L I V E – R E P O R T
Articolo di Elena Colombo
Coroncine di fiori, gonne lunghe, sorrisi trepidanti di attesa si intravedevano tra il pubblico che il 22 giugno 2023 ha partecipato al concerto di Florence + The Machine, tenutosi all’Ippodromo di Milano. Il gruppo britannico si è formato a Londra nel 2007 e ha esordito con il primo album, Lungs, due anni dopo. I generi a cui fa riferimento sono il pop, il rock, l’indie rock e il pop barocco.
È il primo giorno degli I-Days, festival musicale che si apre con l’energia di Florence Welch, che sul palco, oltre che una cantante, è anche un’attrice, una ballerina instancabile, insomma un’artista a tutto tondo che lascia a bocca aperta per la sua versatilità. A precedere il suo arrivo ci sono le esibizioni della statunitense Sudan Archives, che con la voce e il ritmo del violino inizia a scaldare gli spettatori, e i Foals, famosa band del panorama indie rock inglese.

Tra le 21 e le 21.45, una lunga pausa per preparare il palco, o meglio, la scenografia in cui Florence canterà, danzerà e reciterà. Teli bianchi ricoprono alti candelabri, che si intravedono grazie agli effetti di luce. L’ambientazione è quasi gotica, l’atmosfera misteriosa, in perfetta sintonia con il vestito svolazzante che indossa la cantante e con il suo modo di muoversi sul palco. Florence è delicata, vivace e nello stesso tempo forte. Riesce a incanalare un’energia unica che trasmette al suo pubblico cantando, saltando, e parlando con una voce gentile che non manca di ringraziare più volte gli spettatori e l’intera città di Milano, la quale -afferma Florence- ha conosciuto prima di nascere, quando la madre era incinta di lei.
Ed è proprio sul tema di non essere una madre che il concerto comincia. Dopo Heaven is Here, segue infatti King, una canzone in cui la cantante sembra prendere atto del suo genere e delle conseguenze in termini di carriera. “I am no mother, I am no bride, I am king”: parole crude, accompagnate dal suono dell’arpa, che dal vivo è ancora più affascinante. Le seconde voci cantano in perfetta armonia e anche il pubblico comincia a muoversi a ritmo, trascinato dalla musica.

Il coinvolgimento raggiunge l’apice quando Florence scende tra le prime file, continuando a cantare e porgendo le mani ai suoi spettatori. La cantante sembra nata per esibirsi in mezzo alle persone, sorride con serenità mentre accarezza dolcemente il viso di una fan in prima fila. Il suo non è solo un concerto, è una performance artistica, in cui gli spettatori vengono trascinati dalla magia della musica e dall’energia liberatoria del ballo.
Il brano Free sembra acquisire il suo significato più completo quando viene eseguito insieme a una platea che balla e salta al ritmo di “picks me up, puts me down”. Alla fine della canzone, Florence raccoglie dal pubblico una bandiera dell’Ucraina. Segue Dogs Days Are Over, singolo dell’album di debutto Lungs, un successo che fa emozionare e scatenare tutti.
Molti tra i brani eseguiti fanno parte di Dance Fever, l’album più recente – il quinto – di Florence + The Machine, uscito nel maggio 2022. Il titolo è evocativo e al concerto non sono pochi i momenti in cui la cantante invita tutti a ballare e ad abbracciarsi, insomma a partecipare nel più profondo e vero significato della parola, che deriva dal latino pars e capere, cioè prendere parte. Questo coinvolgimento si esprime in modi diversi: l’artista chiede prima di togliere i cellulari e di tenersi stretti ai vicini, poi invita tutti ad accendere le torce, che illuminano l’ippodromo come tante piccole lucciole.

L’atmosfera del concerto è serena, ottimista e ricca di gratitudine. Florence ricorda la fortuna che abbiamo oggi di poter ascoltare nuovamente i concerti dal vivo – Dance Fever è stato scritto durante la pandemia – e insiste sull’importanza del supporto vicendevole. “Hold on to each other” sono le parole che pronuncia prima parlando e poi cantando, nel brano June, una canzone perfettamente adatta alla serata estiva, così vicina al solstizio d’estate. Florence sembra quasi una sacerdotessa di un rito mistico, fatto di corone di fiori e vestiti svolazzanti. Prima di cantare Never let me go, tratto dal secondo album Ceremonials, Florence chiede che la notte sia una “Resurrection of Dance”. E i sorrisi soddisfatti e stanchi per il tanto ballare a fine concerto sono una prova che lo è stata davvero.

Scaletta concerto:
Heaven Is Here
King
Ship to Wreck
Free
Dog Days Are Over
Dream Girl Evil
Prayer Factory
Big God
June
Hunger
You’ve Got the Love
Choreomania
Kiss With a Fist
Cosmic Love
My Love
Restraint
Never Let Me Go
Shake It Out
Rabbit Heart (Raise It Up)

N.B. foto da web






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