L I V E – R E P O R T


Articolo di Stefania D’Egidio

Qualche giorno fa, in occasione del Festival di Sanremo, chiedevano a Piero Pelù se davvero il rock fosse morto, come si è soliti dire, e lui rispondeva che non solo non è morto, ma addirittura si è arricchito di nuove sonorità, grazie all’aiuto dell’elettronica. Quella che è appena finita è stata, a Milano, la settimana del Black Gold Tour degli Editors, con ben due date all’Alcatraz, e quale esempio migliore si potrebbe dare di commistione tra rock ed elettronica? Ho avuto la fortuna di assistere al primo dei due concerti, lo scorso 11 febbraio: causa concomitanza con un altro evento (lo show degli Slipknot al Forum di Assago), mi aspettavo una scarsa affluenza di pubblico e, invece, già all’apertura, affidata al trio tutto al femminile delle Junodef, si faceva fatica a scorgere l’ultima fila.

Atmosfere ipnotizzanti e, a tratti, cupe per il gruppo svedese: a metà tra Bjork e Zola Jesus, la musica delle Junodef viaggia tra suoni melodici e misteriosi. Tutt’altra energia si sprigiona quando salgono sul palco Smith e soci: forti dei loro quindici anni di esperienza, festeggiano il traguardo con un tour celebrativo di tutti i più grandi successi della loro carriera, raccolti nell’antologia Black Gold. Le attenzioni, manco a dirlo, sono tutte per Tom Smith, frontman dal carisma inequivocabile: voce perfetta, mai un’esitazione, mai una deflessione, regge la scena dall’inizio alla fine.

Junodef

Si comincia con An End Has a Start, per poi proseguire a ritmi serratissimi verso le hits con cui hanno scalato le classifiche, da Frankenstein alla bellissima Papillon, con il pubblico a scandire il ritmo con le mani e il locale che si trasforma in un’enorme discoteca, pur non essendo un sabato sera.
Al terzo brano, come da policy, ci fanno uscire dal pit e mi porto verso la fine della sala; l’Alcatraz è talmente pieno che dal mio 1.60m non vedo praticamente nulla di ciò che accade sul palco, così mi concentro esclusivamente sulla musica: uno show emozionante e adrenalinico, anche quando si abbandonano i suoni elettronici a favore di quelli acustici, con Smith che, in solitaria, suona la chitarra e canta The Weight of the World, o quando si posiziona davanti al pianoforte, immancabilmente al centro del palco come nei precedenti tour.

C’è spazio anche per l’inedito Upside Down, contenuto nell’album antologico, e nell’insieme il connubio tra passato e presente si rivela una formula vincente perché in un periodo in cui faccio fatica ad individuare nuovi gruppi rock da idolatrare, non solo in Italia, ma anche al di là della Manica, dove ho sempre fatto man bassa di tutto ciò che mi si proponeva, gli Editors, con il loro stile inconfondibile, restano un punto fermo per gli amanti del genere, certa del fatto che quest’ultima raccolta di brani non sarà solo un punto di arrivo, ma piuttosto un nuovo punto di partenza verso altri traguardi.

Voto: 10/10

Setlist della serata:
01) An End Has a Start
02) Bullets
03) Bones
04) Escape the Nest
05) Magazine
06) Sugar
07) Upside Down
08) Violence
09) Frankenstein
10) Papillon
11) Ocean of the Night
12) The Weight of the World
13) Spiders
14) A Ton of Love
15) Formaldehyde
16) Life Is a Fear
17) Blood
18) Fingers in the Factories
19) Walk the Feed Road
20) You Are Fading
21) Distance
22) The Racing Rats
23) Munich
24) Smokers Outside the Hospital Doors

Junodef
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