R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Non è raro che il jazz ritorni alla terra. Sempre più spesso mi capita di ascoltare gruppi o solisti che sentono forte questo richiamo ancestrale. A ben vedere, tutta la storia del jazz è legata in maniera indissolubile alla terra, non solo per i numerosi richiami a suoni primordiali, ma anche per le sue origini storiche e sociologiche. Anche l’interessantissimo progetto del Gabriele Fava Group, una suite di otto brani dal titolo I can see the darkness fall, che allude ai riti legati al tentativo di vincere una delle paure ancestrali dell’uomo, come quella del buio, con particolare riferimento alla cultura contadina dell’Italia Settentrionale.

Nelle vesti dello sciamano, ecco Gabriele Fava al sax tenore, e con lui gli stregoni Tommaso Parmigiani alla chitarra elettrica, Giancarlo Patris al contrabbasso, Marcello Canuti alla batteria. E il bello è, che il rito esorcistico-sonoro riesce alla perfezione, perché i suoni sono assolutamente originali, l’ensemble totalmente azzeccato, e le suggestioni non mancano di certo, a cominciare da quella impalpabile che consiste nel saper far suonare il silenzio.
Il sax di Fava conduce il gruppo come una spada di luce nelle tenebre, assai ben evocate. Basta ascoltare And the Day Come per rendersene conto, con quel bel soffiare nel sax che lo fa sembrare uno strumento primitivo, così come il fragile tintinnio dei piatti della batteria di Marcello Canuti. Qualcosa di naturalmente primordiale c’è anche il Good Walkers, quando il contrabbasso di Giancarlo Patris irrompe sulla chitarra quasi salmodiante di Tommaso Parmigiani e quando il sax di Gabriele Fava sembra prendere per mano la band e trascinarla in un frenetico sabba e, il tutto, va a sfociare in un primigenio free jazz. È la seconda volta, poi, nel giro di poche settimane, che mi imbatto in lavori musicali che trattano della figura mitologica di Prometeo. Anche qui la figura del creatore dell’uomo che, secondo il mito, venne incatenato da Zeus, sembra avere un fascino ancora molto attuale; ed il brano Prometheus Bound, condotto da uno struggente e malinconico contrabbasso contrappuntato appena dal ritmo leggero della chitarra elettrica, e dal suono profondo ed insinuante del sax vagamente “arabeggiante”, sembra a mio giudizio, il pezzo migliore di tutto l’album.
Lasciatevi condurre dalle quattro ombre della copertina in questo viaggio nel mistero, mai disvelato, dell’uomo nel suo rapporto con la terra-madre.

Tracklist:
01. Wild Hunt
02. Colder And Colder
03. From The Other Hand – Part I
04. Prometheus Bound
05. From The Other Hand – Part II
06. Good Walkers
07. From The Other Hand – Part III
08. And The Day Come