I N T E R V I S T A


Articolo di Mario Grella

Nell’imminenza dell’apertura della European Jazz Conference che si terrà a Novara dall’undici al quindici settembre, abbiamo posto cinque domande a Corrado Beldì che con Riccardo Cigolotti ha fondato e dirige il NovaraJazz Festival e che è tra gli organizzatori della conferenza.

Ormai ci siamo, dal 12 al 15 settembre, Novara ospiterà la European Jazz Conference e, per una volta possiamo, usare il termine “evento” per il suo vero significato. Vuoi spiegare ai lettori di Off Topic di cosa si tratta?
Una conferenza internazionale che vede incontrarsi tutti gli anni, in occasione della assemblea di European Jazz Network, operatori da tutta Europa e non solo per confrontarsi sulle tematiche della musica jazz oggi. Saranno previsti incontri, workshop ma anche concerti aperti a tutti, per rendere questa conferenza pienamente vissuta da tutta la città.

Da quanto tempo tu ed il tuo staff state lavorando a questa conferenza?
Abbiamo iniziato con la preparazione della candidatura, tre anni fa, al Board di Europe Jazz Network. Sapevamo che vincere non era semplice, c’erano candidate un’altra capitale europea e un’importante città tedesca. Abbiamo proposto un concetto di EJN Conference diffusa (non in un centro congressi) e di abbinamento tra la musica, i luoghi di interesse storico e le realtà eno-gastronomiche locali, sul modello NovaraJazz. Prima di presentare la candidatura però abbiamo chiesto e ottenuto un aiuto economico, in caso di vittoria, alla Regione Piemonte e al Comune di Novara. Vincere è stata una enorme soddisfazione ma anche l’inizio di un gravoso impegno.

Quale è stata la cosa più complessa da organizzare?
La parte più complessa è senza dubbio la logistica, oltre 350 direttori artistici da tutta Europa dovranno arrivare, soggiornare, essere cibati. Per non parlare di relatori, musicisti, giornalisti e del pubblico. Onestamente non sarei stato in grado di organizzare un evento così complesso se non lo avesse preso in mano Riccardo Cigolotti, esperto in questo tipo di eventi, con cui abbiamo deciso di dotarci di una project manager e due logistic manager che abbiamo innestato sulla squadra di NovaraJazz.

Molti dei musicisti che, parallelamente ai lavori della conferenza, si esibiranno al Teatro Coccia ed in altre sedi, sono arrivati qui dopo una o più partecipazioni a NovaraJazz, non è certo una casualità. Vuoi parlarci di questo?
Per una volta Riccardo ed io non siamo responsabili della scelta artistica, tuttavia il fatto che il comitato di Europe Jazz Network e molti festival italiani abbiano deciso di portare alla EJC dei gruppi che hanno già suonato a Novara, dimostrano quanto negli anni le nostre scelte siano state attente alla creatività emergente.

Il termine “ricaduta” mi fa sempre pensare al morbillo, ma in senso figurato, quali e di quali entità potranno essere le ricadute positive per la città?
Oltre agli operatori da tutta Europa ci saranno centinaia di persone che verranno a Novara per i concerti. Questo, unito alla comunicazione, porterà il nome di Novara in tutto il mondo. Gli alberghi sono esauriti da mesi. I nostri produttori hanno un’occasione di far conoscere i propri prodotti. Per farti un esempio, tre settimane fa un gruppo di appassionati di Jazz norvegesi ha deciso di fare una vacanza di dieci giorni in Piemonte ed ha passato tre giorni a Novara. Ora però occorre uno scatto: stiamo già lavorando con Regione Piemonte e ATL per studiare pacchetti turistici che possano portare sempre più pubblico straniero al festival e magari anche in qualche fine settimana di stagione invernale. Non dimentichiamo poi il lavoro del team di Europe Jazz Network che ci ha supportato in tutto, il lavoro e le relazioni portati avanti da Enrico Bettinello in questi anni e il forte coinvolgimento di Gianni Pini, Giulia Focardi e Laura Airoldi di I-Jazz che sono una sponda infallibile per progetti di rete come questo.

Una domanda secca e una risposta secca: secondo te, Novara è una città appassionata o una città indifferente?
Vedo entrambi i casi: una stima crescente per il lavoro che facciamo ormai da sedici anni, un pubblico sempre più competente e appassionato, ma ancora larghe parti di città da conquistare. Continuiamo ad operare sul modello di un festival che lavora con passione alla partecipazione dell’intera comunità, alla crescita culturale e sociale della città.