L I V E – R E P O R T


Articolo di E. Joshin Galani

Les Négresses Vertes ritornano a calcare i palchi per i 30 anni di Mlah

E’ il 28 novembre 1989, sono al 272 di Viale Padova, tra i primi di una coda che si snoda sul marciapiede. La fila è fuori dal Calypso, locale di cui non so assolutamente nulla, se non la cosa fondamentale per quella sera: si esibiscono Les Négresses Vertes. E’ uscito l’anno prima il loro primo album Mhal, un terremoto, un tilt, una fiesta gitana, un circo, un ballo sfrenato di strada. I primi anni i 90 sono intrisi di “world music”, grande contenitore in cui stavano produzioni con diverse sfaccettature di stile e di latitudine; il pop incontra il folk e la parola d’ordine è “contaminazione”. In quel momento di risveglio, in cui le tradizioni culturali delle terre emergono in musica, ecco che arrivano loro, Les Négresses Vertes a scombussolare tutto, raccolgono tante influenze e le miscelano nella maniera più viscerale, con un risultato talmente nuovo da produrre appassionante dinamite.

La vocalità spazia dallo stile chansonnier anni 50, a quella più maghrebina emozionale, testi con giochi di parole e sillabe, brani che parlano degli ultimi, degli emarginati, della vita nella sua tagliente e spassosa ironia.
In un momento in cui esplode la patchanka, LNV portano un’atmosfera che sa di marciapiedi bagnati parigini, alcool, fisarmoniche nelle strade, walzer, locali fumosi nelle banlieue, strumenti a fiati che svegliano dal torpore, ballate gitane e ritmi etno ska-reggae senza che manchi un tocco di punk, e un folk latino-raï-francese-andaluso-balcanico.
C’è grande attesa per questo live, alla coda si avvicina un tipo che sembra perfettamente nel physique du rôle della periferia milanese in cui mi trovo, minuto, aria sbandata, dimessa, sguardo a terra. In dialetto milanese si direbbe facia de spend pòcch. Chiede di entrare, ma il servizio d’ordine lo blocca, cerca di entrare di nuovo, niente da fare. Sembra di vedere una vecchia scena di un film in bianco e nero dove le guardie bloccano e maltrattano di default i disgraziati malcapitati della plebe. Il teatrino dura un po’, fino a quando, con una smaccata erre moscia ed abbattendo le doppie, dice: “sono del grupo, sono del grupo”. I buttafuori lo guardano con l’espressione “ah cazzo, conciato così?” E lo fanno entrare. Era Noël Rota detto “Helno”, cantante principale del gruppo, e autore dei testi, inciampato nella banlieue milanese.



Finalmente si entra, sono ovviamente in prima fila. Il Calypso si riempie molto velocemente, brulica gente in frizzante aspettativa. Arriva una donna alterata, che pretende di stare davanti, dice di averne diritto perché li ha  portati lei in Italia, sbraita, si agita… Contenuta e ignorata la pazza, mi posso godere il concerto, e fra tutti quelli visti nella mia vita, resta tutt’oggi una perla luminosissima nella memoria, un brillante shaker emozionale. Torno a casa ubriaca di gioia e con il poster del concerto che ho staccato dal muro a cui faccio prender vita nella mia cameretta. LNV diventeranno presto l’emblema della musica alternativa francese, quel concerto un cult assieme al primo disco.
Purtroppo, questo loro mondo animato di multiculturalità, viene interrotto il 22 gennaio 1993: Helno muore per overdose. Il gruppo prosegue ancora per qualche album, sciogliendosi qualche anno dopo.
A distanza di tre decadi da quel capitolo incredibilmente sfavillante, decido di andare a Verucchio il 24 luglio 2019, per la data italiana del tour dei 30 anni di Mlah. Inspiegabilmente l’evento non è stato molto diffuso. Arrivo nel pomeriggio, e con me ci sono le stesse persone che condivisero la transenna al Calypso.



