L I V E – R E P O R T


Articolo di Cinzia D’Agostino, immagini di Alessandro Pedale

I C.C.C.P. hanno rappresentato il Dio Punk in Italia negli anni ottanta, un punk unico e assolutamente nuovo che non incarnava i classici stereotipi inglesi o americani dei tempi. Con il loro stile che racchiudeva rock, new wave, dark, musiche popolari accompagnate sul palco da vere e proprie performance e teatro d’avanguardia, hanno senza dubbio lasciato un segno indelebile che ancora oggi non lascia indifferenti nuovi e vecchi ascoltatori. Sarà per questo che i concerti di Giovanni Lindo Ferretti sono sempre affollati di pubblico adorante, proprio come stasera al Live Music Club di Trezzo.

Sul palco ci sono sempre i suoi nuovi fedeli compagni, i due bravissimi Ustmamò Ezio Bonicelli al violino e chitarra elettrica e Luca A. Rossi al basso e chitarra, rispettivamente alla destra e alla sinistra di Giovanni che se ne sta sempre qualche passo indietro, nell’oscurità. Si avvicina alle luci del proscenio, mani in tasca, solo quando deve andare al microfono e cantare.
Che poi il verbo cantare è alquanto riduttivo quando si tratta di Ferretti. La sua voce, unica e vibrante, può mandarti in trance, si prende gioco di te con parole sussurrate, ti ammalia narrandoti strofe sconcertanti e ti scuote l’anima ringhiandoti la ribellione. Lo spettacolo ripercorre tutto il suo percorso artistico e personale, dal punk irriverente bolscevico, alle sonorità introspettive e levigate dei C.S.I. fino alla sua nuova ritrovata dimensione spirituale e cattolica. Ma tutto magicamente ben dosato mantenendo una fedeltà rigorosissima alla propria essenza, a quella spregiudicatezza giovanile che non si è mai completamente dissolta, così come mai si è disgregata quella fede che si è nuovamente affermata.

Giovanni si presenta sul palco vestito come un artigiano, in tuta, come appena uscito dalla stalla ad accudire i suoi amati cavalli, con il suo fare pacato e semplice, quasi in imbarazzo. Qualcuno dal pubblico gli urla “Sorridi!”. Lui reagisce con un’espressione del viso dolce e paterna e inizia a cantare. Al termine di “Annarella”, anziché indietreggiare nel buio come di consueto tra un brano e l’altro, si avvicina al microfono e ci sorprende: “Io sorrido sempre al bar, con gli amici.. ma stare sul palco è una situazione scomoda per me”. La sua sincerità e naturalezza lascia spiazzati e fa scaturire un sentimento di enorme rispetto. Non siamo nessuno per giudicare, lui è un uomo come noi, con tutte le sue contraddizioni e debolezze. Ha rappresentato un movimento musicale in Italia che rimarrà nella storia, è stato idolatrato, osannato, disprezzato e criticato. Ma lui stesso cantava “se tu pensi di fare di me un idolo lo brucerò, trasformami in megafono m’incepperò”.

Il concerto è un alternarsi di elementi melodici, di uno struggente violino che si contrappone alle chitarre distorte che danno stavolta una connotazione più elettrica del solito, rivisitando alcuni pezzi che non sono mancati in scaletta negli ultimi anni di A Cuor Contento. I brani vengono celebrati e a volte interrotti da applausi spontanei di un pubblico rapito dall’emozione. Si arriva al culmine con Emilia Paranoica che, acclamatissima, viene eseguita stavolta in una versione più elettronica e decisamente originale, pur mantenendo la sua anima pulsante. Si sono toccati apici di pura estasi in questo viaggio musicale di Giovanni Lindo Ferretti che ci ha fatti esaltare e pogare con pezzi rivoluzionari e ribelli come Curami o Spara Jurij per poi farci vibrare l’anima in riflessione e contemplazione Del mondo.
Una questione di qualità.

Scaletta:
Morire
Tu Menti
Tomorrow
Miami
Battagliero
Valium Tavor Serenase
Curami
And the radio plays
Stati di agitazione
Libera me domine
Del Mondo
Intimisto
Amandoti
Madre
Annarella
Brace
Guerra e pace
Unità di produzione
Occidente
Inch’Allah ça va
Barbaro
Per me lo so

Bis
Irata
Pons tremolans
Emilia Paranoica
(intro Bang Bang)
Spara Jurij