L I V E R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini

Ultima data per Cosmo nel suo “Cosmotronic” tour, che lo ha portato in lungo e in largo per la penisola nel corso del 2018 facendone crescere esponenzialmente le quotazioni; allo stesso tempo, unico concerto del 2019, inevitabile preludio ad una lunga pausa per ricaricare le pile, dedicarsi a nuovi progetti e, presumibilmente, cominciare a pianificare un nuovo disco. Il pubblico ha risposto bene: nel momento in cui Marco salirà sul palco il colpo d’occhio sarà notevole. Hanno avuto tutti parecchie occasioni per vederlo lo scorso anno ma ad un evento unico non si può resistere, si sa. La formula è la stessa delle date precedenti ma, per motivi di coprifuoco, viene rovesciata: prima il dj set di Ivreatronic, il collettivo di artisti ruotanti intorno a lui che da qualche tempo partecipano in toto alla sua visione artistica. Enea Pascale, Splendore e Fabio Fabio stanno spesso sul palco insieme ma suonano tre set differenti da una mezz’ora circa l’uno. Un ottimo modo per scaldare l’ambiente, la loro elettronica è di ottima qualità e anche se la gente balla poco o niente, l’impressione è che ci si diverta lo stesso. Ad un certo punto sale sul palco anche Cosmo, che saluta e dà appuntamento a più tardi, senza nascondere un po’ di comprensibile emozione.

M¥SS KETA arriva a ruota, accompagnata da Giungla, che impreziosisce con la sua chitarra “Main Bitch”, il singolo uscito da pochissimi giorni. I volumi, che con Ivreatronic erano stati accettabili, si abbassano di colpo e la pessima acustica del Forum fa di tutto per completare l’opera: il risultato è che, almeno al secondo anello dove mi trovo, non arriva assolutamente nulla e la performance della bionda mascherata, pur visibilmente energica come al solito, risulta dispersiva e totalmente priva di mordente. Lei comunque ce la mette tutta: il prestigio della venue un po’ la intimorisce e almeno all’inizio si mostra meno irriverente del solito ma poi nel prosieguo si scalda e, coadiuvata dalle sempre efficaci ragazze di Porta Venezia, a questo giro vestite (si fa per dire) di un rosa vivace, mette in piedi uno show convincente, se solo avessimo potuto ascoltarlo in maniera adeguata. Comunque sia, le varie “Una vita in caps lock”, “Xananas”, “Monica”, “Burqa di Gucci”, “In gabbia” e la conclusiva “Una donna che conta”, fanno il loro dovere egregiamente e se non altro le prime file mostrano di gradire parecchio. Mi sono già espresso in passato su questo progetto, che trovo assolutamente convincente e che ha senza dubbio qualcosa in più rispetto alla quantità di artisti “giovani” che affollano la scena italiana. Non è stato questo il contesto giusto per apprezzarla ma è bello che Cosmo se la sia portata dietro e le abbia dato questa occasione.

Marco Jacopo Bianchi sale sul palco pochi minuti dopo le 21, orario insolito per uno con la sua proposta ma si sa come funziona qui. Per tutti gli animali notturni è previsto un after party alla una, comunque. Si parte con “Cazzate”, dal disco precedente, quasi mai inserita in scaletta in questo tour ed è segno che anche il programma della serata sarà in qualche modo rinnovato. Il colpo d’occhio è il solito: Cosmo al centro del palco con i suoi vestiti sgargianti (si cambierà molto nel corso della serata), ignora il più delle volte la sua postazione per percorrere in lungo e in largo lo stage saltando e cantando. Ai lati, i fidi Mattia Boscolo e Roberto Grosso Sategna, che con pad e Synth danno corpo al suono, aumentano il tiro e danno un notevole tocco coreografico. I volumi vengono finalmente settati a dovere e, fatto salvo il tipico effetto rimbombo di questo posto, la resa generale è più che buona. La prima parte del concerto, come al solito, è una successione di brani dalla classica forma canzone, scelti soprattutto tra quelli di Cosmotronic, più l’ormai classica “Dicembre” ed una inattesa “Regata 70”. Per il resto le varie “Bentornato”, col suo crescendo liberatorio, “Tutto bene”, “Tristan Zarra”, con la loro cassa dritta incendiano a dovere l’atmosfera.

