naturalmente altri pezzi che è necessario citare, come Un pensiero d’amore, canzone mozzafiato in cui si riversano le due facce di Stefano Edda Rampoldi: violenza e sincerità. Arrangiamenti a tratti elettronici sostengono un uso della voce quasi immateriale. La liberazione, invece, è un ago sulla guancia, tremendamente doloroso e vissuto da un punto di vista straziante. Ciò nonostante è una delle canzoni più terapeutiche dell’album.

Verso la chiusura troviamo Arrivederci a Roma, un brano divertente e ironico in cui Edda and co si sono davvero divertiti, con suoni e parole. Il ritornello ha un non so ché di alieno.
Graziosa utopia si chiude con Il santo e il capriolo, un accostamento insolito che sottintende una sorta di testamento identitario, sincero e delicato, in cui il cantautore si racconta nell’unico modo che sa fare: con la Verità.

Non solo di Edda non ci annoieremo mai, ma filtrare l’esistenza attraverso la sua musica la rende un po’ più graziosa e piena di Bellezza.

Tracklist:
01. Spaziale
02. Signora
03. Benedicimi
04. Zigulì
05. Brunello
06. Un pensiero d’amore
07. Picchiami
08. La liberazione
09. Arrivederci a Roma
10. Il santo e il capriolo

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2 pensieri riguardo “Edda – Graziosa utopia (Woodworm, 2017)

    Ancex (@Ancex) ha detto:
    17 marzo 2017 alle 18:48

    Ottima recensione!

    Edda @ Serraglio, Milano – 17 marzo 2017 « Off Topic ha detto:
    21 marzo 2017 alle 01:06

    […] “Graziosa utopia” è stato un disco molto atteso per varie ragioni. Il successo di “Stavolta come mi ammazzerai” è stato meritato, ma senza dubbio inatteso, considerando che i due precedenti lavori solisti dell’ex Ritmo Tribale avevano raccolto pareri discordanti e, in generale, non avevano goduto di grande visibilità. […]

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