L E T T U R E


Articolo di Giovanni Tamburino

Il periodo dell’anno tra giugno e settembre ha un tempo tutto suo, un valore tutto suo. Qualunque ostacolo impedisca il suo forsennato svolgimento ha il peso del peccato più efferato contro natura, è un furto imperdonabile di secondi che non torneranno. Deve correre, pazzo e implacabile.

Deve correre proprio come Domenico subito dopo l’ultima campanella dell’anno, attraverso quella Longuelo così sua e così bastarda, per andare incontro all’estate in cui si sta tuffando ragazzino per uscirne uomo. Su e giù tra skate park e oratori, tra petardi e gelati sotto la pioggia, con in sottofondo i pezzi di Tedua, PSICOLOGI e altri, si snodano le avventure e le vite che sembrano incarnare una vera e propria battaglia per contendersi l’anima del giovane della bergamasca.

Domenico si troverà catapultato nel dramma della scelta tra la fedeltà ai valori dei suoi amici, induriti da quella provincia che ingoia tutto senza restituire, e un paio di occhi capaci di sbattere in mezzo a tutte le certezze un’ipotesi totalmente diversa, un’ipotesi che potrebbe far saltare in aria tutte le certezze come uno di quei petardi che fanno tremare l’asfalto.

Etichettare Giugno – già vincitore del premio Mattador 2019 come migliore sceneggiatura, pubblicato da Sperling & Kupfer e in libreria dal 16 giugno – come un romanzo di formazione postmoderno o qualcosa del genere non renderebbe per nulla giustizia al romanzo di esordio del collettivo di giovani sceneggiatori CRIU, che ha saputo dare vita ad una vicenda umana onesta, che prima di pretendere di farsi simbolo, analogia, metafora, è una vita verosimile, un’esistenza come tante e che, in quanto tale, diventa quasi corporea, reale perché capace di far sbirciare il lettore attraverso il proprio vissuto e farlo camminare al fianco dei protagonisti.

Incontrate Domenico e seguitelo tra Longuelo e piazza Duca d’Aosta a Milano, fino in città alta, respirate con lui l’asfalto rovente e quando chiudete il libro andate a mangiarvi un gelato sul marciapiede di fronte al discount dove l’avete comprato. Lì chiedetevi se, vedendolo crescere, non sarete cresciuti un po’ anche voi.