R E C E N S I O N E


Recensione di Arianna Mancini

Ritrovarsi sospesi in gravitazione libera, alla deriva fra lo spazio ed i fondali marini mentre cerchi di disinnescare un ordigno che sta per esplodere con il timer che segna pulsante ed inesorabile il suo scorrere verso l’ora 00:00, in cui avverrà la deflagrazione. Può essere sommariamente descritto così lo stato d’animo, per lo meno il mio, che mi accingo a mettere in forma scritta le fascinazioni d’ascolto di Nouvelles Aventures, ultimo album d’inediti dei Calibro 35. Come si può dare una forma scritta a questo magma strumentale in continua mutazione fra funk, jazz alternativo, rock progressivo, psichedelia, space rock e contaminazioni elettroniche? Un sound cinematico, mutante ad ampio spettro in cui le uniche parole sono quelle dei titoli dei brani e l’altro collegamento visivo è la veste grafica dell’artwork. Un disco denso di riferimenti letterari, musicali e cinematografici. È una sfida titanica, occorre abbandonarsi all’ascolto, aprire tutti i sensi e tentare di catturarne la visione ad occhi chiusi. Tentare…noi ci proviamo.

Siamo al cospetto di un altro avvincente capitolo della saga Calibro 35, dopo gli allori dei recenti trascorsi (calibrati da un’acrobatica doppietta fra la colonna sonora della serie Blanca e la maestosa opera dedicata a Morricone) e le vicissitudini accadute all’interno della formazione, “l’Eteretaco” Calibro è partito per “Nuove Avventure”. Ed è così che Enrico Gabrielli, Fabio Rondanini, Massimo Martellotta e Tommaso Colliva, con il bassista Roberto Dragonetti, si sono ritrovati negli studi dell’Auditorium Novecento di Napoli per registrare l’album; è la più antica sala di registrazione italiana, precedentemente sito della Phonotype Record, la prima casa discografica sorta in Italia che fabbricava anche autonomamente i dischi. Un luogo così carico di energia e storia sembra proprio il posto giusto per concepire un nuovo lavoro che possa rinnovare ispirazioni, sincronizzare gli intenti, fomentare sperimentazioni e vivere nuove avventure.

Per introdurci alla conoscenza del nuovo nato di casa Calibro 35, la band ci svela gli indizi che si celano dietro alla scelta del titolo e che sono alla base del processo creativo: “Dopo un paio d’anni intensi e pieni di stimoli, avevamo una gran voglia di fare musica nostra. Per farlo abbiamo lasciato casa per chiuderci in una capsula spazio temporale – splendida come Auditorium Novecento – e siamo partiti. Ne sono venuti fuori una serie di viaggi musicali in cui abbiamo canalizzato tutte le esperienze artistiche ed umane vissute fin qui. Come nei viaggi di Verne, immaginari e straordinari, abbiamo esplorato luoghi lontani dove non eravamo mai stati ma ci è capitato anche di tornare senza accorgercene in lidi più familiari per scoprirli con occhi nuovi. Abbiamo rubato il titolo ‘Nouvelles Aventures’ a György Ligeti proprio perché dopo quindici anni a costruirci per quello che siamo, eravamo pronti per nuove avventure.”
L’Artwork, suggestiva opera di SoloMacello (al secolo Luca Martinotti), si materializza in un’esplosione di colore, il rosso domina incontrastato ed in questo tumulto cromatico si alternano puzzle di immagini che ritraggono abissi, cieli, orologi e grattacieli; universi paralleli popolati da creature fantascientifiche e bestie immaginarie, un mappamondo, un telescopio, barche a vela in preda ai flutti marini e piccole indistinte figure umane.

