A P P U N T I  D A  N O V A R A J A Z Z


Articolo di Mario Grella

C’è chi dice che anche lo spazio può determinare la qualità della musica, in questo senso il cortile del Castello Visconteo-Sforzesco di Novara è sicuramente adatto ad esibizioni come quella di questo sabato sera, nell’ambito delle manifestazioni della rassegna Estate novarese 2020, in collaborazione con NovaraJazz Festival. Conoscendo però la tempra e le grandi qualità di questo giovane pianista, fosse qui o altrove, l’effetto sarebbe stato identico. Ma non guasta certo dire che, sotto questo cielo stranamente blu, circondati da questo maestoso edificio,  le funamboliche improvvisazioni al piano di Simone, sia che si tratti di scorribande coloristiche sulla tastiera, sia che dalla tavola armonica del piano escano quei rabbrividenti tuoni sordi che riempiono la grande corte fino a saturarla hanno lo stesso effetto dirompente.

Ed anche quando Simone Quatrana mette le mani nella pancia dello strumento per titillargli l’anima o quando qualche accenno di atonalità si frantuma e si trasforma in una melodia struggente, sembra che questo spazio sia stato da sempre luogo della bellezza anziché luogo di potere e fabbrica di sofferenza. Potere di un pianoforte e di un grande sperimentatore e ricercatore dell’anima della musica.
Con Simone Quatrana al piano, Filippo Cozzi al sax tenore, Luca Specchio al sax baritono, Mario Mariotti alla tromba, Simone Lobina alla chitarra, Luca Pissavini al contrabbasso, e Fabrizio Carriero alla batteria, ecco la seconda parte della serata con l’ormai collaudato NovaraJazz Collective (con Francesco Chiapperini assente giustificato), impegnato in un bel cimento su Duke Ellington, cominciando da una travolgente Brasilian e via a seguire con variazioni su temi noti e meno noti.

Bene ha fatto il “collettivo” a scegliere anche brani dimenticati del Duca, come Black and Tan Fantasy, smontata e rimontata con rara abilità, ma anche pezzi celeberrimi come l’intramontabile Satin Doll, torturata a dovere con  un suggestivo assolo alla chitarra di Simone Lobina, poi una Sophisticated Lady più consueta ed una magnifica ed inaspettata versione di Caravan, introdotta da un assolo di Luca Pissavini al contrabbasso e “turbata” dalla batteria di Fabrizio Carriero. Chiude il concerto un immaginifico ed intimistico African Flowers. Difficile non lasciarsi portar via da una musica così, in una bella sera d’estate che assomiglia ad una di primavera, quando la vita sembra ritornare…

 Photo © Emanuele Meschini