Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Stefania D’Egidio

“Noi adesso vi avremmo preparato una sorpresa: è un pezzo che non abbiamo mai suonato dal vivo, una canzone d’amore, molto romantica… siete pronti a cantarla con noi?”. Il boato d’assenso è assordante ma quando parte “Acido Acida” dei Prozac + quelli che erano già pronti a tirare fuori gli accendini, si gettano in un pogo esagitato, che non coinvolge solo le primissime file. È l’unico brano in cui compare la chitarra, imbracciata da Fausto mentre è giustamente Francesca ad occuparsi delle parti vocali.

In fondo ci sta: poco prima hanno suonato “French Fries”, il brano dove raccontano come si sono conosciuti, innamorati e come sono finiti a mettere su un progetto insieme, citando ad un certo punto le reazioni della critica che li ha definiti “nuovi Prozac +”. Ecco, per chiudere il cerchio ci mancava solo questa. La rivisitazione di un brano simbolo della scena rock anni ’90, recentemente tornato in auge (il gruppo si è riunito per una data al Mi Ami di quest’anno); un brano che quando uscì avevo schifato in pieno, che continuo a non amare anche adesso, che pure ne ho in qualche modo compresa l’importanza.
Chissà se lo ha fatto anche il pubblico di stasera. Una miscela varia, non così bassa di età media come si sarebbe potuto pensare (ma anche chi sta sul palco, del resto, giovane non lo è più da un po’) nella quale c’è di tutto: dai molesti che spingono tutti e si fanno i selfie ascoltando sì e no un paio di note, alle ragazzine che non hanno idea di chi sia Kerouac (hanno proiettato una sua citazione durante la pausa prima dei bis, come se fosse la didascalia di un film muto), a quelli che cantano tutte le canzoni diffuse dagli altoparlanti prima dell’inizio, dimostrando di essere fedeli seguaci di tutto ciò che sta accadendo in ambito “It Pop”, a quelli che semplicemente sono venuti per sentirsi il concerto e danno a vedere di divertirsi un mondo.


Per quanto riguarda i Coma_Cose, non penso siano i nuovi Prozac +: nel senso che sono molto ma molto meglio. Il modo con cui mescolano il Rap con l’elettronica, il Pop con il cantautorato, creando canzoni brevi ma straordinariamente cangianti al loro interno, per intenzioni e atmosfere; il modo con cui scrivono i testi, senza mai prendersi troppo sul serio e utilizzando giochi di parole così surreali da risultare molto più credibili di molti rapper oggi in circolazione; il modo con cui hanno dato un contorno al progetto, con un nome originale e un’immaginario efficace, fatto anche di un uso sempre discreto e divertente dei canali Social.
Non è dunque un caso se Fausto Lama (Fausto Zanardelli, una carriera piuttosto consistente sotto il monicker Edipo) e California (Francesca Misiano, attiva in precedenza come Dj) sono esplosi ancora prima di avere realizzato un disco di debutto. Sono bastati un ep di tre canzoni (“Inverno Ticinese”, uscito l’anno scorso) e una manciata di singoli di quelli giusti, per proiettarli non semplicemente nel campo delle nuove promesse ma direttamente in quello delle star già affermate.
E anche questa sera al Magnolia, locale che li ha visti esibirsi più volte (tra cui la fortunatissima data del Mi Ami) e dopo un tour lunghissimo che ha toccato ogni angolo d’Italia, c’è ancora un sacco di gente venuta a salutarli. Se non è questa un’indicazione che qualcosa è davvero successo, non saprei cos’altro tirare fuori.

