R E C E N S I O N E


Articolo di Andrea Furlan

C’è ancora speranza in questa terra civilizzata soprattutto dai poeti”. L’inizio è d’impatto, di quelli che fanno subito presa: l’ardente ballata L’infinito di stelle fissa le coordinate di Mina Fossati, l’album di duetti in compagnia di Mina che segna il ritorno di Ivano Fossati otto anni dopo l’annuncio a sorpresa del suo ritiro dalle scene. Le sole note del pianoforte accompagnano la voce di Fossati, “la pioggia è passata e una nuova luce si muove per me”, poi, con discrezione, si fa avanti l’orchestra d’archi e sottolinea l’ingresso della voce di Mina; il brano è toccante, l’intensità dell’interpretazione dei due artisti suscita grande emozione, il testo è nitido, preciso, “vedi che parole semplici, piccola fiamma che risplendi nell’infinito di stelle […] tutto ha un senso, c’è bellezza”.

Cosa non sempre scontata, l’incontro di questi due grandi artisti ha prodotto un risultato eccellente, sia dal punto di vista formale che da quello dei contenuti, tanto da poter dire che il tutto è maggiore della somma delle parti. La qualità della scrittura di Fossati ha un alto peso specifico, il focus volto al presente, all’indagine dei sentimenti mossi dalla passione per la vita, “c’è tanto da dire, tanto da vivere da raccontare, in questo tempo che non smette di passare”; Mina, dal canto suo, si integra alla perfezione nell’universo di Fossati con un’esecuzione di assoluto rilievo, fascinosa, ricca di nuance e colori cangianti. È interessante osservare come due personalità così forti siano riuscite a fondersi senza prevalere l’una sull’altra, ognuna al servizio della musica, quella con la emme maiuscola. In Mina Fossati scorgiamo un pensiero musicale forte che va oltre una pura esibizione di bravura, che pure riuscirebbe facilissima ad entrambi, per sondare invece la complessità dei temi trattati. L’amore vissuto, desiderato, tradito, venduto, è narrato nelle sue tante sfaccettature con gusto, ironia, spontaneità e (perché no?), un pizzico di leggerezza. Come già disse lo stesso Fossati, questa è musica leggera, “così leggera che ci fa sognare”. Il cantautore si stempera nell’interprete, e viceversa.

Se dici di no a Mina, chiedo il divorzio”. Sono state le parole perentorie della moglie a vincere le ultime titubanze di Ivano Fossati nel riprendere carta e penna e tuffarsi in questo progetto nato un paio di anni fa per esplicita richiesta di Mina, anche se in realtà i primi abboccamenti risalgono al 1997, quando però qualcosa non funzionò a livello discografico e non se ne fece nulla. Naturalmente, ammette Fossati con sincerità, “nessun musicista sano di mente le avrebbe detto di no” e, continua, “per niente al mondo mi sarei negato la gioia di scrivere questo album”.

Gli undici brani del disco sono tutti inediti, scritti appositamente da Fossati per l’occasione, una scelta decisamente apprezzabile poiché per vincere facile sarebbe stato sufficiente rispolverare le loro canzoni più famose e passare senza sforzo all’incasso portando a termine un’opinabile “operazione nostalgia” come, malauguratamente, troppo spesso accade. Invece (è proprio qui il bello) si è voluto rimettere in gioco confezionando intorno alla più grande voce espressa dalla musica italiana un vestito che le calza a pennello e sfrutta con acume le sue risorse.

