Articolo di Simone Nicastro immagini sonore di Stefania D’Egidio

Doveva essere una festa e una festa in effetti è stata. Il “Giò” è tornato nella sua Milano per una data del “La Mia Generazione Tour” (a seguito dell’album omonimo dell’anno scorso – recensito qui – e tra l’altro inserito anche nella mia classifica dei migliori album del 2017) con l’intento non solo di celebrare dal vivo quel decennio musicale fenomenale che furono gli anni 90 in Italia, ma di condividerlo sul palco proprio con molti di quegli artisti che lo resero grande e fondamentale (come fatto sul disco del resto).
Poco dopo le 22 Mauro Ermanno Giovanardi e la band composta da Lele Battista alle tastiere, Marco Carusino alle chitarre, Alessandro Gabini al basso e Leziero Rescigno alla batteria, sono saliti sul palco proponendo “Annarella” dei CCCP che può essere considerata a tutti gli effetti un ipotetico ponte tra la fine degli anni 80 e il nuovo che stava per arrivare sulla scena nazionale (Mauro la interpretò anche con i suoi La Crus in quell’altro meraviglioso album di cover che fu “Crocevia”). Da qui in poi sarà un susseguirsi di brani memorabili e comparsate di ospiti/amici: la mia adorata e indimenticabile “Come Ogni Volta” proprio dei La Crus con Cristiano Godano sul palco, a cui poi immediatamente dopo è stato fatto omaggio di “Lieve” dal primo lavoro dei Marlene Kuntz; una versione tirata di Baby Dull cantata con la sua interprete originaria Mara Redeghieri (Ustmamò) in compagnia di Rachele Bastreghi (presente invece sull’album e nel video-singolo dell’anno scorso) che poi si è trattenuta in scena anche per il duetto su “Lasciati” dei Subsonica.

Da qui in poi ogni canzone eseguita è stata accolta da esclamazioni di apprezzamento, cantata in ogni singola parola e applaudita a scena aperta. “Non è per sempre” ha trascinato tutto il pubblico grazie anche alla presenza del “sempre caustico” Edda Rampoldi e “Forma e Sostanza”, con il ritorno sul palco di Godano, ha rifatto (ri)vivere tutta l’energia e la rabbia che albergava nei cuori di quei ragazzi che all’epoca la fecero balzare prima in classifica in anni in cui questo significava vendere decine di migliaia di copie senza avere la spinta di social e youtube di sorta.
“Nera Signora” e “Dentro Me” hanno rimembrato altri momenti importanti della carriera di Mauro Ermanno e della sua ex band mentre “Cose Difficili “ dei Casino Royale e soprattutto  “Aspettando Il Sole” di Neffa e I Messaggeri Della Dopa hanno svelato anche dal vivo la capacità e la totale dedizione del cantante a interpretare componimenti di ogni sorta e genere musicale, anche se apparentemente lontani dal suo stile. Anche i musicisti della band sul palco hanno potuto esibirsi in solitaria: Lele Battista in “Tutti Al Mare” dei Virginiana Miller (gruppo a mio avviso fenomenale e ancora in attività di cui consiglio la discografia intera), Alessandro Gabini in “Ho Mangiato La Mia Ragazza dei La Sintesi (ex gruppo capitanato proprio da Lele Battista) e Marco Carosino perfettamente a suo agio nella difficile “Eppur Non Basta” di Marco Parente. Infine il “Giò”, ritornato sul palco dopo una pausa, ha voluto omaggiare per la prima volta anche gli Scisma con il loro brano di più di successo, “Rosemary Plexiglas”.

Nel raccontarvi la storia della serata ho volutamente lasciato indietro le apparizioni di un ospite particolare: Cristina Donà ha duettato con Mauro Ermanno su “Cieli Neri” dei Bluvertigo, “Huomini” dei Ritmo Tribale e sulla sua “Stelle Buone”. Non paga ha addirittura mimato perfettamente il suono della tromba con la voce nell’ultimo brano/saluto con tutti gli artisti presenti: “Il Vino”, meraviglia scritta da Ciampi ma sicuramente simbolo nei primi anni di vita dei La Crus. L’ho lasciata indietro perché mi piace sottolineare anche in questa occasione che Cristina Donà è un talento incommensurabile che avrebbe meritato e merita tutt’ora ben altro posto nella storia della musica italiana.
In conclusione la serata è stata emozionante e ha scaldato il cuore di tutti i presenti con un mix di memoria e sperimentazione che a ben vedere è sempre stata la cifra stilistica dell’arte di Mauro Ermanno Giovanardi. Questa attitudine ha sopperito anche a quei momenti in cui sono sorte alcune difficoltà di resa dei brani, ma sono consapevole che non deve essere stato molto facile amalgamare tanti cantanti e soprattutto molte canzoni così differenti tra loro e in qualche modo sedimentate profondamente nell’immaginario dei presenti nelle loro versioni classiche. Quindi un applauso sincero a tutti gli artisti che hanno calcato il palco e un arrivederci a presto con altre “feste” e soprattutto nuove canzoni che un giorno potrebbero essere oggetto anche loro di progetti similari. Questo è il mio augurio più sincero e sentito.