MEGHA

Ad aprire ci pensa Megha, romano, anche lui sotto Asian Fake, tre singoli pubblicati quest’anno ed uno l’anno scorso, artista molto promettente che desideravo davvero sentire dal vivo. Anche lui sembra essere preso dal vezzo recente di nascondere la propria identità e si presenta sul palco con un cappellino da baseball e una visiera a forma di sintetizzatore, in modo tale da nascondere quasi del tutto i tratti del suo volto. Accompagnato da un ragazzo di nome Andrea, che lo affianca nei cori e che in consolle gestisce le basi. Il suo è un Synth Pop piacevolmente retro, che dal vivo punta ancora di più sulla cassa dritta e si colora spesso di atmosfere Dance. Testi in linea con l’attuale tendenza, tra romanticismo disilluso e riferimenti ultracontemporanei ma anche alla cultura Pop dei due decenni precedenti (in “Roma dorme” c’è un chiaro omaggio ad “Hanno ucciso l’uomo ragno” con i primissimi 883 che rimangono un riferimento musicale anche nell’inedita “Superquark”), ritornelli catchy e basi dal gran tiro.
Un artista senza dubbio da tenere d’occhio che sembra già in possesso di tutte le carte per arrivare in alto. Anche sul palco, al netto di qualche cosa da sistemare a livello vocale, sembra sapere già quello che vuole e si è prodotto in una ventina di minuti divertenti e ad alta intensità.
I Coma_Cose si presentano come al solito in pieno stile Hip Pop, con tanto di jingle “Coma Cose nella casa” scandito a più riprese ma il primo pezzo in scaletta è “Anima lattina” (giusto in tempo per celebrare il ventennale della scomparsa di Lucio Battisti); quella che, insieme a “Pakistan” e a “Nudo integrale”, rappresenta il ponte ideale con la tradizione dei cantautori, di cui Fausto è un grande fan e che è un substrato consistente in questo progetto.


A differenza di quest’estate, per questa data sono accompagnati da due musicisti in più: uno che si divide tra basso e Synth, un altro che sta in consolle suonando e gestendo le basi. Una scelta intelligente, perché ha permesso ai due di slegarsi un po’ di più dall’elemento pre registrato e di acquisire maggior impatto, avendo più elementi ad affiancare il già ottimo lavoro della batteria.
Quel che colpisce è poi come al solito l’interazione tra Fausto e Francesca, che si muovono benissimo, si dividono le parti alla perfezione e hanno entrambi quel carisma che permette loro di tenere in piedi lo show anche se fossero da soli (e in effetti agli inizi era proprio così). È in particolare California l’elemento chiave del successo dei Coma_Cose: timbro vocale particolarissimo, padronanza eccellente dei mezzi espressivi, magnetismo innato. Con lei sul palco il successo è assicurato e le intuizioni musicali del suo compagno hanno modo di essere valorizzate appieno.
Concerto riuscito dunque, col pubblico che canta e balla senza sosta, a tratti addirittura coprendo le voci dei due, come accade in “Deserto” e saltando alla grande durante i Break più indiavolati.
Unico difetto in tutto questo è che dura troppo poco: con nove pezzi all’attivo non era in effetti lecito attendersi molto ma una quarantina di minuti scarsi, comprese le riesecuzioni di “Anima lattina” e “Post concerto” nel finale, son decisamente pochi, soprattutto perché il biglietto d’ingresso non era proprio economico. Si sarebbe potuto auspicare di suonare almeno un’ora piena, aggiungendo qualche cover in più (dov’era la bellissima versione di “Cani sciolti” dei Sangue Misto, suonata al Woodoo?) o presentando qualche pezzo inedito. Lo spettacolo che abbiamo visto, per quanto ottimo da tutti i punti di vista, non è stato adatto ad un main act. Vero anche che il pubblico non è sembrato particolarmente dispiaciuto di questo ma non è una ragione sufficiente per dire che andava bene così.
A parte questo dettaglio, i Coma_Cose ci sono e stanno benissimo, sempre più lanciati verso la loro personale scalata al successo. L’uscita del disco, che stando a quel che dicono loro potrebbe avvenire ad inizio 2019, sarà molto probabilmente uno degli eventi musicali più attesi del prossimo anno…

MEGHA
MEGHA