Nuovo appuntamento con “Grande Arte al Cinema” prodotta da Nexodigital, un film che ci accompagna alla scoperta della Vienna di fine ‘800 e inizio ‘900; limbo storico artistico dove sotto l’asticella passeranno storie, personaggi e arti, in una commistione unica per l’epoca, con un focus particolare per i protagonisti della pellicola: Gustav Klimt e il discepolo Egon Schiele.

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Alla base di tutto, vi sono le pulsioni primitive/istintive di cui l’arte si colora spesso, e mai come nel caso di Klimt e Schiele, avremo una rappresentazione più vivida, cruda e in alcuni casi grottesca, delle stesse; sessualità e aggressività.

Queste saranno declinate in sensualità, scoperta, eros, abuso, sottomissione, costrizione, e rispecchieranno quel piacere sotterraneo che si celava in un periodo in cui lungamente erano stati repressi questi moti. E con lo stesso impeto, vennero riscoperti, in modo schietto, e rappresentati mettendosi letteralmente a nudo, offrendo allo spettatore dell’epoca, un’arte che puntava a rappresentare qualcosa di nuovo, di dinamico e che si staccasse dal passato.

Già, il passato, e l’imminente futuro, le porte del nuovo secolo che stava arrivando, con speranze e paure. Anni nei quali si affacciano nuove teorie e scoperte, come le basi di psicanalisi di Sigmund Freud, l’interpretazione dei sogni e il complesso di Edipo.

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Non preoccupatevi, non sarà un film da vedere sdraiati sul divanetto di pelle, di un comunissimo (oggi) analista, ma entrerete nei retroscena di una Vienna in fervore, dove numerosi saranno i personaggi, che ognuno con la sua arte, tesseranno una trama che avrà il suo massimo splendore con la nascita della “Secessione Viennese”, e si affievolirà con conseguente declino, con l’avvicinarsi del primo conflitto mondiale. Non è uno spoiler, ma alla fine sarà proprio l’influenza “Spagnola”, intesa come affezione di tipo clinico, in cui periranno i maggiori esponenti del movimento.

Il film è curato nei minimi dettagli, la regia e la creazione sono di Michele Mally, con la penna di Arianna Marelli, e per concludere con del sano “campanilismo”, una delle voci visivo narrante, è anch’essa italiana, dell’attore Lorenzo Richelmy. Numerosi sono i contributi, di musicisti, storici dell’arte, attrici e direttori museali, che racconteranno retroscena di ieri, che hanno influito e continuano ad influire su eventi e tradizioni che arrivano fino ai giorni nostri.

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Siamo a Vienna, e nel frastuono di un Caffè, possiamo immaginare come potesse essere quel luogo in quegli anni; erano dei contenitori, delle pentole in cui i migliori ingredienti artistici e culturali, trovavano espressione, si confrontavano e si influenzavano tra loro. La pittura entrava nella musica, la musica nella pittura, questa arrivava all’esplorazione psicanalitica, si fondeva con la scienza e la medicina e tornava all’osservatore, influenzandolo e colpendolo, o anche infastidendo, soprattutto all’inizio.

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E fu così soprattutto per uno dei nostri protagonisti, il tetro Egon, un talento incredibile con una produzione immensa (si parla di circa un milione di schizzi), un rapporto fin troppo intimo con la sorella modella, e quel tratto caricaturale, che deformava volutamente per esaltare l’espressione interiore, e usando se stesso per esplorare il subconscio, così come Freud in ambito medico. Le opere di Schiele, non hanno perso negli anni, la capacità di far vibrare corde interiori di tipo emotivo, né di esprimere il lato nascosto della mente umana, con le sue ossessioni, e i suoi stati alterati. Una vita segnata dalla morte del padre, un rapporto di sopraffazione psicologica verso le donne modelle, che letteralmente “usava” e torturava psicologicamente, per poi trarne con disegni rapidi, le angosce prodotte. La sua arte fu quella più scandalosa, controversa, ma allo stesso tempo esplorativa, come ci racconta la fondatrice e direttrice del Leopold Museum di Vienna, Elisabeth Leopold. Opere ancora oggi censurate, che all’epoca non facevano parte del mercato dell’arte, ma di quello sotterraneo della pornografia.

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Dall’altro lato c’era Klimt, dove le esperienze della scuola d’arte applicata, l’apporto materico con gemme, e l’uso massiccio dell’oro, ce lo presentano in maniera forse più raffinata, ma dietro alle sue opere vi sono sguardi lascivi, nudità, emancipazione femminile. Sono i primi moti di affermazione della figura della donna, nell’arte e nella società. Un eros sottile che si insinua e incuriosisce chi guarda, in maniera più celata rispetto alle linee marcate e sofferte di Egon; ma dal significato altrettanto forte, soprattutto in opere come “Giuditta e Oloferne” o il “Fregio di Beethoven”.

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La figura della donna, che passa da oggetto a soggetto, ed inizia ad affermarsi, come la storia di Hermine Hug-Hellmuth, che attraverso le pagine di un diario segreto, racconta la scoperta della sessualità da parte di una bambina, che oltre ad essere definito dallo stesso Freud, “un piccolo gioiello”, avrà purtroppo un risvolto triste. Al contrario, numerose saranno le altre protagoniste testimoni di un’affermazione di tipo sociale; come le storie di Berta Zuckerkandl, o le mogli della Vienna bene, che facevano la fila per essere ritratte da Dora Kallmus, la maggiore fotografa di Vienna.

Un viaggio attraverso i quadri, e i luoghi cardine per la narrazione, dall’Albertina, al Museo Belvedere, a quello di Storia dell’Arte, passando per i luoghi dove le opere sono nate, le case natale, i luoghi di villeggiatura di Klimt, con il suo lago di Attersee, o le pareti della prigione di Neulengbach, luogo meno vacanziero per il sofferto Schiele. Il tutto bilanciato con gli sfarzi, la musica, le botteghe artigiane, che ancora oggi ereditano da quel periodo, la bellezza di creazioni uniche, ispirate al gusto Liberty, e arricchite con tecniche di grande manifattura.

Vienna città della musica, dei grandi compositori, nati o stanziali, come Mozart, o Beethoven, le cui opere erano idealmente l’inno della “Secessione Viennese”. La musica presente nelle opere teatrali, nei balli o nelle 100 fabbriche di pianoforti dell’epoca.

Poi si sa, c’è un tempo per ogni cosa, e inizia il declino; gli esponenti artistici avranno vissuto fasti e sfortune, (indovinate chi tra Klimt e Schiele), opere che hanno attraversato i decenni, riconosciute e rivalutate, il cui eco e significato è stato fondamentale per gli anni successivi.

Istinto, sensualità e psiche, che vengono scoperte ed eviscerate con lo stesso metodo di un medico che scruta attraverso il microscopio. Curiosità che ha arricchito e influenzato un’epoca, con lo stesso fascino di una donna, con la delicatezza di uno sguardo che guardava oltre, per arrivare fino ad oggi, dove la figura della donna è nel bene e nel male sempre al centro di tutto; d’altra parte anche l’arte è donna.

Fatevi ammaliare, il 22-23 e 24 ottobre, al cinema e nella vita.

Carfì Giovanni