Geir Sundstøl – Esplorazioni senza confini

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Articolo di ElleBi e James Cook

E’ una svogliata e afosa serata estiva padana. C’è un disco, però, che attira la mia attenzione: si tratta di “Langen Ro”, la pubblicazione più recente di un musicista Norvegese, Geir Sundstøl.
In copertina spicca il nome della casa di produzione, Hubro, etichetta che so essere di impronta jazz, ma decisamente aperta alle contaminazioni.
Penso che questo sia il momento giusto per dedicarmi all’ascolto e per concentrarmi al meglio spengo le luci…

Quando le note del primo singolo, quello che da il titolo al disco, mi avvolgono ipnotiche dilatate, e sinuose, d’istinto non posso che chiudere gli occhi e abbandonarmi ad un rilassante ritmo cadenzato. A sorpresa, nel frattempo, diversi cambi di ritmo arrivano ad alternarsi: a tratti inquietanti, si fanno poi via via più energetici, vivaci, incalzanti.


Mi arriva una densità incredibile di contenuti concentrati in un solo pezzo, quasi come se l’essenza di Geir fosse già riassunta in questi pochi minuti. In realtà, scopro poi che ogni traccia è la tappa di un viaggio in cui chi ascolta è invitato ad entrare in una dimensione immaginifica personale: c’è spazio per influenze della musica indiana, per un approccio vuoi onirico, vuoi dolcissimo, o profondamente meditativo e cinematico come in “Bek”. Una melodia, quest’ultima, che incede, ripetendosi con struggente intimità, rendendola senza dubbio la mia traccia preferita.

Una spiccata propensione per il mondo della celluloide mi risulta evidente anche nella rilettura quasi hawaiana di “Tony’s Theme”, composto originariamente da Giorgio Moroder per la colonna sonora del celebre film “Scarface”.
A fine disco, è quasi urgente il bisogno di tornare ad immergermi in note così particolari…
Mi accorgo che, regalandomi attimi di dialogo pacificato con me stessa, sono riuscite veramente a rigenerarmi.
Sono davvero incuriosita, voglio saperne di più del disco e soprattutto di questo musicista.

Apprendo così che Geir, nonostante ventotto anni di attività, è solo al suo secondo album da solista, ma ha al suo attivo un corposo bagaglio di importanti collaborazioni avendo contribuito a più di 260 versioni in studio di artisti norvegesi, svedesi e americani. Ciò che spicca nella sua musica, è la voglia di esplorare partendo da basi che possono essere jazz, folk nordico, ambient per arrivare ad offrire suggestioni inaspettate e profondamente  empatiche. In primo piano nell’album c’è il suono ammaliante della sua pedal steel guitar che si arricchisce della presenza di batteria, tastiera, basso, ma anche di una miriade di altri strumenti: timpani, cembali, triangoli, campane satellitari, shekere, cowbells, banjo, moog, tanto per darvi un’idea…

Davvero un ascolto particolarmente stimolante, che da subito penso potrebbe avere nella dimensione dal vivo la sua espressione più affascinante.
Documentandomi, scopro che Geir, dopo il concerto del 4 luglio al Ravenna festival, farà tappa la sera successiva in provincia di Lecco, nell’ambito del programma di Suoni mobili 2017 .
Naturalmente noi di Off Topic non ci lasciamo sfuggire l’occasione di essere presenti a questo intrigante appuntamento musicale…

Nella suggestiva località collinare di Sirtori (Lc), con il palchetto collocato davanti alla Chiesina dell’Assunta di fronte la villa dei conti Besana, in un silenzio irreale (a parte un tappeto sonoro di cicale che non ci abbandonerà per tutto il concerto), Geir Sundstøl si siede nella sua postazione davanti alla pedal steel guitar, circondato da marchingegni elettronici per gestirne il suono.
Le sonorità della serata non sono le stesse del recente disco, qualcosa evidentemente non si riesce a riprodurre dal vivo, ma soprattutto c’è l’apporto di Fabio Mina, brillante musicista e studioso di strumenti a fiato romagnolo, che lo accompagna nelle due date di questo mini tour italiano. Dal secondo brano non lascerà più solo il chitarrista norvegese, accompagnandolo con flauto, duduk (oboe armeno), khaen (organo a canne thailandese) e scacciapensieri.

Quella di Geir è musica senza confini, che, con le sue suggestioni, ci consente di fluttuare oltre la calda serata brianzola. Raggiungiamo così il fresco degli ampi spazi scandinavi, per ridiscendere, infine, verso il mediterraneo attraverso gli strumenti etnici suonati da Fabio.
Le atmosfere scorrono liquide, Geir concentratissimo passa in diverse occasioni al dobro, continuando a gestire gli effetti elettronici, un viaggio che – ci accorgeremo poi – durerà oltre un’ora senza soluzioni di continuità, fino al liberatorio applauso finale, quasi un plebiscito  che riporta naturalmente i due musicisti in scena per un breve, piacevole, fuori programma.

Geir rimarrà impenetrabile, sorridente, ma senza praticamente parlare per tutta l’esibizione, anche se visibilmente soddisfatto dell’apprezzamento di un pubblico attento e partecipe.
Sbirciando la scaletta, a fine serata ci rendiamo conto che i brani suonati sono stati 9, per la maggior parte tratti dal suo primo disco solista “Furulund” del 2015, ma soprattutto  che la magia di queste note ci rimane ancora dentro  anche quando, sfilato quasi tutto il pubblico, tolte le sedie, resta solo un prezioso silenzio a farci compagnia.
Nel buio torniamo a scendere la collinetta sotto uno splendido cielo stellato, la luna quasi piena illumina la notte riprendendosi la scena che era stata monopolizzata dalle ipnotiche vibrazioni scaturite dai  suoni di un  geniale “ragazzo” norvegese …

Mentre camminiamo, ci accomuna un sorriso complice che, senza parole ci dice quanto sia un privilegio  appartenere ad un mondo di instancabili curiosi che, grazie anche all’apporto di associazioni come Musicamorfosi (ed al suo direttore creativo Saul Beretta) hanno modo, in questo scampolo di estate, di scoprire ogni sera un luogo e un concerto in cui nutrirsi di nuove emozioni.

Immagini sonore di Maurizio Anderlini per Suoni Mobili.

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