R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Quando ho avuto tra le mani (tra le mani si fa per dire, poiché il web ha purtroppo quasi eliminato la gioia tattile di avere tra le mani qualcosa), l’ultimo disco di Federica Michisanti (mi ostino a chiamarlo disco poiché ho una certa età), mi è tornato alla mente, quasi istantaneamente, un bellissimo libro di Wassily Kandinsky ‘Punto, linea, superficie’, libro che è stato una delle colonne portanti delle teorie dell’astrattismo. Ma il bello viene dopo, quando dalle impressioni di pura percezione visiva, si passa all’ascolto di questo incantevole lavoro della giovane contrabbassista e prodotto da Parco della musica Records, uscito qualche giorno fa. 

Nelle otto composizioni che compongono Jeux de Couleurs, l’astrattismo e la sua inafferrabile libertà diventano tangibili. Un astrattismo jazz, fatto di pennellate sonore di rara intensità, anche grazie alla sinergica devozione del suo Horn Trio, che vede al suo fianco Francesco Bigoni al sax tenore e clarinetto e Francesco Lento alla tromba e filicorno. Li avevo ascoltati dal vivo a NovaraJazz nell’era pre-Covid, quando ascoltare musica dal vivo era un raro privilegio, e pochi se ne rendevano conto, ma questo è un altro discorso…
Tornando a Jeux de Couleurs è stato curioso, dopo aver indugiato con lo sguardo sulla cover, tutta punti, linee e superfici, scoprire che, i brani, in realtà, portano il nome di colori (con accenni alla filosofia Sufi e ai popoli Aka). E allora che il gioco abbia inizio. Un gioco raffinatissimo, di ricerca ed equilibrio, rigore e misura. Appare evidente che il delicatissimo meccanismo sonoro, fatto di cristalline e controllate scorribande della tromba di Francesco Lento, tenuto a bada dal sax e dal clarinetto di Francesco Bigoni, necessitino della essenziale mediazione del tocco lieve e misurato del contrabbasso di Federica Michisanti. Lo si sente in Orange, sesto colore della tavolozza, o in Purple che fa sentire quanto il colore possa essere Deep, senza dover necessariamente pensare al rock più spietato o alla grande tela di Pollock. Questa è pittura sonora per orecchie attente e spiriti raffinati, dove l’improvvisazione è sempre inserita nei “limiti di contenimento” del rigore stilistico. Come nella pittura “lirica” di Kandinsky, non si può affatto dire, “questo lo so fare anch’io”, poiché sotto ad ogni accordo e ad ogni intervallo, si percepisce la trama di una rigorosa ricerca. Un traforo musicale da vedere, oltre che da ascoltare, una tela da guardare nel suo insieme da lontano e poi da osservare da vicino, per godere del segno della pennellata sonora che lascia la sua traccia sulla tela-spartito. La “quasi-suite” finale dal titolo Improvisation Des Couleurs, riassume alla perfezione la materia sonora dipinta in tutto l’album. Non lo posso appendere tra le opere della mia piccola collezione d’arte, ma quello sarebbe il suo posto…

Tracklist:
01. Qalb – il verde
02. Aka
03. Blau
04. Purple
05. Amarillo
06. Orange
07. Weiss
08. Improvisation des coleurs