Una nuova avventura che pulsa travolgendoti con dieci brani, partiamo per una destinazione ignota senza né coordinate di crociera né certezza di ritorno. Inizia il viaggio, ci immergiamo e Apnea ci risucchia in un Blue Hole. Lenta discesa in sonorità fluide, l’intro di piano contornato di riverberi funge da disconnessione con la superficie e la sezione ritmica si unisce come per dare compimento alla discesa. Synth e suoni effettati sembrano un richiamo di creature marine, poi il brano riprende quota con ritmiche più sostenute come per simulare un viaggio a bassa quota. Siamo lontani dal mondo reale, in una liquefazione elettronica che desta mostri marini e vegetazioni danzanti. Continuiamo a procedere alla deriva varcando altri lidi ignoti ed Extraordinaire, primo singolo estratto dall’album, è un’odissea sonora multi-stratificata. In quei suoi circa sei minuti di scorrere accade di tutto. Il brano vive di una strutturazione scientifica e spietata passando da momenti più evocativi ed idilliaci, epopee sonore a momenti meccanici in cui esplodono miscele di fiati venuti dall’iperuranio. La velocità e la stasi si contendono la scena confluendo in un’esplosione finale. Ispirazioni che si fondono vicendevolmente: The Time Machine di H.G. Wells, De la Terre à la Lune di Jules Verne e Master Builder dei Gong, di cui questo brano è un omaggio, come suggerisce il comunicato stampa. Dai mondi surreali precipitiamo in una metropoli terrestre, trovandoci coinvolti in uno scontro fra buoni e cattivi in cui polvere da sparo e pallottole si alternano vicendevolmente. Siamo con Gun Powder, completamente catturati dal vortice della tensione del sound Calibro al 100%, impossibile star fermi e placarsi, è un’esplosione funk. Ma gli scenari mutano ancora e con Ottofante incontriamo, non so dove di preciso, una delle creature raffigurate sulla copertina. Un incrocio fra una piovra ed un elefante prende vita nel nostro viaggio sonoro muovendosi sinuoso fra bagliori post-rock, attimi di cupa tensione sincopata e jazz orchestrale, sempre fluido ma con intensi picchi corposi. Ma il mutamento è di nuovo in corso e con Dinamometro finiamo improvvisamente in una sorta di New Orleans degli abissi, in un night club subacqueo, una breve sosta per bere gin in mood rhythm and blues e funk. Potremmo trattenerci un po’ più a lungo ma si apre una botola e con Mompracem esploriamo in perfetta stasi la sensazione della velocità del pensiero e dell’immaginazione in fluidità sonore orientaleggianti senza sapere dove siamo. Improvviso movimento tellurico, e con Eteretaco veniamo sbalzati nell’etere a bordo di questo strano veicolo, in fuga da voraci predatori sulla scia di flussi sonori incalzanti e portentosi nel mood sonoro di uno spy-action movie. Ne usciremo vivi?
Novecento e Mille, che segue, è come un’esperienza sensoriale ultraterrena. All’ascolto suscita luci, bagliori, figure in metamorfosi illuminate da fulgidi riflessi. Tutto il mood sonoro fluisce in uno stato di lisergico e ipnotico abbandono. È uno stato d’animo di pura estasi sonora in continua espansione. Frutto della più illuminata improvvisazione, questo brano è la punta di diamante dell’album che nel titolo omaggia lo studio in cui è stato registrato il disco. L’incanto estatico lascia poi spazio a Bolero!, che risveglia la fisicità con uno spirito goliardico di alta qualità trascinandoci in un groove sanguigno e andaluso con Roberto Dellera che si unisce al viaggio per colorare la strumentazione con i suoi cori.
È ormai giunto il momento del ritorno, anche se l’intenzione più vivida è quella di permanere ancora in questo viaggio che vorrei non finisse mai. Milan au 30ème siècle ci conduce a casa sani e salvi, colmi di stelle nel cuore. È una chiusura perfetta con le sue rarefazioni liquide, le atmosfere immaginifiche, oniriche, destabilizzanti per la potenza ipnotica che infondono. Una melodia esatta per concludere una nuova avventura che risuonerà limpida e intatta nella memoria uditiva.  

Ci sono uscite discografiche che ti lasciano senza parole, perché lo stupore non ha criteri per essere definito. Ti rapisce e lo vivi più che puoi ed i Calibro 35, eludendo la poetica del verso scritto in funambolico equilibrio fra architetture sonore strutturate, sapienza compositiva e fulgore creativo fanno di nuovo centro suscitando sempiterne fascinazioni.  

Tracklist:
01. Apnea
02. Extraordinaire
03. Gun Powder
04. Ottofante
05. Dinamometro
06. Mompracem
07. Eteretaco
08. Novecento e Mille
09. Bolero!
10. Milan au 30èsme siècle

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