TUTTI SU PER TERRA! Con gli Eugenio in Via di Gioia

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Presentazione del disco all’Arci Ohibò di Milano, 24 aprile 2017

Articolo di Eleonora Montesanti, immagini sonore di Arianna Guastini

Tra i nuovi fenomeni della musica italiana indipendente, gli Eugenio in Via Di Gioia sono indubbiamente i miei preferiti. Giovani, freschi, autentici e illuminati.
Seguo il loro percorso artistico fin dagli esordi, fin dal primo ep, uscito qualche anno fa e che da subito ha messo nero su bianco le basi di un’identità musicale unica e molto ben definita. E’ davvero bello, dunque, vedere che il loro è un cammino di enorme crescita: l’album di debutto Lorenzo Federici ha dato la possibilità di identificare i loro punti di forza, l’empatia, l’ironia, di canalizzarli in live energici, divertenti e indimenticabili. Tutto questo ha dato vita, con estrema naturalezza, a un vortice di ascoltatori appassionati che è bello incontrare sempre più numerosi, concerto dopo concerto.


Tutti su per terra, il nuovo album uscito ad aprile, è per questioni anagrafiche indefinibile come “il disco della maturità”, ma ci si avvicina molto. Storie cantate, melodie orecchiabili, ironia e teatralità rappresentano i filtri per guardare il mondo da una prospettiva rovesciata. L’immaginario della band torinese è stralunato, come il suo modo di relazionarsi col mondo, si basa sempre su un forte legame tra leggerezza e bellezza.


Non è facile, di questi tempi, essere dei musicisti felici. Spesso la musica è un luogo in cui rifugiarsi per disperarsi, compiangersi e poi rialzarsi. La chiave di lettura per i brani degli Eugenio in Via Di Gioia giunge alla stessa riflessione tramite una modalità diametralmente opposta: colori e allegria. La cosa pazzesca è che, ascoltando questo disco (o, ancora meglio, andando a un concerto), il risultato è lo stesso: la musica è sempre una terapia bellissima.
Riguardo alla data di Milano, infatti, non mi viene in mente nessuna parola che non sia quantomeno un sinonimo di festa.


Complici le brillanti aperture di Bonetti e degli Ongaku Motel, l’Ohibò era gremito di persone che hanno contribuito a trasformare il concerto in qualcosa che mi è capitato di vedere poche altre volte: ci siamo ritrovati da un momento all’altro in una dimensione parallela in cui era impossibile non sorridere costantemente, non sentirsi legati l’un l’altro da qualcosa di molto forte. Più che un concerto è stato un incontro. Un incontro tra la parte migliore di tutti noi.
E allora lunga, lunghissima vita agli Eugenio in Via Di Gioia!

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