R E C E N S I O N E


Recensione di Elena Colombo

Il rosso è il colore della passione, della vivacità, ma anche del dolore e del sangue. È il colore dei capelli di Florence Welch, voce di Florence + The Machine. Ed è anche il colore che rappresenta il suo ultimo album, Everybody Scream, che contiene tutti gli elementi indicati poco fa. Un disco che racchiude l’energia tipica di Welch e che ribalta la visione di una femminilità debole rivendicandone la potenza, con gesti teatrali che non ricadono mai nel banale.

Comincia proprio con il rosso acceso il videoclip di Everybody Scream, canzone che introduce l’album omonimo. Rossi sono i tacchi e il vestito di Florence, che risaltano in modo evidente sulla sua pelle diafana. Anche il paesaggio circostante, una distesa di erba e arbusti verdi tipicamente anglosassoni, contribuisce a far emergere ancora di più questo colore – e quindi la figura della cantante, che ben presto viene circondata da un gruppo di ballerine che urlano in modo spaventoso. Urli che sono in realtà le voci del coro che accompagna Florence, mentre il ritmo della batteria rende la loro camminata spedita e vivace. Mi soffermo sul videoclip, diretto da Autumn de Wilde, perché credo che renda molto bene l’estetica dell’intero album: troviamo elementi inusuali, come un cavaliere che cavalca al contrario, scene all’interno di un pub in cui le persone tremano, come possedute, mentre le donne – o meglio, le streghe – pronunciano i loro sortilegi. L’invito è a urlare, a cantare, a liberarsi da tutti i freni inibitori e a essere possedute solo dalla propria passione. Insomma, una canzone che in concerto farà certamente scatenare tutta la platea.

La presenza delle streghe è una costante in questo album, che non a caso è uscito proprio il 31 ottobre 2025, il giorno di Halloween. I riferimenti al mondo della magia sono molto espliciti, come nel caso di Witch Dance, una danza delle streghe fatta di ritmi e suoni animaleschi che si fanno angelici (complice l’arpa, strumento ampiamente usato da Florence + The Machine), per poi tornare spaventosamente selvatici. Florence vuole mordere la vita, e lo fa con forza e senza compromessi: “It tastes like life. I twist, I bite”. Anche in Sympathy Magic troviamo un’esplicita allusione alla magia. In questo caso, i ritmi sono più costanti, mentre i suoni racchiudono un crescendo che esprime tutta la rabbia di Florence: “I do not find worthiness a virtue. I no longer try to be good. It didn’t keep me safe, like you told me that it would” (“Non ritengo che la rettitudine sia una virtù. Non cerco più di essere buona. Non mi ha protetta, come mi avevi detto che avrebbe fatto”). La cantante si rivolge al vento come a una divinità che le permette di esprimersi in tutta la sua libertà, aprendo le braccia e accogliendola per come è. Un testo poetico, accompagnato da una sonorità resa magica da un uso sapiente dei sintetizzatori e dei vocalizzi (di cui Florence è Maestra). Il coro fa il resto. Tornerà sul tema anche in The Old Religion, dove esprime la stanchezza di essere sempre educata e rispettosa. Pochi accordi ripetuti, un testo potente in cui dice addio alla “vecchia religione” fatta di sensi di colpa, per chiedere libertà per il proprio corpo e per sé stessa.

Il corpo femminile è un altro tema centrale in questo album, il sesto in studio per i Florence + The Machine. Il motivo è legato anche a una vicenda personale della cantante. Nel 2023, durante il tour del disco Dance Fever (di cui avevamo scritto qui), ha infatti avuto un aborto spontaneo che ha rischiato di ucciderla. Ha purtroppo fatto esperienza di una gravidanza extrauterina, che si presenta quando l’ovulo fecondato non si trova, come dovrebbe, all’interno di una delle cavità uterine, bensì in una delle tube di Falloppio, dove non può sopravvivere. È una condizione molto rischiosa per la donna che lo ospita, e Florence ha dovuto subire un delicato intervento chirurgico. “Più ero vicina a dare la vita, più mi avvicinavo alla morte”, ha ricordato in un’intervista. Eppure, nonostante la serietà delle sue condizioni cliniche, poco prima Florence aveva comunque cantato in Cornovaglia, sottostimando la gravità della situazione. La cantautrice rielabora quanto accaduto in One of the greats, dove fa un’analisi della propria carriera e delle difficoltà di essere una donna nel mondo della musica, un tema già presente anche in King, nell’album precedente, che risulta qui ancora più accentuato. L’industria della musica è infatti costruita sul modello maschile, che richiede continue prestazioni e che può essere sfibrante. Si tratta di un mondo che non lascia spazio ai ritmi del corpo femminile, e tanto meno alla maternità. Quando si è “too feminine to funcion” (“troppo femminee per funzionare”), ma si deve comunque performare, la fatica è doppia. Florence non intende tacciare le donne di debolezza, ma anzi esaltarne la fatica e denunciare il fatto che per gli uomini essere musicisti è più semplice: “It must be nice to be a man and make boring music just because you can” (“Deve essere bello essere un uomo e fare musica banale solo perché puoi”). Parole cantate accompagnata da una chitarra che dà un tocco quasi western. Nel videoclip, un semplice long-take di Florence che indossa uno smoking e occhiali scuri, fumando un sigaro mentre è seduta sui sedili bianchi di un taxi. Un’estetica che mi ha ricordato i film di Tarantino.

La riflessione sulla corporeità torna anche in Kraken: un titolo che già di per sé evoca una creatura mostruosa, potente. La canzone ha un tono più allegro, mentre le parole raccontano di un corpo che si trasforma, e che diventa alieno a sé. In quest’album c’è spazio anche per l’amore, di cui canta con delicatezza in Music by Men, dove esplora le sfide di una relazione a lungo termine, e dell’importanza del “compromesso”, un “nuovo concetto che non avevo mai provato”. Simile è And Love, canzone che ricorda come l’amore possa essere diverso dalle aspettative. Tuttavia, quest’ultimo brano parla anche di una pace che sta arrivando, una serenità attesa e desiderata, incarnata dai giri di arpa e dal pianoforte in sottofondo.

Ci sarebbero ancora tante cose da dire su Everybody Scream. L’animismo di Perfume Milk, che alterna le immagini dell’alternarsi delle stagioni e quindi della vita sulla Terra, i ritmi ancestrali di Drink Deep, dove Florence racconta le proprie difficoltà con l’alcolismo, il dolore della perdita in You can have it all. Un album profondo, a mio parere leggermente meno innovativo rispetto al precedente dal punto di vista musicale, ma comunque intriso di poesia e misticismo. Il disco, prodotto negli ultimi due anni con una cerchia ristretta di collaboratori, tra cui Mark Bowen degli IDLES (che appare nel video di “Everybody Scream”), Aaron Dessner e Mitski, è disponibile in tantissimi formati, dal digitale alla musicassetta. E per chi fosse interessato a vedere Florence dal vivo, non perdetevi il concerto per gli I-Days: appuntamento il 3 luglio 2026 all’Ippodromo Snai di San Siro, a Milano.

Tracklist:
01. Everybody Scream (4:05)
02. One of the Greats (6:32)
03. Witch Dance (4:24)
04. Sympathy Magic (4:29)
05. Perfume and Milk (4:08)
06. Buckle (3:23)
07. Kraken (3:50)
08. The Old Religion (3:40)
09. Drink Deep (3:51)
10. Music by Men (4:31)
11. You Can Have It All (4:00)
12. And Love (2:45)

Photo ©️



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