I registri usati sono piuttosto vari, la forte carica emotiva delle ballate più intense e suggestive, come la già citata L’infinito di stelle o la stupefacente Luna diamante (non a caso scelta da Ferzan Ozpetek per la colonna sonora del suo prossimo film La Dea Fortuna), si alterna al divertimento acustico di Farfalle (la tintarella di luna degli anni 10?), al rock-blues latineggiante di Tex-Mex, persino ai sapori etnici de L’uomo perfetto. Il ritmo si accende nei brani più modernisti del lotto: Ladro è un corposo r’n’b trainato dall’incalzare del basso che sorregge le preziose coloriture di slide e bandoneon, il contorno rock di Amore della domenica, aperto da un efficace riff di chitarra elettrica, incornicia la morbida atmosfera creata dalle note della fisarmonica su cui si librano le voci e raggiunge il climax nell’attraente ritornello “quello che siamo è quello che vogliamo, ora”, ripetuto più volte, anche con l’utilizzo del vocoder, per ribadire così il motivo conduttore che anima il disco. L’andamento sinuoso di Meraviglioso, è tutto qui paga invece pegno a un sound più convenzionale e a uno sviluppo melodico non del tutto indenne dal “già sentito”, ma si riscatta nella magistrale interpretazione di Mina che sfoggia la sua voce con toni languidi e sensuali. Se Come volano le nuvole è il brano maggiormente debitore al Fossati colto e introspettivo, l’armonioso incedere di La guerra fredda, declinato nel serrato battibecco delle voci, è il paradigma di un duetto molto ben strutturato e convincente. Il vigoroso scandire di Niente meglio di noi due chiude il disco con un’onda di energia positiva: “guardo ancora il fiume che diventa il mare, e riflesso negli occhi ho sempre il cielo dell’estate, questa è la vita che aspetto”, è ancora tempo di credere “ai sogni che corrono più avanti di noi”.

Mina Fossati appare dunque una prova d’autore di alto livello qualitativo che mette d’accordo il cuore con l’intelletto, la seriosità (passatemi il termine) del cantautore “impegnato” con la freschezza della musica “leggera”. I due pesi massimi della musica italiana mettono in campo classe, eleganza e stile e realizzano il vademecum per affrontare il logorio della vita moderna. “È passato il novecento, con tutte le bandiere […] il mio cuore intervistato […] risponde sono qui, e per questo sono felice”. Ecco quindi l’invito alla leggerezza, “arrivano le rondini, appaiono le fate”, ad apprezzare la magia che si nasconde nella vita di tutti i giorni. Leggerezza che, attenzione, non è mancanza di profondità, ma un atteggiamento mentale che induce a guardare avanti e a credere nel futuro: “se nei giorni a venire, si affacciasse il presente, meglio di no, meglio correre ancora, meglio scattare in avanti, più forte, perché noi siamo qui, e io non ho paura”.

Avevo perso ogni speranza di rivederlo in azione, quando, a sorpresa, Fossati è tornato rinnovato nell’ispirazione e nella forma, con ancora molto da dire. Si potrebbe obbiettare che Mina Fossati non aggiunge nient’altro a quanto già fatto nella sua lunga carriera, che i suoi “capolavori” sono stati già scritti, tutto vero, ma sono convinto che sarebbe fuorviante giudicare un disco appena uscito paragonandolo ad opere entrate di diritto nel nostro patrimonio culturale. Solo il tempo potrà dire se anche questa è memorabile e le darà la giusta collocazione. Ciò non toglie che quest’album, pur negli espliciti rimandi a un passato glorioso (come potrebbe essere altrimenti), segni una linea di demarcazione proprio nei confronti di un passato da cui smarcarsi per cercare altri modelli comunicativi. Che senso avrebbe avuto (ri)ascoltare il “solito” Fossati? Per me non molto, perciò giudico molto positivamente questo nuovo prezioso capitolo e lo trovo del tutto soddisfacente sia nell’intenzione che nell’esito finale. I grandi artisti non si fermano e si evolvono in continuazione, Ivano Fossati e Mina sono qui a dimostrarlo!

Tracklist

  1. L’infinito di stelle
  2. Farfalle
  3. Ladro
  4. Come volano le nuvole
  5. La guerra fredda
  6. Luna diamante
  7. Tex-Mex
  8. Amore della domenica
  9. Meraviglioso è tutto qui 
  10. L’uomo perfetto
  11. Niente meglio di noi due