Per effetto di una fantastica combinazione planetaria, incontriamo Les Négresses Vertes nel locale in cui pranziamo. Li saluto come fossero vecchi amici, ma lo stupore non sembra solo mio, sembrano stati colti di sorpresa dal nostro calore genuino. Mi cadono gli occhiali da sole, scivola una lente, scivola una lacrima di lieta commozione.
Torniamo in piazza per assistere al soundcheck, e questo antipasto musicale ci rende subito chiaro cosa ci aspetta la sera. Terminate le prove, continuano le congiunzioni astrali, Stéfan Mellino ci raggiunge, si siede con noi sul sagrato della chiesa Collegiata. Così gli raccontiamo che veniamo da Milano, del Calypso, del poster da ragazza che ha resistito alle ere musicali, ai traslochi e continua imperterrito ad essere appeso a casa mia. Gli chiedo del merchandising: “ma no, non abbiamo fatto in tempo, siamo partiti in semplicità, con 40 date ora sono triplicate”. Ci racconta di un mini documentario in preparazione, che celebra il loro ritorno sulle scene, negli spezzoni ci sono anche dei frame delle date americane, data prevista di uscita novembre 2019.

 

Questo è la seconda testimonianza della loro breve ma intensa carriera, anticipata da un ghiotto cofanetto uscito l’anno scorso, con la raccolta dei loro cd, un DVD di un concerto inedito in Islanda, il film di Hiroyuki Nakano sul tour giapponese del 1990 e tutti i videoclip; a corredo, un libro di 120 pagine con gli archivi grafici di Iza Mellino, moglie di Stéfan che da sempre ha curato foto e la grafica, corista nel gruppo. Chiedo a Stéfan della coreografia del palco, ci sono lampade colorate che riprendono il logo del loro primo album in forme e colori diversi e mi conferma “sì se n’è occupata Iza, cura lei gli aspetti grafici”. E’ una lunga chiacchierata, c’è un’atmosfera rilassata, sembra anche lui in vacanza, non ci sono tempi serrati, stress pre concerto, fretta, piuttosto il prendersi con calma quel che accade. Ci racconta di probabili date future a Torino e Milano. Gli dico di aver sbirciato le scalette delle date precedenti, in alcuni concerti hanno suonato unicamente i brani di Mlah, in altri più di 20 pezzi. Mi viene il dubbio, che paese piccolo sia sinonimo di scaletta corta. Mi tolgo l’incertezza e glielo chiedo: “No no fammi vedere… stasera questa più lunga!“ Ci salutiamo dandoci appuntamento per il concerto.



Questa giornata però è proprio nata sotto una buona stella, e mentre sono in coda con il giusto anticipo da transennista professionista, ci raggiunge Stéfan, rido con lui del fatto di volermi trovare assolutamente sotto il palco. Ci parla delle figlie, una ha la passione per la musica rock e improvvisa un air guitar per rendere l’dea. Dopo la fine del gruppo, ha proseguito con progetti personali portati avanti con la moglie, I Mellino.  “Ma com’è dopo 30 anni risuonare le canzoni de LNV?” “C’est super” mi risponde con aria felice. E’ divertente la nostra conversazione multietnica, in pieno stile Negresses, nella stessa frase passiamo con disinvoltura al francese, inglese, spagnolo e naturalmente italiano. Abbiamo tutti voglia di comunicare, al di là delle regole. Gli chiedo se prevedono un nuovo album, mi dice di no, che hanno in previsione di suonare tantissimo live, con altri gruppi. Gli domando della nuova formazione, non ho proprio cuore di aprire argomento Helno, mi parla dei 5 membri originari e di come siano bravi i nuovi musicisti, il fisarmonicista ed il batterista. Racconta con un’ombra triste del fisarmonicista precedente che ad un certo punto della sua vita ha proprio voluto chiudere con la musica. Mi tolgo un’altra curiosità, gli chiedo cosa dice Helno alla voce in segreteria dopo Zobi La Mouche, scoppia a ridere, “Ah no, quello è mio zio, che ci chiamava e trovava sempre la segreteria, ci manda affanculo!”. All’epoca non c‘era internet, le traduzioni delle canzoni erano autonome, ma la comprensione dell’argot era ovviamente ostica.



