R E C E N S I O N E


Articolo di Giovanni Carfì

Se al primo ascolto qualcosa ti colpisce, allora vuol dire che qualcosa si è mosso; e in un periodo in cui le proposte musicali crescono esponenzialmente, riuscire a fare breccia nell’ascoltatore e nella sua curiosità, è un grande risultato.
Per farlo alle volte basta poco, ma è un poco che include molto, sia in qualità sia nell’approccio dei brani, o più romanticamente potremmo parlare di “alchimia”. Escono e si presentano con un Ep dal titolo fiabesco: Caveleon, e cercando qua e là, scopriamo che indica sia il luogo dove è nato il disco, sia il nome del progetto primordiale da cui nasce tutto.
La band è composta da cinque ragazzi che arrivano da percorsi musicali differenti, e che si sono poi ritrovati a scrivere e a condividere i propri strumenti in un seminterrato a cui simpaticamente hanno dato il nome di “The Cave”. Probabilmente al suo interno potremmo trovare Leo Einaudi in veste di cantautore e polistrumentista, la bella voce di un’altra cantautrice che risponde al nome di Gulia Vallisari, il batterista Agostino Ghetti, e poco più in là Federico Cerati intento a giocare con le sue “macchine musicali”. Prendetevi una ventina di minuti e seguiteci nell’ascolto se vi va.

Certo da un Ep non possiamo pretendere moltissimo, ma l’unica cosa che possiamo lamentare è la durata delle tracce, sì perché arrivando alla fine si rimane un po’ come quando il telefilm finisce sul più bello, quando vuoi sapere cosa succederà adesso, e si crea quella sana attesa che ti fa apprezzare quanto già hai visto, sentito o immaginato. Cantato in inglese, si sviluppa attraverso cinque tracce ricche di atmosfere intime, piacevoli e per nulla scontate, dove le due voci si intrecciano, o meglio si avvolgono l’un l’altra, trascinandoci in un flusso sonoro morbido e dolce. Si parte quasi in sordina, ma è proprio questa una delle cose più apprezzabili, il fatto di entrare in punta di piedi e di rendere l’ascolto qualcosa di intimo, con quegli accordi di pianoforte arpeggiati prima e poi appoggiati, dando risalto alla voce di Giulia nell’introduttiva Late Night. Così come il poter apprezzare e scoprire gli inserti strumentali che appaiono e scompaiono dando un effetto di mistero e teatralità in alcuni momenti. Le voci sono entrambe curate e belle nella loro tessitura vocale, sia quella baritonale maschile, sia quella di Giulia che non gioca a far sentire quanto in alto può andare, ma girano entrambe attorno ad un fulcro ed uno spettro sonoro caldo, rotondo e dove le note, soprattutto per quanto riguarda Giulia sono “ferme” nella sua precisione, come se si adagiassero una sull’altra senza mai eccedere, cosa che traspare bene in Follow Me e nella conclusiva We Walk.

Il background sonoro o forse ancor di più le esperienze differenti, sono state complici perfette per la realizzazione di un Ep che non ha nulla da invidiare ad altri lavori, ma che di sicuro si pone su uno scalino più alto di molte altre uscite pompate spesso “ingiustificatamente”. Quello che traspare è semplicità, una fermezza negli arrangiamenti, una sezione ritmica perfetta nel suo non essere invasiva, ma essenziale e necessaria, conferendo e dando dinamiche alle strutture dei brani, sposandosi con l’effetto corale delle voci e quel pianoforte che viene usato in modo quasi “rock” come approccio, in particolar modo in Big Dreams. Non vi accorgerete se non amaramente di essere arrivati in breve tempo alla chiusura del lavoro, che non regala neanche un arrivederci o una sfumatura sonora, ma si chiude così come quando l’ultima pagina della favola della buonanotte, si accompagnava al rumore della copertina che si richiudeva dietro di essa e della luce che si spegneva mentre nelle situazioni più rosee, qualcuno ci augurava la buonanotte.

Ecco, la copertina sarebbe perfetta anche per un libro di favole, con quei colori e quel dinosauro intrappolato all’interno della montagna, anche se in realtà qualcuno vi potrebbe dire che non è un dinosauro ma una serie di morbide gallerie, niente altro. Ma si sa, che non tutti vedono le cose allo stesso modo, e alle volte più ci caliamo all’interno di esse meno ne comprendiamo la “forma”. Ora è il momento di spegnere la luce, e ricordate che se in un sogno che dura pochi secondi può succedere di tutto, fidatevi se vi dico di chiudere gli occhi e di dedicarvi venti minuti di relax.

Tracklist:
01. Late Night
02. Dry Eyes
03. Follow Me
04. Big Dreams
05. We Walk