I N T E R V I S T A


Articolo curato da Mario Grella

Nello scorso mese di luglio abbiamo avuto modo di raccontare il magnifico lavoro di Giulia Damico dedicato a Thelonious Monk intitolato Spherical Perceptions.
L’uscita del video di Evidence, che vi presentiamo in anteprima, è
l’occasione per approfondire la sua conoscenza e toglierci qualche impellente curiosità (prima di tutto mia)…

Naturalmente la prima domanda potrebbe essere “Perché Monk?” Ma non è la prima cosa che vorrei chiederti. Mi incuriosisce invece sapere cosa pensi dei testi di Monk…
Tanti testi scritti sui brani di Monk sono, per me, fra i più interessanti di tutta la musica tradizionale afro-americana. Si allontanano dai tipici testi che parlano di amore o nostalgia dell’amore per avvicinarsi a un mondo più personale. Iniziano a parlare di modi di vivere, ideali personali da inseguire, riflessioni interne.
La scrittura di molti testi sui brani di Monk fu commissionata a Jon Hendrix per la realizzazione di un disco vocale che poi non si fece. Parlando di testi nel mio stile, in alcuni dei miei mi sono ispirata alla sequenza numerica di Fibonacci e in altri al racconto ad immagini più che a veri e proprio dialoghi.

C’è un modo per cantare Monk? Voglio dire, cerchi un modo “storicizzato” per interpretarlo, oppure cerchi per così dire di attualizzarlo?
Non credo ci sia un “modo” per fare musica in generale, di conseguenza nemmeno un modo giusto per cantare Monk. Forse una via, la via dell’immaginazione, dell’ascolto, dell’approfondimento. Mi prefiguro di seguire un pensiero sonoro per me importante cercando di rispettare la mia personalità e il mio percorso di vita. La cosa più importante è farlo tenendo bene a mente il gigante musicale che è Thelonious Monk, fonte di ispirazione per tutta la musica. In questo caso io con Lorenzo Blardone, Carlo Bavetta, Andrea Bruzzone, Edoardo Casu e Marco Taraddei abbiamo creato un tessuto sonoro calzante alla nostra pelle.

Dopo Monk, credi che nel tuo percorso musicale ci sia posto per qualche altro “tributo” e comunque, se non ci fosse, quali sono i jazzisti del passato che hanno maggiormente influenzato la tua formazione?
Dopo questo album vorrei lasciare molto più spazio alla mia musica, di conseguenza non prevedo tributi ma album di musica originale.
Voglio sicuramente, in ogni caso, continuare ad approfondire la musica di Monk come anche le linee vocali classiche e le sonorità vocali contemporanee (di varia matrice).
I jazzisti che hanno maggiormente influenzato la mia formazione sono davvero molti ma sicuramente posso citare Duke Ellington, Betty Carter, Miles Davis, Carmen Mc Rae, Charles Mingus, Billie Holiday, Cecil Taylor, Bill Evans, Anita O’ Day, Jeanne Lee e mi fermo qui solo per non fare un elenco infinito.

Ad una giovane musicista si chiede sempre quali sono i progetti per il futuro (quello prossimo e quello meno prossimo), posso chiedertelo?
Come dicevo, il progetto prossimo è quello di far uscire l’album con miei originali. Aggiungo anche che lavorerò su idee sonore da inserire nell’esibizione live, dal concerto in solo alle grandi formazioni.
Ho appena terminato un’importante esperienza a Roma, presso la Casa del Jazz, che è stata grande fonte di ispirazione. Il progetto, ideato e diretto da Paolo Damiani, si chiama “Orchestra Aperta, la conduzione chironomica”. Si è trattato di 19 intensissime giornate condivise con altri 8 musicisti selezionati da tutta Italia. Abbiamo provato mattina e pomeriggio alla ricerca di un suono orchestrale e siamo stati condotti dai Maestri Paolo Damiani, Daniele Roccato, Tonino Battista e Ambrogio Sparagna. Abbiamo potuto lavorare sulle nostre composizioni e conduzioni ribaltando o accogliendo le logiche musicali seguendo i principi dell’ascolto, del flusso e delle musiche contemporanee. Sarà sicuramente un’indelebile crescita musicale che mi accompagnerà sperando che anche il progetto abbia lunga vita.
Il progetto meno prossimo sarà sempre quello di dedicarmi alla ricerca musicale, approfondire quest’arte in tutti i suoi aspetti e mi auguro per sempre.

Dove e quando, emergenze sanitarie permettendo, potremmo sentirti dal vivo?
Infatti parliamo del mese di Ottobre perché andando più avanti le certezze svaniscono sempre più. Il 10 Ottobre avrò il grande piacere di far parte della rassegna musicale del Torino Jazz Festival dove porterò proprio questo progetto in sestetto appena registrato, saremo alla Rabezzana di Torino dalle h19. Il 3 Ottobre sperimenterò con Andrea Marinelli ed Enrico Degani alla Cascina Fossata per il Salt Art Fest e il 31 Ottobre faremo, io e il contrabbassista Carlo Bavetta, un duo acustico durante la rassegna “Il Jazz va a Corte” del Moncalieri Jazz Festival.

In ultimo, ma non sicuramente per importanza, parliamo del video, raccontaci come è nata l’idea e come si è sviluppata la sua realizzazione…
Ho avuto davvero molte idee per l’uscita di questo album e naturalmente sono riuscita a realizzarne nemmeno la metà! Tutto è nato durante due chiacchiere con il musicista/videomaker Luca Giglio in arte Onyricon, gli stavo spiegando come doveva essere la copertina del disco: una mia immagine tutta tagliata a piccoli e grossi quadrati di dettagli sparsi e rovesciati nell’insieme. Gli ho anche detto che nel videoclip precedente avrei voluto inserire dei visual. Avevo già collaborato con Luca a livello musicale ma sapevo che oltre a creare musica elettronica sperimentale è anche un videomaker che proviene dall’università del cinema e collabora con la realtà della scena indipendente italiana, ho quindi deciso di affidare a lui Evidence. L’idea è nata dalla sua mente come una sorta di commedia noir, Luca ha puntato sull’estetica dandogli quella modalità dei videoclip tipici degli anni ’80, alla Anton Corbjin per intenderci, famoso per aver girato molti video dei Depeche Mode. Sono presenti anche molti riferimenti al cinema di David Lynch, Luca ha questo stile “retrò”, non gli piacciono le immagini super pulite e ultra digitali.
Il videoclip racchiude dentro di sé un altro video. Due storie, un film proiettato girato in pellicola 8mm e l’interno di questo cinema surreale dove gli spettatori siamo io e Luca stesso.
Esistono due versioni, questa è la Short Version, ci sono infatti alcune scene prima dell’inizio del pezzo e subito dopo i titoli di coda che verranno giustificate quando pubblicheremo la Long Version.
La sua realizzazione invece è avvenuta in totale armonia nella bellissima casa/baita del batterista Mattia Barbieri, immersa in un affascinante bosco del pinerolese. Luca è molto calmo durante le riprese, ti dice poco a proposito di quello che devi fare, lascia molto spazio all’improvvisazione, gira come se stesse già montando…