R E C E N S I O N E


Articolo di Cristiano Carenzi

Il nuovo disco di Willie Peyote è uscito il 25 Ottobre 2019 dopo che sono passati più di due anni da La sindrome di Toret. Questo disco è intitolato Iodegradabile perché, come ha detto lui stesso, oggigiorno la musica dura poco, come le relazioni e tanti altri fattori, proprio per questo il tema centrale del disco è proprio il tempo (come ci dice anche la voce nell’intro).

Il disco è composto da 12 brani (di cui tre sono strumentali/skit) per una durata di 34 minuti. La prima canzone dopo l’intro ha come tema centrale, l’ex governo giallo verde e come sempre colpisce la lucida ironia con cui l’autore torinese riesce ad analizzare le questioni politiche. In particolare nella prima strofa parla della posizione leghista analizzando le loro idee riguardo la legittima difesa e sulla necessità di trovare, richiamando il titolo, un mostro da accusare. Nella seconda strofa invece si concentra più sui pentastellati parlando di piattaforma Rousseau e sulla poca informazione che tentano di creare. Segue La tua futura ex moglie, brano che ha anticipato il disco in cui torna centrale la tematica d’amore con continui richiami al tema generale del tempo; anche qui possiamo trovare il cinismo di fondo che ha sempre caratterizzato i suoi testi, infatti il ritornello si conclude con: “Così perfetta se ne andrà comunque, andrai come se ne è andato chiunque”.

Tra le altre tracce che mi hanno colpito maggiormente c’è sicuramente Catalogo in cui viene trattata l’obsolescenza programmata e tutto il problema riguardo al continuo utilizzo della tecnologia nella nostra società, e come già dicevo per l’argomento politico, anche qui Willie riesce a raccontare perfettamente la situazione in cui ormai ci troviamo ad essere “parte di un catalogo in cui siamo noi stessi a vendere il prodotto”; all’inizio del ritornello troviamo la frase forse più interessante dell’album, di cui Willie ha capito il potenziale e infatti ha deciso di stampare al centro della copia fisica ovvero: “è tutto bene quello che finisce, uno nuovo mi sostituisce”. Inoltre questo è il brano che si allontana di più dalle altre sonorità del disco, con un ritornello che si apre maggiormente rispetto ad altri.

Dopo la seconda skit del disco seguono tre brani. Che peccato, Miseri e Cattività in cui si coglie forse meglio l’impronta che è stata scelta per la produzione di questo progetto. C’è infatti un allontanamento da sonorità black per spostarsi invece su suoni più tipici del rock inglese, ciò non è affatto male, anzi, è un abito musicale che a Willie calza a pennello; le tematiche invece sono abbastanza in linea sia con il disco che con la discografia generale del rapper. A queste segue l’ultimo singolo Mango, il brano che maggiormente si avvicina a livello di sonorità alla nuova generazione di rapper, mi ha colpito sentire il kick prima del ritornello, un suono inedito per l’autore in questione. Dopo l’ultima skit abbiamo la bonus track che chiude l’album: Semaforo e per l’ultima volta torna anche il tema del tempo, anche in questo caso in relazione a quella d’amore, che a suo parere è come uno spettacolo ma che non dura appunto, più del tempo di un semaforo.

Iodegradabile è uno dei progetti più graditi dal mio orecchio quest’anno, la scrittura precisa e tagliente, l’allontanamento da un suono black rende le strumentali semplici il giusto, ogni ritornello è azzeccato, e soprattutto, la tematica scelta, è un centro fondamentale della nostra società e viene trattata in maniera molto dettagliata senza risultare minimamente pesante. Insomma, Willie Peyote è una delle penne migliori in Italia ed è un ragazzo con ottimi gusti musicali, quindi che dire, anche questa volta mi ha piacevolmente sorpreso.