I N T E R V I S T A


Articolo di Cinzia D’agostino

Stanno portando in giro per l’Italia da circa un anno un meraviglioso spettacolo fatto di musica e narrazione, una rappresentazione teatrale e magica, ironica e onirica (ne abbiamo parlato qui). Paolo Benvegnù con la sua chitarra e la sua voce intensa accompagna le parole di Nicholas Ciuferri che danno un’anima ancora più profonda ai personaggi dei Racconti delle Nebbie. A Marzo questo progetto è stato pubblicato per Woodworm in formato cd audio, accompagnato da un libro di 44 pagine nelle quali i racconti di Nicholas si alternano ai suggestivi disegni di Alessio Avallone. In occasione dell’uscita di questo originale lavoro, abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda ai due artisti.

Ciao Nicholas, innanzitutto ti faccio i complimenti per i tuoi racconti. Riescono letteralmente a rapirti, sono vicende nelle quali ti rispecchi, che ti lasciano talvolta l’amaro in bocca riuscendo però anche a farti sorridere e trasudando una piacevole ironia. Da quanto tempo scrivi?

NC: grazie! Scrivo da quando ho imparato i grafemi di base… ho sempre avuto una passione estrema nel creare storie, è divertimento, fuga, espressione, catarsi. La scrittura e la fantasia danno il grande privilegio di spostare il limite molto più in là.

Questi racconti come sono entrati in contatto con Paolo Benvegnù? Alcuni sono stati scritti in funzione dello spettacolo? Ad esempio “Se solo potessi” mi sembra molto ispirato a “La Schiena”…

NC: in maniera abbastanza casuale, con Paolo stiamo scrivendo un romanzo insieme, un giorno gli ho passato alcuni dei racconti (che erano chiusi in un cassetto), poi ne è nato uno spettacolo. I brani di Paolo hanno un’enorme potenza narrativa oltre che poetica, “Se solo potessi” è stato scritto mentre ascoltavo “La Schiena” e “500” ed in qualche modo è stato scritto per quella canzone, per creare un punto di tangenza visibile e in qualche modo necessario, oltre che per rendere omaggio ad uno dei brani più belli che io conosca.

Queste storie sembrano scritte per essere interpretate, come fai tu magnificamente durante lo spettacolo. In certi momenti i personaggi prendono davvero forma, pare quasi di toccarli.  Era un tuo intento o sono nate così e questo è il tuo modo di scrivere?

NC: in realtà è tutto piuttosto casuale, le storie sono state quasi tutte scritte prima di una vaga idea di spettacolo, oltretutto io non avevo la più pallida idea di come sarei stato sul palco o di come avrei reso le storie narrandole oralmente. è stata un’intuizione di Paolo e penso di poter dire che, come troppo spesso accade, è stata bellissima.

Nel disco in “E tu credi in Dio“ e “Servizi” possiamo sentire anche la voce delle antagoniste che raccontano il loro punto di vista nella storia, elemento che in tour non era possibile realizzare.  Entrano in gioco qui le voci di due donne, due bravissime attrici rispettivamente Anna Bonaiuto e Micol Pavoncello che danno ancora più enfasi emotiva ai racconti. Come è nata questa collaborazione e come è stato per te sentir recitare i tuoi brani?

NC: Anna e Micol ci hanno fatto dei bellissimi regali, ma mentre per Anna ho scritto appositamente una nuova parte, per Micol è stato scomposto e ricomposto parzialmente un altro racconto, “Odio Botero”, che chiude il capitolo del libro “Alberi” che si apre proprio con “Servizi”.

Paolo, mi è parso di capire da una chiacchierata al Tambourine con Nicholas, che l’idea del progetto è nata da te. Cosa ti ha colpito così tanto di questi racconti da farti pensare a un “reading-concerto”?

PB: di Nicholas mi colpisce l’abnegazione alla ricerca, alla comprensione. Ed il fatto che sia contemporaneamente un padre costruttore ed un figlio ribelle scalciante. Come non pensare di fare qualcosa insieme? I suoi racconti mi raccontano Altro da me. Così abbiamo pensato di integrare le nostre narrazioni.

Mi hai accennato che tra un brano e l’altro sono state inserite frasi di un fisico e rumori di aviogetto. L’idea ha tanto di te in effetti, il vuoto, l’universo, l’attrazione gravitazionale… temi che mi riportano molto alle tue canzoni. Mi vuoi spiegare meglio che cosa volevi trasmetterci e chi è il fisico che con la sua voce introduce i brani?

PB: la piccola idea che c’è dietro all’implementazione di questi suoni è molto semplice. Le parole imparate da una Vita Vissuta e la meravigliosa impossibilità del volo. Tutto è così umano e perciò in tensione quasi incompatibile. Il fisico di cui sopra, di cui vorrei preservare l’anonimato, è un uomo anziano con gli occhi bambini. Così mi piace immaginare l’umanità. Ma è solo un sogno. 

