L I V E – R E P O R T


Articolo di Luca Franceschini, immagini sonore di Alessandro Pedale

Lo hanno annunciato solo il giorno prima sulla loro pagina Facebook che questi due concerti, a Milano e a Pisa, sarebbero stati gli ultimi, oltre che del tour, anche del bassista Federico Laidlaw, che ha deciso di abbandonare la band per ragioni personali. Un fulmine a ciel sereno per i fan (e anche per gli addetti ai lavori, visto che durante l’intervista che abbiamo fatto solo due giorni prima non se n’è parlato) e immagino anche un colpo non facile per un gruppo come il loro, insieme da più di dieci anni e abituato a condividere tutto, un gruppo di amici, prima ancora che una band.

Comunque sia, questa sera c’è un importante compito da portare a termine: “Vivi per sempre” è uscito a marzo, non so che numeri abbia fatto ma i concerti in giro per l’Italia sono andati bene, hanno collezionato diversi sold out nei club e hanno fatto sfracelli nei festival (noi li avevamo visti al Woodoo a fine luglio, ne avevamo parlato qui). Che il gruppo decida già di chiudere per dedicarsi alle nuove canzoni, appare come una decisione saggia: in un mercato inflazionato come quello odierno, dove anche quella dei concerti dal vivo è una bolla che rischia di scoppiare (ne ha parlato qualche giorno fa Giovanni Ansaldo su Internazionale, tra gli altri), un comportamento ispirato a cautela, per non rischiare di fare il passo più lungo della gamba appare come quello più ragionevole.
Ad ogni modo, la voglia di Canova è ancora tanta: il Magnolia è bello pieno, non so se tecnicamente sold out ma l’affluenza è senza dubbio quella delle grandi occasioni.

Notevole poi, come al solito, la partecipazione del pubblico: “Shakespeare” e “Vita sociale”, i primi due brani in scaletta, vengono urlati a squarciagola al punto che per certi tratti la band risulta quasi coperta. Stessa cosa per la maggior parte degli altri episodi, cosa che mi ha fatto ricredere su quello che avevo scritto in precedenza: “Vivi per sempre” sarà pure un disco diverso da “Avete ragione tutti”, meno immediato, meno incentrato sui singoli, ma ha lo stesso fatto breccia nei cuori dei fan. Brani come “Domenicamara”, “Goodbye Goodbye”, “Ho capito che non eravamo” (ne è uscito un video nei giorni precedenti il concerto, composto da un collage di immagini della leg primaverile del tour), “Per te”, sono stati accolti con grande entusiasmo ed il coinvolgimento non è stato inferiore a quello fatto registrare con gli episodi più vecchi.

I suoni, come sempre su questo palco, non sono impeccabili, con le basi che spesso coprono le chitarre ed una sensazione di impasto generale piuttosto confuso. Sono comunque dettagli, perché l’insieme è assolutamente godibile e la bontà del repertorio, unitamente alla bravura dei quattro (che dal vivo sono sempre stati una macchina perfettamente oliata, è bene dirlo) assicura un concerto scorrevole e coinvolgente.
Poche sorprese, ovviamente, sul fronte della setlist, che è la solita di quest’estate, con solo “La festa”, eseguita al piano da Matteo Mobrici, a sostituire “Aziz”. Per il resto, tutta la curiosità era per quello che avrebbero combinato i due ospiti annunciati nei giorni precedenti.
Fulminacci, fresco di Targa Tenco per il suo disco d’esordio “La vita veramente”, ha eseguito assieme a Matteo la cover di Fabri FibraStavo pensando a te”, che da tempo fa parte della setlist dei suoi concerti (i due l’hanno anche appena suonata per una session su Rockit). Una strofa a testa, il cantante alla tastiera, Filippo alla chitarra, per una versione scarna ma estremamente efficace. Gazzelle invece raggiunge Matteo, che da solo si è messo ad intonare “Nmrpm”, dopodiché, con la band al completo, esegue “Quella te”, salutando poi i presenti con un sibillino “Ci vedremo più presto di quanto non crediate”.

È una data importante, significativa per tanti aspetti ma è bello che non si ceda alla nostalgia: si suona, canzone dopo canzone, senza spendere troppe parole (anche i ringraziamenti a tutti coloro che hanno lavorato con la band in questi mesi passano via piuttosto velocemente) e anche il saluto a Federico viene fatto in maniera essenziale: viene eseguita “Santamaria” che, come dicono, è la sua canzone preferita, e c’è un abbraccio intenso con ciascuno degli altri tre. Semplice e bello, come tutte le cose vere dovrebbero essere.
Non ci sono bis, non ci sono inutili fronzoli, si chiude, giustamente, con “Threesome”, il singolo che ha lanciato il gruppo e ancora una delle preferite nei concerti: saltano tutti e il “pa pa pa” del ritornello viene scandito a più riprese, in una sorta di rito catartico, coi presenti che non se ne vorrebbero più andare.

E invece, dopo 90 minuti abbondanti è davvero finita, le note di “Live Forever” degli Oasis invadono il palco mentre i quattro si inchinano davanti al pubblico per le foto di rito.
È stato un bel concerto, che ha confermato la bontà del progetto Canova, volente o nolente tra i più significativi nella scena It Pop degli ultimi anni. Adesso ci sarà Pisa e poi un meritato riposo. Il terzo disco sarà fondamentale, per capire se siamo veramente di fronte ad una band destinata a scrivere una pagina importante.