Su “Le voci”, in versione dilatata come al solito, arriva pure Marracash, che rappa qualche strofa della sua “Nuovo papa”, prima che i tre si rituffino nel pezzo principale. La parte centrale vede Cosmo da solo, al centro del parterre, dove è stata posizionata una consolle. Vestito di una felpa con cappuccio dal colore argento, si produce in un’esecuzione rara e preziosa di “Esistere” (dedicata al figlio Pietro, in naturale continuità col monologo registrato di qualche istante prima, dove aveva raccontato di come la paternità gli avesse aperto una nuova prospettiva sull’esistenza) e “Le cose più rare”, che per una manciata di minuti cambiano completamente l’atmosfera del Forum, facendola diventare più intima e raccolta. Dopodiché, sempre da questa postazione, parte la sezione “Dj set” già vista questa primavera, con le varie “Ivrea Bangkok”, “Attraverso lo specchio” e “Nel mezzo della notte” che fluiscono in un’unica inarrestabile ondata. È la parte del concerto dove Marco esplora a fondo il suo ruolo da produttore, così come già accaduto nella seconda sezione di “Cosmotronic” ma a questo giro l’impressione di continuità col resto è molto più forte e risulta fruibile anche a me che non sono proprio un conoscitore del genere.

Quasi senza interruzione, lo spettacolo ritorna sul palco principale (Marco ci arriva portato a braccia dalla folla, scena ormai immancabile nei suoi concerti) con “Tu non sei tu” e altri due brani inattesi da L’ultima festa: “L’impossibile” e “L’altro mondo”. Poi arriva il secondo ospite della serata: Gioacchino Turù, con la quale viene eseguita “Lunedì di festa”. Siamo in dirittura d’arrivo e un brano come “Quando ho incontrato te” ce lo fa capire chiaramente. Il Forum diventa una bolgia dove tutti saltano e cantano all’unisono le parole del testo. Contemporaneamente il palco si accende di colori, per quella che visivamente sarà la parte più bella della serata. C’è spazio anche per Achille Lauro, che prima di recarsi a Sanremo ha voluto passare a salutare l’amico che ha collaborato con lui in “Angelo blu”, traccia di apertura del suo nuovo disco e ovviamente oggetto del duetto tra i due. Il finale è un concentrato di pura energia elettronica, un fuoco di fila dove vengono sparate in sequenza “Sei la mia città”, ”L’amore” (con tanto di gigantesca ed eloquente scritta “MDMA”, un po’ discutibile ma tant’è), “Animali” e “Turbo”. È indubbiamente il culmine dello show: sono gli episodi più forti di “Cosmotronic”, quelli dove l’artista di Ivrea è riuscito a coniugare al meglio l’anima del producer con quella del songwriter, quelle dove il suo talento brilla in maniera più cristallina.

La dimensione del palazzetto, oltretutto, sembra essere loro congeniale e la reazione del pubblico, ormai completamente impazzito, completa il quadro. Sul finale dell’ultimo pezzo, quasi inosservato e completamente a caso, sale sul palco Calcutta, che poi aiuterà Marco a leggere la lunga lista dei ringraziamenti, dove vengono nominati uno per uno tutte le persone coinvolte nel tour, dai tecnici all’ufficio stampa, dal promoter ai costumisti. I due cazzeggiano un po’ (Edoardo riesce anche a toccare il bottone sbagliato della consolle, facendo partire una base prima del tempo) prima de “L’ultima festa”, momento in cui vengono raggiunti da tutti quelli che si sono avvicendati durante la serata: Ivreatronic, M¥SS KETA con le sue ragazze e i tre ospiti speciali. Ne scaturisce una festa vera e propria, dove si fa casino sia sotto che sopra il palco. Gradualmente, in maniera quasi impercettibile, il brano sfocia in “Disordine”, e così anche la prima prova da solista di Marco viene in qualche modo omaggiata. “Disordine che devi lasciare intatto, disordine che imparerai ad amare”. Finisce con queste parole, dopo due ore e mezza di musica, un concerto bellissimo e coinvolgente, che ha probabilmente consacrato Cosmo tra i più grandi artisti del panorama italiano e non solo. Qualunque cosa succeda da qui in avanti, niente sarà più lo stesso.

Photo Credit: Francesco Prandoni