A P P U N T I  D A  S U O N I  M O B I L I


Appunti di James Cook, approfonditi da Luci

La decima edizione di Suoni Mobili, festival estivo di musica itinerante, si apre venerdì 28 giugno a Lissone. Prende il via così anche “Suona Estonia”, un importante filone incentrato su quegli artisti nazionali che, non solo ci deliziano col talento della loro musica, ma sono testimoni d’eccellenza delle tradizioni e della cultura popolare del paese baltico. Il concerto al quale assisto, ha per protagonista la fisarmonicista Tuulikki Bartosik. Nominata agli Estonian Folk Music Awards come miglior musicista e miglior album (2014, 2015, 2016) è una superstar che ha all’attivo collaborazioni con musicisti di tutto il mondo.

“Tu sei le tue radici”, in queste parole Tuulikki racchiude al meglio la profonda ispirazione che trae dalla sua regione d’origine, e specificatamente l’area della Võrumaa, nella parte sud orientale dell’Estonia. Appassionata ambasciatrice della sua terra, è convinta che le tradizioni non solo vadano protette, ma trasmesse alle generazioni future. Il tutto mantenendo un cuore aperto che, con equilibrio, si impegni da una parte a preservarne le basi, dall’altra a coniugarle nel segno della modernità. Un approccio sperimentale che ha cambiato la percezione della musica per fisarmonica, in precedenza associata principalmente al genere folk o classico. La sua è un’energia creativa immaginifica ed espansiva che si nutre delle persone e dei luoghi che incontra e con la quale trasmette al meglio quanto ami spaziare in libertà fra le note, adattando con la massima naturalezza il suo strumento ai più diversi ambienti: dalla sala concerto, al festival, che è proprio la situazione di stasera. 
Quando Tuulikki sale sul palco appare subito un’icona di stile: indossa un raffinato abito blu sbracciato con abbinati, dello stesso colore, sia le calze che gli orecchini; lunghi gli stivali e rossi come il trucco che accende le sue labbra, mentre i capelli sono raccolti in un raffinato chignon. Il clima è torrido, a Lissone sotto la tensostruttura in cui suonerà si superano i 30 gradi e c’è tanta umidità nell’aria, di lei stupisce la grazia inesauribile per tutta la durata del concerto.

E’ la prima volta che la Bartosik viene in Italia, e certo le temperature inusuali di questi giorni complicano l’esibizione, ma si dice felice di esserci, soprattutto perché non è sola; l’accompagna, infatti, la sua fedele fisarmonica a marchio Pigini, storica azienda di Castelfidardo (An), vera eccellenza nell’ambito di produzioni artigianali. Sullo strumento ha posto delle stelle, simbolo estone di protezione.
Inizia così un viaggio che fin dalle prime note ci avvolge in una brezza di fresca serenità. Sono melodie scritte per amore, per un’amica, per un matrimonio, una ninna nanna per la giovane cognata. Tuulikki, che conosce 6 lingue ma non l’italiano, ci racconta in inglese l’origine dei vari brani, ma conclude richiamandoci alla consapevolezza che spesso è la musica a comunicare più delle parole. In effetti, osservando le sue movenze che si alternano mentre suona, il viso che, ad occhi chiusi, appoggia struggente sulla fisarmonica, oppure lo sguardo che si fa sognante, sembra letteralmente volare via, intento ad inseguire un “altrove”, sento un gran desiderio di abbandonarmi all’ascolto della leggerezza di queste note. Nei suoni di Tuulikki non prevale il virtuosismo, piuttosto una modalità cinematica, evocativa di luoghi lontani. Il tutto trasmette intense emozioni, con echi di folclore (che attinge ad una ricerca musicale con genealogia molto femminile), e tanta poesia.

La fisarmonicista ci racconta dell’Estonia, uno stato dell’Europa centrale affacciato sul mar Baltico, con meno abitanti della città di Milano, delle zone in cui vive, dei boschi e del lago dal quale ha tratto profonda ispirazione per alcuni pezzi. Poi ci stupisce lanciandoci un invito: “provate ad immaginare che i rumori di fondo che sentiamo (schiamazzi di bambini che giocano nel parchetto antistante, qualche moto che passa rumorosamente…) siano i suoni della foresta, lasciatevi trasportare dalla musica, andiamo!”.
Arriva il tempo per un estratto dolcissimo cantato nella lingua dell’Estonia del Sud, un poemetto in due parti ispirato a “Sailing to freedom”. Il best seller internazionale scritto nel 1952 da Voldemar Veedam e Carl B. Wall narra una pagina di storia nazionale incredibile: la fuga via mare dal regime russo di 16 estoni, fra cui quattro bambini piccoli, che a bordo di una piccola barca a vela, attraversano l’atlantico e dopo rocambolesche avventure nel dicembre del 1945 raggiungono l’America celebrati dalla stampa di tutto il mondo e citati in seguito anche dal Presidente Truman.

E’ un momento in cui si fa più forte per Tuuliki il desiderio di riconnettersi con le sue radici, così si rivolge al pubblico chiedendo se ci siano persone originarie dell’Estonia o che almeno l’abbiano visitata. In effetti qualcuno lo trova, a riprova, come ci dice, che la cosa “succede in ogni parte del mondo”. Aggiunge poi che nonostante l’occupazione sovietica (cessata definitivamente nel 1991 con il ritorno all’indipendenza) il suo è un popolo felice, che suona sempre la polka. Subito si diffondono nell’aria le note della briosa e coinvolgente danza popolare…
Le piace sottolineare come in Italia ci siano i migliori artigiani costruttori di fisarmonica, e con immancabile grazia prova a pubblicizzare la sua musica: “non so se nel vostro paese comprate ancora cd ma se volete li ho, potete venire anche solo a dare un’occhiata”. Nel finale la fatica di suonare e la temperatura sempre piuttosto elevata, rendono il suo vestito bicolore, ma ancora una volta spicca la serenità e il tocco elegante con i quali, utilizzando un piccolo asciugamano bianco, si asciuga il sudore.
In definitiva posso dire di aver assistito ad un ottimo inizio, che mi ha fatto conoscere un’artista, tradizioni, storie personali e collettive, decisamente interessanti, testimonianze di una terra piuttosto lontana. Uno dei valori aggiunti di Suoni Mobili è proprio questo: riuscire ancora a meravigliare con qualcosa di mai sentito prima. Qualcosa di originale nel senso più ampio del termine perché nasce da un profondo desiderio di condivisione autentica, che a sua volta crea un suggestivo ponte fra passato, presente e futuro…

Crediti immagini: Maurizio Anderlini (1,2,3,5) e Elena Passoni (4)