R E C E N S I O N E


Articolo di Elena Di Tommaso

Ho ascoltato l’album di Fink durante una passeggiata in solitaria, con un vento leggero a scompigliare i capelli e la curiosità di scoprire una dimensione acustica del suo lavoro già edito intitolato Bloom Innocent. Sarà stato il vento ma di certo non è bastato a regalarmi una sensazione di profonda intensità, a far sì che il mio passo fosse più leggero e che le mie spalle si aprissero per permettermi di respirare tutto il verde e il silenzio intorno.
Tutto comincia grazie all’esigenza musicale di Fin Greenall e dei compagni di band Tim Thornton (chitarra acustica, percussioni, pianoforte, voce di sottofondo) e Guy Whittaker (basso acustico fretless, percussioni, effetti, voce di sottofondo) che, avendo appena masterizzato un disco con le tracce ancora fresche che riverberano nelle loro anime, decidono di registrare nel giro di due giorni presso il JRS Studios di Berlino una alternativa ai paesaggi sonori lussureggianti della prima versione di Bloom Innocent.

La musica di Fink è sempre stata intensa ma in questa versione nuda e in questo tempo particolare che stiamo vivendo, sembra diventarlo ancora di più. Il lo-fi è corposo e senza vuoti. A corroborare tale sensazione è la sua voce potente, calda e avvolgente che è resa uguale allo strumento e che rende il suono dell’anima ancora più riconoscibile e sorprendente.
Fink si spinge oltre i limiti di un particolare genere, sviluppando nuovi metodi di comunicazione riesce infatti a mescolare e a far convivere benissimo il mondo elettronico e quello acustico, conferendo immediatezza a ognuno degli otto brani che compongono il disco.
Bloom Innocent Acoustic rispetta la tracklist iniziale e anche la copertina ha lo stesso soggetto, ma in una versione notturna.
L’inedito approccio produttivo permette alle canzoni di trovare una nuova libertà: fin dalla prima traccia si scopre una voce intensa e rassicurante che veleggia tra soul e jazz e che arriva diretta all’ascoltatore. We watch the stars si concentra per diversi minuti su voce e chitarra con una coda leggera che sembra mossa dal fluire indisturbato del vento. In Once you get a taste la rimozione degli elementi dell’elettronica dà spazio ad un approccio più immediato.
L’incipit di That’s how i see you now sembra anticipare un brano di Anna Calvi, ma poi prosegue in una sorta di mantra sostenuto dal basso che incede con fierezza fino alla fine.
La versione acustica di Out loud è stata rivisitata con un feeling nostalgico sentimentale che riporta l’artista ad un viaggio della memoria fatto di frammenti di vita vissuti nel suo quartiere di Berlino e nella sua città natale della Cornovaglia occidentale. L’avvolgente stratificazione nella traccia crea una tensione che sale fino alla fine del brano.
Il ruolo principale in Rocking Chair è riservato alle percussioni che brillano, rendendo il pezzo ancor più accattivante a livello srumentale rispetto alla versione studio. La chiusura è affidata a My love’s already there in cui prevale il tocco semplice e oscillante della chitarra ritmica.
Con questa nuova visione e col suo fare eclettico, Fink si immerge nell’essenza profonda dei brani, li osserva da una prospettiva diversa e li veste di abiti leggeri per consentire loro di sprigionare nuova energia. Le registrazioni dal vivo creano una calda atmosfera in cui la voce si fa piena e costruiscono tanti piccoli universi in cui l’artista lascia entrare l’ascoltatore che si ritrova ad abitare tempi dilatati e spazi di inattesa intensità, avvolto da una raffinata sensazione di groove e songwriting.

Tracklist:
01. Bloom Innocent (Acoustic)
02. We Watch The Stars (Berlin Session)
03. Once You Get A Taste (Acoustic)
04. Out Loud (Acoustic)
05. That’s How I See You Now (Acoustic)
06. I Just Want A Yes (Acoustic)
07. Rocking Chair (Acoustic)
08. My Love’s Already There (Acoustic)