In “Finestre” sentiamo la tua voce narrare il racconto. Come è stato approcciarti a un testo in una forma diversa dal cantare?

PB: mmm… Ho cercato di essere quell’Essere che si domanda ogni cosa. E forse lo sono. Perciò è stato semplice. Immediato.

Qual è il racconto che ti emoziona maggiormente accompagnare con la tua chitarra?

PB: Sideways è il mio racconto preferito. Perchè include l’inclusione Assoluta della diversità.

Parliamo vostro spettacolo è un progetto molto coraggioso in questa epoca sempre meno avvezza alla cultura e alle forme d’arte più impegnate. Eppure la scommessa l’avete vinta, viste le tante date che vi siete lasciati alle spalle in quasi un anno e l’uscita del disco – libro. Come avete percepito la risposta del pubblico in questi mesi?

PB: parto dal presupposto che si ricerca per propria follia o perversione, perciò per me una performance è sempre privata. Mancante. Il pubblico, che non riesco ad avvertire tale, è il passo di avvicinamento delle idee alla realtà che percepisco, fallace in quanto impossibile di completezza. Detto ciò, sono felice e vedo uomini felici dopo il nostro passaggio. mi sembra un piccolo miracolo.

NC: bellissima, le persone hanno bisogno di storie, per questo le piattaforme digitali e le serie prolificano, però lo spettacolo dà dei margini di riflessione maggiori, le storie che narriamo sono a volte immediate, ma soprattutto c’è un contatto umano, che rende la fruizione più forte e di impatto. La risposta è incredibile, a volte c’è del vero e proprio shock, a volte ci si commuove, a volte ci si interroga su questioni troppo spesso date per scontate od obliate.

Dal vivo si avverte una forte sintonia tra voi due e la sensazione di questa intesa impreziosisce la vostra esibizione. Aldilà delle impressioni di uno spettatore, come vi siete trovati a condividere insieme idee, palco e la vostra vita in tour?

PB: Nicholas è molto paziente a condividere questa esperienza con me, che sono un figurante antropomorfo. C’è una forte sintonia, è vero. Funzioniamo per opposti alle volte, più spesso per velocità ed assonanza. 

NC: lavorare con Paolo è molto semplice e difficile allo stesso tempo. Per i primi mesi sono sempre quello che stava sul palco con Benvegnù, cioè con uno dei più grandi cantautori di tutti i tempi (e lo dico da prima di conoscerlo!!!); difficilmente venivano percepiti I Racconti delle Nebbie con la propria identità, per fortuna il messaggio è passato presto.

Come è nata la scelta dei brani di Paolo da alternare ai racconti di Nicholas? Avete deciso insieme?

PB: la casualità ma anche il desiderio di rimanere in un filo rosso che cuce le nostre esistenze ci ha guidato. E’ stato naturale e semplice.

NC: ho fatto una prima preselezione da una lista molto lunga e poi abbiamo scelto da quella, insieme, racconti e brani.

Ogni racconto nel libro è introdotto da interessanti disegni di Alessio Avallone. Come è nata la collaborazione con questo giovane artista?

PB: Nicholas conosceva Alessio e me ne ha parlato. L’ho conosciuto anche io. Lo sguardo veloce e cosciente, le mano guizzanti nell’aria. non poteva che essere così. 

NC: con Alessio siamo amici, condividiamo altri progetti insieme, oltre alle bellissime illustrazioni, Alessio è spesso sul palco con noi a comporre i suoi quadri ed abbattendo un’ulteriore barriera artistica. In più sia sul disco che dal vivo c’è anche Nicola Cappelletti, violinista e compositore elettronico che amplia i nostri orizzonti espressivi nelle sonorità.

Ultima domanda. Ma come siete riusciti a finire a presentare il progetto negli USA e in Canada?

PB: anche qui. Tutto merito di Nicholas che è un meraviglioso insegnante e luminare accademico. Io ho solamente cercato di non lordare queste sue doti magnifiche ed è stato emozionante scoprire quanto le parole possano essere pietre preziose. Vicinissime. Lontane.

NC: una serie di fortunati eventi, ho un passato accademico e ogni tanto vado via per conferenze o lezioni, quando Simone Marchesi ed Eugenio Bolongaro (due persone incredibili) mi hanno chiesto disponibilità per delle lezioni sulla storia della Prima Repubblica dalla prospettiva della canzone di protesta (un mio progetto parallelo), hanno scoperto la realtà de I Racconti delle Nebbie ed hanno chiesto se fosse possibile portare anche lo spettacolo per la comunità italiana e gli studenti di italiano. Devo dire che è stata un’esperienza bellissima che ci ha fatto conoscere persone fantastiche.