“Aspetta un attimo ti porto una cosa” si allontana e torna poco dopo con i poster della turnè, autografata da tutti. Non ho parole, le celebrazioni di questo trentennale sono iniziate al bistrot, proseguite nel pomeriggio ed ecco un regalo. Tanta umanità in maniera così spontanea mi tocca il cuore. Proseguono le chiacchere, ci racconta di aver suonato coi Modena (MCR) e poi come vecchi amici che si rincontrano, parliamo di viaggi, dei posti visitati in Francia, delle vigne dei vini pregiati e cari… fino a quando il MailTicketman ci dà l’ok, possiamo entrare!
Finalmente iniziano, è La Valse ad aprire; la parte alta del sagrato è occupata da sedie, posti in piedi per quella bassa, che si è riempita da chi da tempo aspettava questo ritorno. I brani non seguono l’ordine del disco, e non potrebbe essere diversamente, dalle prime battute si capisce che è una festa senza regole, che da subito coinvolge il pubblico multi generazionale, ben presto trascinato nei ritmi delle canzoni. Le onde sonore viaggiano su temi divertenti, dolorosi, tragicomici, malinconici, spassosi e ironici. È il mondo dei testi di Helno, che qualsiasi piega prendano sono sempre pregni di poesia. Sono certa che tutto questo tour sia un omaggio a lui, una celebrazione, che non risente di pieghe nostalgiche; certo, non c’è la sua inimitabile ed insostituibile voce, ma questi fantastici ragazzi degli anni 90 sono in gran forma, i piedi radicati nel passato, l’espressione nel presente, danno l’anima, ci sanno intrattenere coreografie, balletti, battute, canzoni suonate e mimate, quasi a far da didascalia al testo. Tutto il calore la comunicativa che spigionano gli viene restituita dal pubblico, con complicità immediata di cori, ritornelli e giochi palco- pubblico coinvolgenti e divertenti. Anche gli arrangiamenti non sono identici, ma rinfrescati ed adatti alla versione live, ne La Dance Des Negresse Vertes sono sottolineati i ritmi ska, Zobi la Mouche ha un lungo intro di Stéfan Mellino, con la sua chitarra flamenca costantemente poggiata sul cuore. Ci sono 6 chitarre diverse che cambia durante i brani. L’ossatura di batteria – basso è sostenuta dai fiati, tromba e trombone, da sempre caratterista e suono portante dei LNV assieme alla fisarmonica.


Si balla, si salta, e si prosegue anche nella seconda parte. Un’intensa sessione musicale in Face à la mer e teatralità in Famille Horoeuse c’è spazio anche per il primo singolo 200 ans d’Hypocrisie, non presente nel primo album, presentata come canzone sulla rivoluzione.
Ci salutano con il ritmo incalzante Sous le Soleil de Bodega e un saluto personale ce lo fa Stéfan che scende in transenna a baciarci e abbracciarci, un altro bel regalo assieme al poster ed al tempo dilatato che ci ha dedicato nel pomeriggio.
Questo live, formidabile, è sicuramente in gara per il mio personale trofeo di “concerto dell’anno”.
Spente le luci del palco, ci si riversa a bere nella vicina piazza Malatesta e quando il gruppo passa per rientrare in albergo, dai tavolini dei diversi bar affacciati sulla piazza, si alza un boato di urla ed applausi. Ci godiamo la brezza di Verucchio, bevendo il nostro drink, sentendoci anche noi, dopo questa immersione nel mondo Negresses, parte di questa bellissima Famille Nombreuse.

Formazione attuale
Paulus: Basso voce
Stéfan Mellino: Chitarre canto
Iza Mellino: Percussioni Cori
Matthieu Paulus: Trombone canto cori
Mich Ochowiak: tromba cori
François Cizzko Tousch: fisarmonica, piano cori
Matthieu Rabaté: batteria



Scaletta
La Valse
C’est pas la mer à boire
Voilà l’été
La Faim des haricots
Orane
Hey Maria
L’homme des Marais
La Danse des négresses vertes
Il
Le Père Magloire
Marcelle Ratafia
Les Yeux de ton père
Les rablabas les Roubliblis
Zobi la Mouche
Face à la mer
Hasta llegar
Famille heureuse
Les Mégots
200 ans d’hypocrisie
Sous le soleil de Bodega