R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

“Cinque anni fa, in una delle mie sortite newyorkesi, mi sono imbattuto in un libro di poesie di Sun Ra intitolato ‘This Planet is Doomed’. Avevo da poco intrapreso un tanto atteso approfondimento sulla sua figura ed ero costantemente in cerca di qualche testo che valorizzasse l’aspetto filosofico e concettuale dell’artista rispetto alle famose biografie e tante documentazioni musicali…” Così Tommaso Cappellato rispondeva ad una domanda di Enrico Bettinello, su Il Giornale della Musica, a proposito del suo ultimo lavoro. Ed è proprio sulla poesia di Sun Ra e sulle sue bizzarre teorie dei rapporti tra uomo, spiritualità e natura che si impernia l’ultima fatica discografica di Tommaso Cappellato, che si intitola If You Say You Are From This Planet, Why Do You Treat It Like You Do?.

Diciamolo subito, così ci togliamo il pensiero: magnifico disco, impreziosito dalla voce di Dwight Trible che sembra provenire direttamente dall’anima della terra (e dalla storia della musica). Un lavoro convincente dove il concetto stesso di jazz sembra sposarsi alla perfezione con una dose massiccia di elettronica, mixata egregiamente da Rabih Beaini. Apre il lavoro You are from this Planet con la voce di Dwight Trible che recita testi ispirati alle poesie cosmiche di Sun Ra, mentre sopra di lui (o sotto di lui), scorre un “rullo trasportatore” di suoni elettronici, con il piano di Fabrizio Puglisi che sembra scandire i cambi di ritmi, tempi e disarmonie. Ed è sempre la voce “megafonica” di Dwigt Trible che ci parla di mistiche oscurità, in cui toccare le stelle, in “notti trasfigurate” che hanno il sapore del jazz mistico, ma anche le atmosfere incantate schönberghiane di Verklarte Nacht. E poi Infinity, quasi uno “sprechgesang”, per restare in ambito espressionista, con il supporto della magnifica voce di Camilla Battaglia. In questa tavolozza delle meraviglie non fa eccezione The End con la voce di Trible che proviene dal profondo per cantare al cielo e dove il sax di Piero Bittolo Bon e il contrabbasso di Marco Privato sembrano trovare uno spazio di maggiore rilievo, con un rutilante e originalissimo finale “percussivo” di Tommaso Cappellato. Chissà se la scienza è davvero cambiata, come asserisce il titolo dell’ultimo brano dell’album, e chissà se la “gaia scienza” di questo magnifico ensemble, andrà a definire  una nuova categoria della musica e della musica jazz, l’hyperjazz. Guarda caso Hyperjazz è anche il nome della etichetta che edita l’album. Va ricordato infine che Astral Travel è nato come il tributo al grande pianista Harry Whitaker.

Tracklist:
01. You Are From This Planet
02. Tomorrow’s Destiny
03. Infinity
04. The End

05. Time

06. Science Has Changed

 

 

 

 

 

 

 

 

Intent