R E C E N S I O N E


Recensione di Mario Grella

Se la pandemia è costata centinaia di migliaia  di vittime, per guardare alla sola Italia, è anche vero che questa immane tragedia ha coinciso con un periodo di straordinaria creatività. A tale proposito mi pare che questa produzione di dischi, ma credo anche di libri, di poesie e persino di film concepiti durante il lock down o comunque durante questo lungo periodo di sofferenza, siano di notevole interesse. “È l’elemento maschile della Storia che feconda l’elemento femminile della creatività artistica” avrebbe potuto dire Benedetto Croce. Certo della pandemia ne avremmo fatto anche a meno, come avremmo potuto fare a meno di guerre, conquiste, dittature e sciagure varie; tuttavia è innegabile che da queste sofferenze l’arte, in senso lato, ne abbia tratto ispirazione, stimolo, incitamento. È stato così anche per il bel disco della contrabbassista Silvia Bolognesi e del suo ensemble Young Shouts, uscito ai primi di ottobre per l’etichetta Fonterossa Records dal titolo A Frame in the Crowd.

Non so se i suoi dischi, usciti prima della pandemia, fossero della stessa qualità delle produzioni influenzate dal passaggio della “Luna nera” – Covid 19, ma quello che è certo, è che tutto il materiale sonoro accomunato da questo comun denominatore, mi è sembrato più “sentito”, le riflessioni sonore più profonde e più intime, certamente meno attente all’aspetto consumistico o alla spettacolarizzazione. È capitato anche per altri dischi e dubito che si tratti solo di una mia impressione.

Come faccio spesso, nell’ascolto non seguo l’ordine con cui i brani sono presentati ed infatti ho cominciato dalla fine, da quel A Frame in the Crowd che dà il titolo all’album. Non mi sbagliavo: fortemente interiore, sentito e pensato, persino meditato, a cominciare dalla bellissima voce introspettiva e animistica di Emanuele Marsico che, come in una preghiera, porta con sé l’ensemble guidato da Silvia Bolognesi, con il magnifico e “monologante” sax di Attilio Sepe e la tromba meditabonda dello stesso Marsico, che accompagna i testi autoriflessivi da lui intonati. Nel viaggio a ritroso, il penultimo brano Dyani è un ritmo seriale, giocato tutto attorno a pochi accordi del contrabbasso di Silvia Bolognesi, coi quali si compone il prezioso ricamo dei fiati e della batteria di Silvio Bolognesi. Unknow Friend sembra essere più corposo, mentre nel precedente Gallina mi pare ci sia più spazio per la sperimentazione elettronica, sempre e comunque molto misurata. Snap, il secondo pezzo del disco, propone al suo interno, una vera e propria, seppure breve, canzone e nel complesso si tratta di un brano gradevole con un’idea molto originale. E così, nel mio mondo capovolto, siamo arrivati all’inizio, col primo brano che si intitola Kick Him Out: un ordinatissimo caos, misurato e senza sbavature che mette in guardia su cosa ci sarà da ascoltare nell’album, ovvero un jazz gradevole, sostenuto da tromba e sax, con un contrabbasso in bella evidenza e con inserti vocali pregevoli che, qualche volta si affrancano dal “continuum musicale” e più spesso ne fanno parte.

Silvia Bolognesi, grande ammiratrice di Bessie Jones, ne assorbe l’ispirazione gospel e folk, ma sa tradurla in qualcos’altro ed è proprio questa manipolazione della materia sonora assimilata ed interiorizzata a fare di Frame in the Crowd un disco sobriamente intrigante e godibilissimo.

Tracklist:
01. Kick him out
02. Snap
03. Gallina
04. Unknown friend
05. Dyani

06. A frame in the crowd